FFF - Firenze Fast Forward
Posted on Gennaio 12th, 2011 in Appunti, Drowned Words | 1 Comment »
È in edicola il nuovo numero di FFF - Firenze Fast Forward; dentro c’è un racconto scritto a quattro mani con Ugo Dattilo, La sera che uccisero l’architettura italiana: un giallo etilico, vagamente polemico e pienamente allegorico sullo stato dell’arte di progettare e immaginare lo spazio nella nostra Italietta. Un grazie a Ugo e a Marco Brizzi, il caporedattore di FFF, che ci ha dato la possibilità di farlo leggere. Ovviamente, il numero è in tutte le edicole e in alcune librerie di Firenze; se non riuscite a farvi un giro sotto la cupola del Brunelleschi potete ordinarlo online.
Firenze Fast Forward è la rivista dell’omonima associazione culturale fiorentina che “ha lo scopo di raccogliere in una prospettiva multidisciplinare tutti coloro che, come progettisti, designer, intellettuali, musicisti, politici o artisti, per citare solo alcune della categorie che intervengono progettualmente sulla realtà, riconoscono la necessità di promuovere la riflessione e la produzione di visioni sulla cultura urbana contemporanea. Tale produzione trova il proprio campo di intervento naturale nella città di Firenze pur in un costante dialogo con le analoghe esperienze rintracciabili in Italia e all’estero”.


Avevo già programmato una seconda visione di Inception, così me lo sono ri-sciroppato su grande schermo. Verdetto: il film di Christopher Nolan regge bene. Com’è è ovvio, di tutti gli aspetti del film, quello che subisce una flessione è l’azione, che alla prima visione ha anche la funzione di “tenere sveglio” lo spettatore. In buona sostanza il mio
A futura memoria (se la memoria ha un futuro) è una raccolta di articoli di Leonardo Sciascia apparsi in gran parte sul Corriere della Sera e L’Espresso, pubblicati per la prima volta da Bompiani nel 1989 (l’ultima
Lo scorso 27 giugno ero su un aereo decollato dall’aeroporto di Bologna e diretto a sud. Accanto a me, una giovane madre e il suo bambino di pochi mesi che, pochi secondi dopo il decollo, già svolazzava per conto suo in un pacifico mondo dei sogni. Quando l’aereo prende quota e non c’è più niente da vedere - solo immense distese di nuvole - stacco gli occhi dal finestrino e apro un quotidiano. E solo in quel momento mi ricordo che il 27 giugno di trent’anni fa un altro aereo era partito da Bologna e non era mai giunto a destinazione. La strage di Ustica. In mezzo alla pagina dedicata al trentennale c’è la foto simbolo di quella tragedia: un cadavere che galleggia in mare aperto in una posizione che potrebbe essere quella di un qualsiasi neonato che si lascia a pelo d’acqua, magari solo per gioco. Fatto sta che in quel momento in quella foto vedo un bambino. E un altro accanto a me, sull’aereo. Scontro emozione/suggestione. Chiudo il giornale di riflesso. La sola idea di 81 vite che svaniscono nel nulla senza un perché è terribile.
Il manicomio “totale”: 32 ettari e 20 padiglioni, questo era San Salvi a Firenze fino alla chiusura nel 1978 per effetto della legge Basaglia. Fortemente caldeggiata dall’eminenza della psichiatria Tamburini, la struttura nasce nel 1890 con l’idea di divenire una cittadella dei “matti”, completamente isolata dal resto della città. Un isolamento estremo che spinge l’architetto Giacomo Roster a utilizzare volte a quattro per massimizzare il rimbombo negli ambienti ed evitare la comunicazione tra i “degenti”; Roster per i medici aveva anche progettato dei camminamenti tra padiglione e padiglione dai quali, a distanza, decidevano le terapie.
Quando si dice “fare filotto”. Capita di rado, ma quando accade è una soddisfazione. L’ultima volta mi era successo con la celluloide (doppia proiezione nel
“Il coltello dice di averlo comprato presso un venditore di ferrivecchi a Piazza Francese. Odio tutti i Re. Non appartengo ad alcuna setta. Cuoco. Da maggio venuto in Napoli, proveniente da Salerno ove rimasto dodici anni, e propriamente nel 1866. Il 16 maggio 1870 fu arrestato in Salerno per principi di Repubblica Universale - tre mesi stette in carcere a Salerno, ebbe la libertà provvisoria e fu amnistiato con l’indulto in occasione dell’entrata del governo a Roma. Da due giorni ha fatto proposito di uccidere il Re, perché si fa tanto spendere in pompe, mentre soffre l’artigianato nella miseria. Non aveva mezzi per comprare un revolver, altrimenti avrebbe pensato a munirsi di tale arma. Non avendo mezzi per comprare il coltello ha venduto una giacca”.



