Archive for the ‘Emersioni’ Category

2 agosto 1980: ashes to ashes

Posted on Agosto 2nd, 2010 in Drowned Words, Emersioni, Fantascienza | No Comments »

Il titolo è Cenere alla cenere ed è un nuovo racconto di Giovanni De Matteo, online su Carmilla. 1980, annus horribilis nella storia d’Italia: le stragi di Ustica e della stazione di Bologna, il terremoto in Irpinia. Catastrofi naturali e innaturali, tragedie che a trent’anni di distanza ancora non sono state archiviate. Cenere alla cenere ci riporta lì, temponauti atterriti come i protagonisti della storia. Argomento difficile almeno quanto facile è, nel trattarlo, cadere nella retorica o peggio nel più becero sciacallaggio emotivo. Niente di tutto questo, per fortuna. Un road trip attraverso il tempo e la memoria: un monito ad amnesie passate, presenti e future.

Mercantia

Posted on Luglio 19th, 2010 in Emersioni | No Comments »

Dal 14 al 18 luglio Certaldo, borgo in provincia di Firenze, ha ospitato Mercantia, il festival internazionale del teatro di strada, giunto alla sua ventitreesima edizione. Ho fatto un salto venerdì 16 e l’esperienza è stata fantastica: un intero paese-palcoscenico calpestabile, in cui la linea di confine tra attori e spettatori esplode sulla scena stessa.

Fra tutti gli spettacoli, mi ha veramente impressionato Anabasi, a cura di Faber Teater - Nometronome: la cosa più heavy metal che abbia mai visto da quando vidi gli Slayer esibirsi dal vivo un paio di anni fa. Una parata guerresca, carica di catartica inquietudine: percussioni a iosa, urla e fuoco. Cos’è, se non metallo pesante?

Dampferchroniken, del Dampfkaiser Simon von Zählen

Posted on Giugno 17th, 2010 in Connettivismo, Drowned Words, Emersioni, Fantascienza | No Comments »

Su Delos 125 è uscito un nuovo racconto di Simone ContiDampferchroniken, steam-chronicle che ospita nel ruolo di inviato di guerra nientemeno che Robert E. Howard. Dato il peso del personaggio, sarebbe lecito aspettarsi un baricentro narrativo tutto spostato sulla sua figura: e invece no, protagonista assoluta è una guerra paradossale tra Crucchi e Yankee, dai risvolti strabilianti. Zeppelin, carne sciolta dal vapore e disintegrata dall’elettricità, soldati meccanici e re-automa in un delirio degno di un Phil Dick in cui The man in the high castle e i Simulacra sbufferebbero pensieri e paranoie incandescenti e nebulizzati.

Nebbia sul ponte di Tolbiac

Posted on Giugno 2nd, 2010 in Drowned Words, Emersioni, Sguardi | 3 Comments »

Nestor Burma - di professione private eye - è la creatura post-Maigret di Leo Malet o anche il Philip Marlowe della Parigi a cavallo tra gli anni ‘40 e ‘50 del secolo scorso. Un’altra epoca? Può darsi. L’occupazione nazista e cosiddetto Regime di Vichy misero la Francia in ginocchio e la prepararono al gollismo. Gli scossoni e i rinculi storici di intere nazioni non sono di sicuro spettacoli mai replicati.

Malet fece girare la capitale francese a “Dinamite” Burma in lungo e largo rimestando, arrondissement per arrondissement (ne I nuovi misteri di Parigi), in una quantità di polvere, torbido e pioggia. Il non plus ultra del polar. Un nero concentrato di avventura, malinconia, ironia e morale fuori dallo status quo. Di tutta l’epopea burmiana Jacques Tardi ne adattò a fumetti quattro storie, aggiungendone un’altra scritta di suo pugno.

Il tratto di Tardi si sposa alla perfezione con la Parigi raccontata da Malet per bocca di Burma: la nebbia, le sfumature di grigio e la pioggia che avvolge i protagonisti di una sorta di struggente pietas anarchica.

