Il connettivisti allungano le distanze… narrative. Da tempo a loro agio sulle distanze brevi - tre antologie di racconti e una silloge poetica - gli autori del movimento hanno definitivamente familiarizzato con la forma romanzo. Senza citare quanto prodotto in passato, basta registrare l’esplosione avvenuta proprio in questi giorni: riappare per eAvatar e-Doll di Francesco Verso e, per la stessa casa editrice, viene pubblicato Trans-Human Express di Lukha B. Kremo ed escono rispettivamente per Galaad e CiEsse Edizioni Sentieri di notte di Giovanni Agnoloni e Olonomico di Sandro Battisti. E altro è pronto sulla rampa di lancio. Il movimento è vivo e si evolve, entra in una fase matura. Keep on writing!
Ecco uno dei tanti motivi della mia assenza da queste pagine: Hyper Next, il nuovo blog connettivista.
Drowned Word resta in piedi, anche se andrà rivisto.
Ci leggiamo di qua o di là. O su tutti e due.
È uscita per Bietti Editore l’antologia Notturno Alieno, 22 racconti tra fantascienza e noir a cura di Gian Filippo Pizzo. Nell’introduzione Stefano Di Marino spiega che non si tratta solo di: «mescolare due filoni amati dai lettori e dagli autori, il noir e la fantascienza, ma inserirli in un contesto diverso dalla abituale atmosfera alla Blade Runner. [...] Ne è uscita un’opera composita, con voci e sensazioni differenti come è giusto che sia, ma interessante, stimolante. Meticcia. Che è un concetto democratico e universale».
Ho partecipato con Dormono soltanto, un racconto omaggio al maestro dell’hard boiled Dashiell Hammett. Non ho fatto altro che trasportare su un altro pianeta il suo Continental Op (qui Universal Op) e buttarlo in una triste triste storia di tradimenti, criminalità organizzata a DNA mutato e rogne di politica galattica. La colonna sonora è dei Melvins, Van Morrison e Tom Waits.
Il resto della truppa che ha partecipato alla raccolta: Donato Altomare, Claudio Asciuti, Cristiana Astori, Selene Ballerini, Sandro Battisti, Carlo Bordoni, Giovanni Burgio, Andrea Carlo Cappi, Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, Walter Catalano, Piero Cavallotti e Riccardo Rovinetti, Milena Debenedetti, Domenico Gallo, Francesco Grasso, Domenico Mastrapasqua, Michele Piccolino, Gian Filippo Pizzo, Pierfrancesco Prosperi, Franco Ricciardiello, Stefano Roffo e Dario Tonani.
È online il secondo numero di Next-Station. C’è roba che va da Josè Saramago ai Christian Death… Ho contribuito al numero con Scuola, precariato e percezione del futuro, prima parte di un’indagine sul campo sulla nostra (d)istru(/a)zione pubblica.
Su Delos 125 è uscito un nuovo racconto di Simone Conti, Dampferchroniken, steam-chronicle che ospita nel ruolo di inviato di guerra nientemeno che Robert E. Howard. Dato il peso del personaggio, sarebbe lecito aspettarsi un baricentro narrativo tutto spostato sulla sua figura: e invece no, protagonista assoluta è una guerra paradossale tra Crucchi e Yankee, dai risvolti strabilianti. Zeppelin, carne sciolta dal vapore e disintegrata dall’elettricità, soldati meccanici e re-automa in un delirio degno di un Phil Dick in cui The man in the high castle e i Simulacra sbufferebbero pensieri e paranoie incandescenti e nebulizzati.
Hard Boiled è, fino a questo momento, la cosa più violenta che abbia letto. Un’ultraviolenza talmente spinta che si ha la netta impressione che le tavole del duo Frank Miller & Geof Darrow la suggeriscano soltanto, raffigurando solo il 10% del totale che impatta contro la corteccia visiva.
Questo fumetto è un esempio magnifico di crossover postmoderno (forse proto-connettivismo?) in cui si fondono cyberpunk, horror e hardboiled, appunto. Abbiamo multinazionali pervasive, cyborg impazziti, una città sommersa dal kipple, visioni di smembramenti, spine dorsali, materia grigia e budella, impermeabili, cravatte e pistole. Rapporto uomo/macchina, società degradata, popolo cannibale, identità sgretolate e un po’ di psichedelia. Non chiedo di più.
Come al solito però, le famigerate idee destroidi di Miller, richiamate da qualche svasticuccia infrattata qua e là e da spaventose accelerazioni di iper-americanismo, potrebbero fare leggere tutto come una rottura nostalgica, morale e bigotta dell’american dream. Niente di più facile, credetemi. Per la serie: “guardate com’eravamo, my friend, e in quale merda potremmo finire se non conserviamo a dovere il nostro establishment“.
Ma questa è solo una chiave di lettura. Personalmente, me lo sono goduto come un grande crossover di cui sopra, cercando di mondarmi il più possibile dalla morale bigotta che si annida sull’altra riva del fiume.
Ho preso E-Doll, del “collega connettivista” Francesco Verso, Premio Urania 2008. Leggiucchiate le prime pagine: promette bene. Ne riparleremo più avanti.