Archive for the ‘Appunti’ Category

Dark Tower IV - La sfera del buio

Posted on Marzo 3rd, 2014 in Appunti, Emersioni, Fantascienza | No Comments »

Quarto volume della serie, terza sessione di appunti (un po’ alla volta, stanno sedimentando qui). C’è stata un’interruzione di cinque anni nella lettura. La coincidenza è che la stesura e la pubblicazione della serie si è interrotta proprio a questo punto (un vuoto che va dal 1997 al 2003) a causa del terribile incidente di cui Stephen King è stato vittima. Niente di così traumatico per me, in qualità di semplice lettore: solo un semplice trasloco da una città a un’altra. Un piccolo cambio di mondi. Le coincidenze non esistono, direbbe Roland di Gilead, è ka.

Come si fa a non perdere il filo mollando metà romanzo/saga in una città e riprendendolo, esattamente dallo stesso punto e senza difficoltà, cinque anni dopo in un altra? Beh, se i protagonisti della Torre Nera riescono a non perdere la testa surfando su mondi e piani di realtà non vedo cosa ci sia di così eccezionale… A parte le stronzate, qui il destino, il ka, la sincronicità o come diavolo volete chiamarlo non c’entra nulla. È il fatto puro e semplice che personaggi come questi scavano letteralmente nel tuo immaginario, anzi nel punto preciso in cui l’immaginario collettivo si incrocia con le esperienze personali, fissando i confini della propria realtà. Non è un miracolo, né una magia: è buona letteratura.

Il colore di questa puntata è il rosa: rosa come il genere pop predominante - qui vi si racconta la storia d’amore tra Roland e Susan Delgado - e rosa come la sfera citata nel titolo e che è il centro narrativo della vicenda. Non è proprio il colore che ci si aspetterebbe sulla tavolozza di questo autore ma, tant’è, a lui che pare riuscire tutto, riesce pure un harmony a ritmo d’apocalisse. Maledetto King. Il viaggio attraverso la psicologia del protagonista accelera bruscamente verso il profondo così, inaspettatamente, mentre preghi perché l’autore ti risparmi altre scene di amori fugaci in verdi praterie. Fare carta da cesso della riluttanza di un lettore senza perderlo è un passo oltre la semplice sospensione dell’incredulità. La sfera del buio è anche un romanzo sulla crisi della famiglia moderna: scopriamo che Roland - questo freddo pistolero dagli occhi di ghiaccio - è anche un ragazzo attraversato da sentimenti contraddittori verso i propri genitori; tutto questo mentre il mondo che lo circonda sta andando avanti, spezza i collegamenti con una rassicurante tradizione e cade in una forte distorsione, proprio come i legamenti sfilacciati di un’articolazione in un trauma. Gli ultimi quaranta anni di questa parte di mondo si sovrappongono spaventosamente col tempo diffuso e pazzoide del mondo della Torre Nera. Altro che storie per facili sospiri.

Il tempo e il denaro

Posted on Giugno 2nd, 2012 in Appunti, Emersioni | No Comments »

Letture sincroniche: le riflessioni di WM1 sul terremoto in Emilia, gli orologi e le accelerazioni temporaliCosmopolis di Don DeLillo (Einaudi) da cui provengono le righe che seguono.

* * *

Dobbiamo pensare all’arte di far soldi. I greci hanno una parola per definirla. Chrimatistikós. Ma dobbiamo renderla un po’ flessibile. Adattarla alla situazione attuale. Perché il denaro ha subìto una svolta. La ricchezza è diventata fine a se stessa. Le enormi ricchezze sono tutte così. Il denaro ha perso la sua qualità narrativa, come è accaduto alla pittura tanto tempo fa. Il denaro parla a se stesso.

[...]

L’idea è tempo. Vivere nel futuro. Il soldi creano il tempo. Una volta era il contrario. Gli orologi hanno accelerato l’ascesa del capitalismo. La gente ha smesso di pensare all’eternità. Ha cominciato a concentrarsi sulle ore, ore misurabili, ore lavorative, e a usare il lavoro in modo più efficiente.

[...]

Oggi il tempo è un bene aziendale. Appartiene al sistema del libero mercato. Il presente è difficile da trovare. Lo stanno risucchiando fuori dal mondo per fare posto a un futuro di mercati incontrollati ed enormi potenziali di investimento. Il futuro diventa inesistente. Ecco perché presto accadrà qualcosa, forse oggi stesso. Per correggere l’accelerazione del tempo. Per riportare la natura alla normalità, più o meno.