Ed è proprio la militanza anarchica del personaggio e del suo autore a esondare sul ponte di Tolbiac, dove i morti ballano la loro danza: un insieme di movimenti evanescenti e un frusciare di veli dal quale non si riesce a staccare gli occhi.

Vaitor

Posted on Maggio 27th, 2010 in Emersioni | No Comments »

Si chiama Florian - ha un blog- e una storia quantomeno stupefacente.

La verità della porta accanto

Posted on Maggio 21st, 2010 in Appunti, Emersioni | No Comments »

Quando si dice “fare filotto”. Capita di rado, ma quando accade è una soddisfazione. L’ultima volta mi era successo con la celluloide (doppia proiezione nel W-Day: Watchman/Wrestler), ora con i libri. La verità di Robert Reed e La ragazza della porta accanto di Jack Ketchum. Due romanzi magnificamente inquietanti. In attesa di dire la mia in maniera più dettagliata, vi segnalo che di recente ne hanno scritto Danilo Arona su Carmilla e Giovanni De Matteo su Fantascienza.com.

Nell’immagine, il grande guru di tutti gli scribacchini inquieti: Mr Jack Torrance.

Paura e delirio in via Saffi

Posted on Aprile 10th, 2010 in Appunti, Emersioni | 2 Comments »

Rapporto. Via Saffi, Bologna, ore 11:30 AM. Nella vetrina di un’edicola campeggiano, uno accanto all’altro, una copia di The Dome di Stephen King e della Bibbia. Hanno lo stessa imponenza. Paura. Sgomento. Terrore. Serie di dubbi sugli autori di best seller e long seller, ghost writer e god writer. Passo e chiudo.

Verbale di questura sul primo interrogatorio del guastafeste

Posted on Aprile 9th, 2010 in Appunti, Emersioni, Scriptorium | 2 Comments »

“Il coltello dice di averlo comprato presso un venditore di ferrivecchi a Piazza Francese. Odio tutti i Re. Non appartengo ad alcuna setta. Cuoco. Da maggio venuto in Napoli, proveniente da Salerno ove rimasto dodici anni, e propriamente nel 1866. Il 16 maggio 1870 fu arrestato in Salerno per principi di Repubblica Universale - tre mesi stette in carcere a Salerno, ebbe la libertà provvisoria e fu amnistiato con l’indulto in occasione dell’entrata del governo a Roma. Da due giorni ha fatto proposito di uccidere il Re, perché si fa tanto spendere in pompe, mentre soffre l’artigianato nella miseria. Non aveva mezzi per comprare un revolver, altrimenti avrebbe pensato a munirsi di tale arma. Non avendo mezzi per comprare il coltello ha venduto una giacca”.

Aldo De Jaco, Gli anarchici, Cronaca inedita dell’Unità d’Italia, Editori Riuniti, pag. 542

* * *

Il volumone di De Jaco era troppo invitante per lasciarlo solo solo tra i reminder. Così, organizzata apposita spedizione col capitano Van Matthews, ce ne siamo appropriati, attirati dalla ghiottissima parte riguardante Giovanni Passannante, l’anarchico lucano che già da un po’ era entrato a gamba tesa nel nostro immaginario scribesco.

Questo stralcio è parecchio succoso, soprattutto se ci si diverte con traslitterazioni di pompe e ci si intristisce con sovrapposizioni d’artigianato e miseria dei tempi che furono e che sono.

