Archive for Maggio, 2011

Bruce Sterling su social media e futuro della rete

Posted on Maggio 20th, 2011 in Megafono | No Comments »

Doppio prelevamento (Espresso->Lipperatura) di un’intervista al nostro.
Da quello che dice, c’è poco da stare allegri.

Hyper House

Posted on Maggio 11th, 2011 in Connettivismo | 2 Comments »

Un grande in bocca al lupo a Zoon, che si è appena trasferito. La casa, manco a dirlo, è aperta a tutti.

Hanno tutti ragione

Posted on Maggio 4th, 2011 in Drowned Words | No Comments »

Tony Pagoda è un cantante napoletano di successo, mezzo Sinatra e mezzo Apicella. E un uomo di merda: cocainomane e assassino, sfiora gli ambienti della camorra con la stessa naturalezza propria di un bambino ai banchetti del gelato al parco. Con queste credenziali, non sfigurerebbe neanche in un romanzo di James Ellroy.

Il libro dov’è finito è invece quello di Paolo Sorrentino, Hanno tutti ragione. Una storia che non ha niente a che fare con Los Angeles, sbirri corrotti e scazzottate hard boiled, anche se Alberto Ratto, il mentore di Tony in esilio esistenziale e ventennale in Brasile («Non so sulla dell’Italia. Sono fermo al 1980. Mi ricordo che prometteva bene Bettino Craxi») mena le mani con perizia ed è più ammanicato di Hoover.

Narrazione fluviale e in prima persona, grossa e grassa, iperbolica. Un flusso di cattiva coscienza. Il miracolo letterario sta nel riuscire ad inserire, raccontanti da un protagonista con un ego così ingombrante, ritratti di altri personaggi memorabili come il succitato Alberto Ratto, il maestro Mimmo Repetto, Beatrice, Titta Palumbo, Jenny Afrodite e Fabietto, «sorriso da vampiro in congedo», che ricorda proprio un certo Silvietto.

Tony - che in un’altra incarnazione, quella del film L’uomo in più, di cognome faceva Pisapia - è un maestro nel pontificare sentenze sulla vita: ne produce una tale quantità da risultare amabilmente fastidioso. Spesso le spara ad minchiam, ma sono più quelle in cui ci prende in pieno e regala spaccati e fotogrammi degni di nota, come in questo autoritratto felino: «Sentirsi come i gatti, che vivono beati perché non se ne fregano un cazzo di nessuno, badano solo alla ricerca della loro posizione perfetta e soddisfacente sul territorio. Per questo sono così odiosi i gatti. Hanno risolto il problema senza neanche conoscerlo. Un privilegio inaccessibile agli esseri umani».

E a questo punto sono curioso di vedere la vicenda di Cheyenne, rock star in declino, in This Must Be the Place, l’ultimo film del regista/scrittore napoletano.