FFF - Firenze Fast Forward

Posted on Gennaio 12th, 2011 in Appunti, Drowned Words | 1 Comment »

È in edicola il nuovo numero di FFF - Firenze Fast Forward; dentro c’è un racconto scritto a quattro mani con Ugo Dattilo, La sera che uccisero l’architettura italiana: un giallo etilico, vagamente polemico e pienamente allegorico sullo stato dell’arte di progettare e immaginare lo spazio nella nostra Italietta. Un grazie a Ugo e a Marco Brizzi, il caporedattore di FFF, che ci ha dato la possibilità di farlo leggere. Ovviamente, il numero è in tutte le edicole e in alcune librerie di Firenze; se non riuscite a farvi un giro sotto la cupola del Brunelleschi potete ordinarlo online.

Firenze Fast Forward è la rivista dell’omonima associazione culturale fiorentina che “ha lo scopo di raccogliere in una prospettiva multidisciplinare tutti coloro che, come progettisti, designer, intellettuali, musicisti, politici o artisti, per citare solo alcune della categorie che intervengono progettualmente sulla realtà, riconoscono la necessità di promuovere la riflessione e la produzione di visioni sulla cultura urbana contemporanea. Tale produzione trova il proprio campo di intervento naturale nella città di Firenze pur in un costante dialogo con le analoghe esperienze rintracciabili in Italia e all’estero”.

Inception 2, una nota

Posted on Gennaio 10th, 2011 in Appunti, Sguardi | No Comments »

Avevo già programmato una seconda visione di Inception, così me lo sono ri-sciroppato su grande schermo. Verdetto: il film di Christopher Nolan regge bene. Com’è è ovvio, di tutti gli aspetti del film, quello che subisce una flessione è l’azione, che alla prima visione ha anche la funzione di “tenere sveglio” lo spettatore. In buona sostanza il mio giudizio sulla pellicola non cambia, ma…

quello che noto ora è che la storia di Dom Cobb è la summa di un certo cinema moderno e riesce ad attecchire su un pubblico vasto e variegato con sub-plot calibrati con arguzia: c’è il “progetto” di vita matrimoniale per una coppia, la possibilità di “costruire il mondo” per le nuove generazioni (la storia di Arianna, il giovane architetto di sogni interpretato da Ellen Page), il bilancio della vita di un anziano (le sequenze chiave con Ken Watanabe/Mr Saito), i richiami postadolescenziali narco-antalgici di Yusuf e via dicendo.

Da sempre, l’immersione in un racconto avviene con l’immedesimazione; transfert psicologico e/o simpatia morale (buoni e cattivi) con un personaggio che può essere chiunque - finanche il peggior pezzo di merda sulla faccia della terra - ma se la storia è ben architettata, ci scivoli dentro e il miracolo della narrazione si rinnova. Pare che nella fabbrica di storie dei nostri giorni questa antica consuetudine stia scomparendo a favore di storie che ascolti solo se raccontano di te.

Di te trentenne nevrotico, di te pischello, di te sull’orlo di una crisi di mezza età. Come qualsiasi altro prodotto - from the cradle to the grave - la storia viene studiata  per un segmento di mercato ben preciso o variegato, come nel caso, forse, di Inception.

Scoperta dell’acqua calda? Paranoia? O forse che per raccontare una storia oggi bisogna contattare un ufficio marketing?

San José, spazio e tempo narrativo

Posted on Ottobre 18th, 2010 in Appunti | No Comments »

Pare che i minatori San José siano ora pronti a scavare nel tunnel del nostro immaginario come protagonisti di una storia che ha tenuto il mondo col fiato sospeso e la testa sottoterra.

WM2 ragiona sui totalitarismi narrativi: «Da cosa si riconosce una storia avvelenata? Prima di tutto, non sa usare i congiuntivi. Non per ignoranza grammaticale, ma perché non contempla l’eventualità, lo scarto imprevisto, l’ipotesi fantastica, quel cosa succederebbe se…»

Una storia che, in buona sostanza, non lascia spazio di manovra al fruitore, dirigendosi dritta dritta alle viscere della massa. Tra i nodi centrali, il tempo: «La fiction istantanea non è velenosa di per sé, ma quantomeno sospetta, poiché la fretta, la mancanza del giusto frattempo, privano il narratore di quel distacco dagli eventi che serve a metterli in prospettiva, cioè a orientarli verso il punto di fuga del futuro».

