Archive for the ‘Tele-Iniezioni’ Category

La maledizione di Arnold

Posted on Gennaio 28th, 2010 in Tele-Iniezioni | 1 Comment »

Sembra un titolo di un film horror anni ‘80, di quelli in cui la cosa più truce erano i capelli cotonati delle attrici e i pantaloni corti e a sigaretta e il giubottone che costituivano la divisa del protagonista. Leggendo invece questo lancio Ansa, si ha la netta sensazione di aver a che fare con un soggetto di Elmore Leonard e subito viene spontaneo mostrare il labbrone e modificare così la celebre battuta del piccolo Arnold - Che cazzo stai dicendo, Willis?

I fratellini protagonisti della fortunata serie tv Il mio amico Arnold non hanno avuto una vita fortunata come il loro telefilm. Gary Coleman, l’attore che interpretava il piccolo Arnold, arrestato per non essersi presentato ad un’udienza in tribunale dove era accusato di violenza domestica, era già stato condannato, nel 1999, a 90 giorni di carcere, con la condizionale, per aver picchiato una donna che aveva chiesto il suo autografo. E nel 1990 aveva denunciato i genitori adottivi sostenendo che avevano sottratto molti soldi al suo conto bancario. Peggio è andata a Dana Plato, che interpretava la sorellastra bianca Kimberly, morta nel 1999 di overdose, all’età di 34 anni. La ragazza aveva già dovuto lasciare prima del tempo il telefilm perché rimasta incinta. Nel 1991 era stata arrestata per aver rapinato un videoclub di Las Vegas. L’anno dopo era stata condannata per aver scritto una ricetta medica falsa per mille dosi di Valium: un mese di carcere e altri cinque anni di libertà controllata e la perdita della custodia dei figli. Anche Todd Bridges (che interpretava il fratello di Arnold, Willis) era finito nel tunnel di droga e alcol ed è stato condannato per porto abusivo di armi e per aver accoltellato un suo inquilino. Nel 1989 è stato processato ed assolto per il tentato omicidio di uno spacciatore.

A(f)Fondi

Posted on Ottobre 24th, 2009 in Bassitalia, Megafono, Rassegna stampa, Tele-Iniezioni | 3 Comments »

La storia di Fondi è uno dei tanti casi di esportazione di un prodotto D.O.C. o I.G.P.: la criminalità organizzata. Uno sconfinamento in termini di km non certo vertiginoso: dalla provincia di Latina, per raggiungere la Campania non ci vuole certo un Concorde.

I nodi sono venuti al pettine già questa estate. Ballarò ne ha riassunto gli sviluppi nella puntata del 20 ottobre.

Servizio cui fa eco la puntata di questa notte dell’approfondimento del Tg3 condotto da Maurizio Mannoni, intervistando alcuni abitanti di Fondi che negano la presenza della mafia nella loro cittadina sventolando lesa dignità. Non è un atteggiamento che mi stupisce, non è la prima volta che lo vedo manifestarsi. E’ solo una questione di favole di frontiera: fuori dai confini di Bassitalia la mafia non esiste. Cazzate.

L’Italia è un paese che più unito non si può, non solo dalle mafie, ma dalla solita stolta, cafona, ignorante, meschina assenza di una minima etica civile.

Un cittadino onesto - di Fondi, come di ogni altro comune dove la mafia posi il suo alito sulfureo - non nega l’esistenza di un fenomeno palese come un’infiltrazione criminale esplosa in un caso giudiziario. Non chiedo che voglia vederci chiaro e a tutti i costi ma che, come minimo, se ne rammarichi. E il rammarico non è certo un sentimento da eroi dell’antimafia, non dico da cittadini di uno Stato civile e democratico, ma da uomini con un minimo di amor proprio.

Tele-Iniezioni #0

Posted on Agosto 9th, 2009 in Tele-Iniezioni | 1 Comment »

Più o meno da quattro anni vivo da solo ed è da altrettanto tempo che ho perso contatto col Grande Capezzolo: mesi e mesi in cui la televisione, per me, non è quasi esistita. Nessuna presa di posizione radicale, nessun mantra ideologico, solo la fottuta vita quotidiana. Niente di più, niente di meno. Confesso senza pudore che non ne ho sentito la mancanza.

