Ecco uno dei tanti motivi della mia assenza da queste pagine: Hyper Next, il nuovo blog connettivista.
Drowned Word resta in piedi, anche se andrà rivisto.
Ci leggiamo di qua o di là. O su tutti e due.
Ci siamo! Finalmente online il terzo numero di Next-Station.
Per quel che mi riguarda, posso solo sperare che Poe mi perdoni…
Questo di Caryl Férey — francese, classe ‘67 — non è un un romanzo sul leader dei Clash, la band che ha fatto la storia del rock e della musica. Il protagonista è l’irlandese Mc Cash, ex IRA, ex poliziotto, ex marito e quasi orbo (ha un occhio schiantato dal calcio di un fucile ai tempi della sua militanza politica e l’altro con un residuo visivo di pochi decimi); un duro di come non li fabbricano più, ridotto apparentemente a un rudere deambulante.
[Continua su ThrillerMag]
A dangerous method rientra nel nuovo corso cinematografico di David Cronenberg, quello intrapreso da Spider in poi: canonico, essenziale nella sceneggiatura e nelle scelte registiche. È ormai chiaro che il cineasta canadese si è allontanato dagli sperimentalismi che l’hanno reso celebre e che ha portato avanti fino a eXistenZ. Rimpiangere quel Cronenberg non ha senso, anche perché l’oggetto della sua indagine non è cambiato e resta — senza ombra di dubbio — l’uomo, inteso come unità “inseparabile” di corpo e mente.
[Continua su TM].
Intervista su Thriller Magazine.
Steven Soderbergh ci prova col thriller. E gli riesce a metà.
Raccontare un’epidemia che fa milioni di morti poteva essere, a livello registico, una bella serie di buchi nell’aqua che il cineasta statunitense evita montando (in tutti i sensi) l’angoscia con dissolvenze e dettagli hitchcockiani, inquadrature fisse e voci fuori campo. Gli riesce anche l’immersione nella realtà quotidiana di un tema così abusato, aiutato abbondantemente dalla cronaca globale che da qualche anno in qua gronda paranoia per le masse.
Contagion non riesce però ad andare oltre il bel compitino. [La recensione completa su TM]
Ancora acqua per Emanuele Crialese: da Respiro, passando per Nuovomondo fino all’ultimo Terraferma, la molecola costitutiva della vita sul pianeta è la stessa della poetica del regista di origine siciliana. Ma non è solo questo a rendere il suo cinema vivo. Ci sono una regia semplice — mai vittima dell’inquadratura e al servizio della narrazione — la scrittura e il lavoro sugli attori.
In Terraferma Crialese torna a parlare d’immigrazione, formando col precedente Nuovomondo un prezioso dittico sul tema. [Continua su Thriller Magazine]
Per dirla con Primo Levi, esiste una “zona grigia”, un luogo dove la morale è tutt’altro che manichea e regna la legge della sopravvivenza e la complessità degli eventi. Khong, il protagonista di Scatole siamesi, vi appartiene: né buono né cattivo, né eroe né antieroe, è uno “sbirro moderatamente corrotto” che si muove in una Bangkok futura, dalla quale ci separano poco meno di cinquanta anni.
Fabio Novel disegna uno scenario credibile e verosimile, dentro il quale spy story, thriller e fantascienza si incastrano in un mosaico omogeneo [Continua su ThrillerMag].
[Una lettura del romanzo Il volo di Fifina di Domenico Seminerio]
Tra Borges e Pirandello, ci fanno sapere dalla casa editrice. Personalmente, vedo questo romanzo sotto una luce più pop e mainstream: quasi scritto da un Andrea Vitali trapiantato nella Trinacria centrale. [Il resto su Thriller Magazine]
È online il secondo numero di Next-Station. C’è roba che va da Josè Saramago ai Christian Death… Ho contribuito al numero con Scuola, precariato e percezione del futuro, prima parte di un’indagine sul campo sulla nostra (d)istru(/a)zione pubblica.