Ma è anche, credo, una questione di spazio: di quel gioco - inteso come spazio fra gli elementi - di cui era alfiere Raymond Queneau, quella terra di frontiera condivisa da mittenti e destinatari di un messaggio. È una meravigliosa terra di nessuno, in cui gli scambi (di idee) non seguono le regole di mercato e la proprietà privata (di pensiero) va a farsi benedire sul serio, polverizzando l’utopia.

È in atto una vera e propria colonizzazione di questa frontiera: sta a noi difenderla, perché la sua terra è fatta delle nostre sinapsi.

A futura memoria [0]

Posted on Luglio 7th, 2010 in Appunti, Drowned Words | No Comments »

A futura memoria (se la memoria ha un futuro) è una raccolta di articoli di Leonardo Sciascia apparsi in gran parte sul Corriere della Sera e L’Espresso, pubblicati per la prima volta da Bompiani nel 1989 (l’ultima ristampa è del 2000). Un volume prezioso - che solo ora sto leggendo in maniera organica - che ribadisce la lucidità critica dello scrittore siciliano. Gli articoli coprono la metà di un “ventennio”, dal 1979 al 1989, giusto un attimo prima di piombare nell’epoca attuale, dove le collusioni mafiose e le aberrazioni giudiziarie sono il pane quotidiano della vita pubblica.

A dimostrazione dell’estrema attualità dell’opera di Sciascia (non che ce ne sia veramente bisogno, non certo per mano mia) ogni tanto posterò qualche stralcio, come in un pubblico quaderno di appunti.

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“Il fatto è che i cretini, e ancora di più i fanatici, son tanti; godono di una così buona salute non mentale che permette loro di passare da un fanatismo all’altro con perfetta coerenza, sostanzialmente restando immobili nell’eterno fascismo italico. Lo stato che il fascismo chiamava etico (non si sa di quale eticità) è il loro sogno e anche la loro pratica. Bisogna loro riconoscere, però, una specie di buona fede: contro l’etica vera, contro il diritto, persino contro la statistica, loro credono che la terribilità delle pene (compresa quella di morte), la repressione violenta e indiscriminata, l’abolizione dei diritti dei singoli, siano gli strumenti migliori per combattere certi tipi di delitti e delle associazioni criminali come mafia, ‘ndrangheta, camorra. E continueranno a crederlo”.

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Tutto quello che dovrebbe essere la moderna antimafia (e quello che non è) è tutto in queste righe. Le aderenze col pensiero di Giovanni Falcone, che provò a combattere la mafia anche nelle banche, sono più di una. Come più di uno sono i “cretini” e i “fanatici” sempre seduti nel posto sbagliato per la cosa pubblica e tremendamente giusto per i loro interessi. “L’eterno fascismo italico”, poi: un replicarsi di epoche che mai hanno distrutto il “lievito” di un fascismo che non è mai scomparso veramente.

27 giugno

Posted on Luglio 1st, 2010 in Appunti, Rassegna stampa | No Comments »

Lo scorso 27 giugno ero su un aereo decollato dall’aeroporto di Bologna e diretto a sud. Accanto a me, una giovane madre e il suo bambino di pochi mesi che, pochi secondi dopo il decollo, già svolazzava per conto suo in un pacifico mondo dei sogni. Quando l’aereo prende quota e non c’è più niente da vedere - solo immense distese di nuvole - stacco gli occhi dal finestrino e apro un quotidiano. E solo in quel momento mi ricordo che il 27 giugno di trent’anni fa un altro aereo era partito da Bologna e non era mai giunto a destinazione. La strage di Ustica. In mezzo alla pagina dedicata al trentennale c’è la foto simbolo di quella tragedia: un cadavere che galleggia in mare aperto in una posizione che potrebbe essere quella di un qualsiasi neonato che si lascia a pelo d’acqua, magari solo per gioco. Fatto sta che in quel momento in quella foto vedo un bambino. E un altro accanto a me, sull’aereo. Scontro emozione/suggestione. Chiudo il giornale di riflesso. La sola idea di 81 vite che svaniscono nel nulla senza un perché è terribile.