Ogni tanto - moooolto ogni tanto, direi più di rado - si sente parlare di manipolazione televisiva, mentre sono stati scritti miliardi di saggi su questo o quell’argomento della sociologia delle comunicazioni. Non mi invento nulla che non sia stato scritto. Ne ha parlato con autorevolezza anche Pier Paolo Pasolini, come ne La Rabbia, in cui definisce gli spettatori della televisione italiana (allora agli albori) come “milioni di candidati alla morte dell’anima”:

“Sperimentano modi per dividere la verità e per porgere la mezza verità che rimane attraverso l’unica voce che ha la borghesia per parlare: la voce che contrappone un’ironia umiliante a ogni ideale, la voce che contrappone gli scherzi e la tragedia, la voce che contrappone il buonsenso degli assassini agli eccessi degli uomini miti”.

La borghesia di cui parla Pasolini è bella che svanita da un po’, forse ha perso quell’identità definita dal marxismo. Ad ogni modo, quelli del poeta sono indizi che portano a una sorta di vera e propria teoria della contraddizione, sottolineata con forza da Guy Debord nell’analisi della Società dello Spettacolo: ” Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso”. In estrema sintesi, l’ultimo e definitivo atto di paraculaggine, il cardine del nostro vivere quotidiano nell’amnio dei media: affermare e negare tutto e tutto in una volta.

Pasolini e Debord hanno visto molto più in là del loro naso, individuando il nocciolo della questione senza averlo sperimentato a lungo; la loro analisi, provenendo dal loro tempo (entrambi erano nati negli anni in cui la televisione era poco meno di un incubo e poco più di un sogno), mancava di quell’esperienza diretta e dell’esposizione costante del cervello di gente nata dopo di loro, persone nate in piena era televisiva. Alfiere di questo nuovo pionierismo dei media è stato sicuramente Blob. Personalmente (e diversamente da Ghezzi&co) sono nato nel periodo in cui il colonialismo catodico era ormai diventato più che esteso, quegli 80’s in cui la leggenda narra che avessi espresso desiderio di venire alla luce provocando le doglie a mia madre nel bel mezzo di una puntata di Dallas.

J.R. me è testimone: non c’è niente di meglio che di un periodo di assenza per guardare città familiari con occhi diversi. Ed ecco l’idea di un rapporto dalla terra dei morti viventi, un mondo in cui l’epidemia si trasmette sulle frequenze delle Tele-Iniezioni.

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#0 Target: Generazione Seriale
L’estate sta finendo / pa para para pappa / e un anno se ne va / pa para para pappa / sto diventando grande / pi piri piri pippi / lo sai che non mi va-a-aaaa… Sentiti così, i Righeira sono molto di più di un gruppo “monohit”, sono la terribile testimonianza di come la mia generazione stia migrando verso categorie commerciali diverse. Siamo passati dal drogarci di Fruttolo a essere dei tristi trentenni pseudo-mucciniani, lagnosi, incapaci, stupidi fino al midollo.

Facciamo parte di un target diverso, ora.

Dicevo che l’estate sta finendo e, come vuole la tradizione, in edicola spuntano le collezioni più disparate: velieri, cimeli nazisti, francobolli dell’Angola e via dicendo, ognuno pensato per cullare la depressione post-ferie dell’italiano medio. Per la serie: “Stai per tornare a schiattare al lavoro, ma non pensarci, amigo, sarà cura nostra farti svagare a dovere”. Con inquietudine vedo che ora appaiono in edicola le collezioni di dvd di serie televisive anni 80, tipo MacGyver e La donna bionica, per la serie: “Ti ricordi quando ti rimpinzavamo di Fruttolo, eh old boy, siamo sempre noi. Stai per tornare dalle ferie ma non essere triste, ti prego. Ti ricordi del vecchio Angus MacGyver? Se al ritorno dalle vacanze trovi una perdita, te la sistema lui con uno stuzzicadenti e un po’ di sputazza. Non essere triste, dai! Questa collezione ti tirerà su! Non perdere l’appuntamento in edicola!”.

Nascere, crescere, invecchiare e anche morire sono solo cambi di target, my friend, la biologia è roba da raccolta indifferenziata.