Stanley Kubrick e l’establishment

Posted on Marzo 5th, 2010 in Emersioni, Megafono | No Comments »

Intervistato da Michel Ciment negli early 80’s su Arancia Meccanica (intervista riproposta parzialmente in coda al volume dell’edizione einaudiana dell’omonimo romanzo di Anthony Burgess), Stanley Kubrick afferma:

“Penso che l’establishment vada tenuto sotto controllo, e che dobbiamo tenerci pronti a lottare contro di esso. Ma non nutro certo l’impressione utopica che, distruggendo le istituzioni sociali, emergerebbe nell’uomo la sua bontà originaria. Uno dei problemi sociali da risolvere oggigiorno (ieri-giorno come domani-giorno, NdBHS) è in quale modo chi detiene l’autorità possa mantenerla senza diventare repressivo; come ridare alle persone fiducia nelle leggi e nella politica in quanto soluzioni possibili ai problemi sociali”.

Ammetto che rispolverare e bearsi delle parole del mostro sacro è facile e forse vigliacco, ma in tempi bui ogni fonte di luce è un mezzo sole.

Ora pensiamo al nostro, di establishment: controllo prossimo a zero, possibilità di lotta soffocate, repressione dolce e fiducia nella politica e nelle leggi in piena evaporazione a causa di aderenza pressoché esatta con la Personalità di un unico attore/agente.

C’è di che stare allegri.

Ma cerchiamo di ragionare, e di non piangere i soliti proclama funebri e di sventura che, l’abbiamo capito, non portano a un emerito cazzo.

Arancia meccanica - libro e film alla stessa maniera - anticiparono la deriva thatcheriana d’Albione e qui, in cerca di via d’uscita da una situazione a dir poco soffocante, la domanda nasce lubrianamente spontanea: come fece la Lady di ferro ad arrugginirsi e a farsi da parte?  Introducendo la cosiddetta pool tax, calcolata in base a ogni singolo cranio del Regno Unito. Scelta impopolare. Da lì sciopero fiscale di massa, emarginazione da parte del suo partito e tanti saluti.

Credete sia possibile oggi una cosa del genere nella nostra terra desolata?

I movimenti di massa sono belli che rincoglioniti, ma le spallate degli alleati continuano ad avere un loro peso. Triste, triste, scenario.

Credo proprio di non aver ancora risolto il cortocircuito che si annida tra le mie sinapsi.

Un filo

Posted on Marzo 3rd, 2010 in Appunti, Emersioni, Grammofono | 2 Comments »

Durante il mio percorso dissestato di lettore, qualche volta mi capita di agguantare qualche filo che finisco per seguire nella macro-matassa letteraria. Ce n’è di piccoli e trasversali a diversi luoghi espressivi, altri scoperti dopo averne percorso, a mia insaputa,  già un bel pezzo, altri ancora suggeriti, alcuni agganciando un libro a un altro, come accade tirando fuori dal cesto le ciliegie, e infine non c’è il filo, ma una cima; e cioè quando hai l’impressione di aver pescato un pesce talmente grosso che non sai se riuscirai a tirarlo in barca.

Stronzate da “vecchi e il mare” a parte, ho acchiappato un filo veramente chilometrico: narrativa e musica. Ultimamente me la ritrovo sempre tra le orecchie e gli occhi, la musica; tra gli ultimi rintocchi della campana: ho ripreso fra le mani In fondo al nero, una vecchia antologia Urania curata da Gianfranco Nerozzi, ho comprato dopo anni di esitazione Metallo Urlante di Valerio Evangelisti e Arancia Meccanica di Anthony Burgess, incuriosito anche dal passato di compositore dell’autore. E poi, in questo momento, ho giusto piantati tra udito e vari strati di corteccia i blues di Hugues Pagan. Nell’ultimo anno ho pure seguito le fughe musicali di Nick Chianese, impegnato a suonare la batteria con in mano la penna mia e Sir John Van Matthews, giusto mentre pizzicavo Phil Dick a suonare la musica del dopobomba assieme a Kim Gordon.

Forse un’ossessione latente, più che un semplice percorso di lettura-ascolto, più o meno programmato.

Intuisco un legame indissolubile, che non sta solo nella condivisione del mezzo “parola”, ma fonda la sua peculiarità sull’arte di raccontare storie, affabulare, colpire, stordire e spingere al ragionamento, all’associazione e alla creazione di idee.