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Ora, in trent’anni di cazzate ne sono state dette e c’è chi ancora continua a spararne. A tutte queste persone suggerirei di fare un giro in via di Saliceto, 5 a Bologna, dove si trova attualmente il DC9 dell’Itavia, e provare a ripetere le stesse stronzate ad alta voce.

Ultimo post sui quaderni di José

Posted on Giugno 19th, 2010 in Appunti, Rassegna stampa, Scriptorium | No Comments »

Ieri, 18 giugno, se ne è andato José Saramago. A 87 anni aveva un suo blog; questo è il suo ultimo post: “Penso che nella società attuale ci manchi la filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo determinato, come la scienza che invece procede per soddisfare i suoi obiettivi. Ci manca la riflessione, pensare, necessitiamo del lavoro di pensare e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte”

Che ne dite, possiamo essere d’accordo con lui, no?

Saramago - che dell’Italia aveva una visione decisamente chiara - riceve il benservito dall’Osservatore Romano, che gli attribuisce una “una faziosità dialettica di tale evidenza da vietargli ogni credibile scopo”. Stop. Rewind. Play. L’OR che distribuisce diplomi di faziosità… Bah… Il silenzio, nel rispetto della morte, sarebbe stato più opportuno.

Ammetto di non aver letto il suo celeberrimo Vangelo secondo Gesù Cristo, ma solo Tutti i nomi, un romanzo minore, qualche articolo e qualche post. Riconoscendone la grandezza (non c’è bisogno di essere un genio, per questo), avevo deciso che era uno di quegli autori da approfondire con calma e cervello a pieno regime. Adesso che non c’è più, il proposito non cambia. Addio, José.

Con Dino Campana a San Salvi

Posted on Giugno 14th, 2010 in Appunti, Scriptorium | No Comments »

Il manicomio “totale”: 32 ettari e 20 padiglioni, questo era San Salvi a Firenze fino alla chiusura nel 1978 per effetto della legge Basaglia. Fortemente caldeggiata dall’eminenza della psichiatria Tamburini, la struttura nasce nel 1890 con l’idea di divenire una cittadella dei “matti”, completamente isolata dal resto della città. Un isolamento estremo che spinge l’architetto Giacomo Roster a utilizzare volte a quattro per massimizzare il rimbombo negli ambienti ed evitare la comunicazione tra i “degenti”; Roster per i medici aveva anche progettato dei camminamenti tra padiglione e padiglione dai quali, a distanza, decidevano le terapie.

Tra gli ospiti illustri, figura con ricovero nell’anno del Signore 1918 anche il poeta Dino Campana, al quale Firenze - “sogno abitato da immagini plastiche”, la chiamava - non ricambiò l’incondizionato amore, ma anzi lo rinchiuse nel suo ventre oscuro per 14 anni.

Il resto degli inquilini erano sì persone che soffrivano di disturbi psichiatrici, ma anche una grande quantità di gente povera, giovani madri di bimbi indesiderati, omosessuali e chiunque uscisse fuori dalle righe anche solo, tanto per citare un esempio a caso, per aver denunciato un ministro per tangenti sui lavori della ferrovia. Stando alla densità della popolazione di San Salvi (nel 1890 circa 4000 persone), Firenze a cavallo tra il XIX e il XX Secolo era una città sull’orlo della follia: su un totale di 170.000 abitanti, era praticamente fuori di testa un fiorentino su 40.

Un mondo nel mondo, frattale al nostro, fino a spaccare la metafora. Donatella Lippi nel suo San Salvi, Storia di un manicomio riferisce che tra le varie terapie - elettroshock, morfina, eroina - era consuetudine somministrare in maniera crescente insulina, fino a provocare un coma ipoglicemico profondo, “spezzato” dalla somministrazione di zucchero per os o di glucosio per via edovenosa. Una terapia dello zucchero. Vi ricorda qualcosa?

Attualmente la struttura ospita strutture della Asl locale, la compagnia teatrale Chille de Balanza -  che si impegna nel mantenere viva la memoria di questo lager della mente - e una parte “occupata”.

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Nella foto, Dino Campana. Struggenti le foto di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, che nel 1968 documenteranno la drammatica situazione di San Salvi.