Archive for Ottobre, 2010

Gorbaciof

Posted on Ottobre 21st, 2010 in Drowned Words, Sguardi | 3 Comments »

Gorbaciof, ovvero Le conseguenze dell’amore 2. Forse. In tutti e due il protagonista è Toni Servillo, la cui vita criminosa è sconvolta dall’amore per una donna. Si potrebbe anche dire che Gorbaciof è Le conseguenze dell’amore al contrario: lo status sociale e l’anima dei due Servillo amore funestati sono diametralmente opposti: Marino Pacileo è animato da tanto calore umano almeno quanto Titta Di Girolamo da una freddezza meccanica, uno è disgraziato quanto l’altro è ricco. A parte questo, e un certo prurito agli occhi che suggerisce il già visto, tra i film di Stefano Incerti e Paolo Sorrentino c’è di mezzo un abisso che rende il giochetto dei paragoni alquanto inutile.

In estrema sintesi, Gorbaciof è un lungo “assolo” di Toni Servillo. Gran parte dell’architettura del film è retta dalla bravura e dal talento cristallino dell’attore partenopeo. Il nome che da solo è capace di portarti al cinema, cosa rara nella storia recente della celluloide nostrana.

Ma non vorrei fare torto a Incerti, che comunque confeziona un buon film - una storia di solitudini ai margini della società, di ricatti e riscatti - solo con qualche faciloneria di troppo e pochi scossoni nell’intreccio.

San José, spazio e tempo narrativo

Posted on Ottobre 18th, 2010 in Appunti | No Comments »

Pare che i minatori San José siano ora pronti a scavare nel tunnel del nostro immaginario come protagonisti di una storia che ha tenuto il mondo col fiato sospeso e la testa sottoterra.

WM2 ragiona sui totalitarismi narrativi: «Da cosa si riconosce una storia avvelenata? Prima di tutto, non sa usare i congiuntivi. Non per ignoranza grammaticale, ma perché non contempla l’eventualità, lo scarto imprevisto, l’ipotesi fantastica, quel cosa succederebbe se…»

Una storia che, in buona sostanza, non lascia spazio di manovra al fruitore, dirigendosi dritta dritta alle viscere della massa. Tra i nodi centrali, il tempo: «La fiction istantanea non è velenosa di per sé, ma quantomeno sospetta, poiché la fretta, la mancanza del giusto frattempo, privano il narratore di quel distacco dagli eventi che serve a metterli in prospettiva, cioè a orientarli verso il punto di fuga del futuro».

Ma è anche, credo, una questione di spazio: di quel gioco - inteso come spazio fra gli elementi - di cui era alfiere Raymond Queneau, quella terra di frontiera condivisa da mittenti e destinatari di un messaggio. È una meravigliosa terra di nessuno, in cui gli scambi (di idee) non seguono le regole di mercato e la proprietà privata (di pensiero) va a farsi benedire sul serio, polverizzando l’utopia.

È in atto una vera e propria colonizzazione di questa frontiera: sta a noi difenderla, perché la sua terra è fatta delle nostre sinapsi.

Si è spento il Presidente

Posted on Ottobre 17th, 2010 in Drowned Words, Rassegna stampa | No Comments »

È il titolo di un racconto di Federico Mastrogiovanni. Il ritmo è quello del metallo pesante: gradasso, rumoroso ed efficace. Sfiora l’ovvio e se ne fa beffe: riesce a sorprendere.

Acqua in bocca

Posted on Ottobre 14th, 2010 in Drowned Words | No Comments »

Uscito questa estate per il tipi di Minimum Fax, Acqua in bocca è il risultato di un lavoro diluito in cinque anni da Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli, ovvero:  Salvo Montalbano e Grazia Negro - i due loro personaggi più famosi - conducono un’indagine non autorizzata in tandem, per lo più a distanza, costretti a scriversi di nascosto perché il morto sul quale indagano puzza di servizi deviati.

L’incontro tra i due mostri sacri è felice: la storia si prende un’ora di lettura divertente, ben fondendo le “voci” dei due scrittori, di solito distinte nello stile. La struttura di Acqua in bocca ha un precedente ed è Murder off Miami (Delitto a largo di Miami) di Dennis Whaetley, un mystery scritto come un dossier sul delitto, raccogliendo documenti, verbali, foto e lettere.

Gradevole, ma niente più. Sappiamo di cosa i nostri autori sono capaci. In ogni caso, un bel regalo ai loro fans e una buona iniziativa: Camilleri e Lucarelli devolveranno i proventi derivati dai diritti d’autore alle Onlus Papayo e San Damiano.

Inception, uno sprawl onirico

Posted on Ottobre 11th, 2010 in Drowned Words, Sguardi | 1 Comment »

Tutt’altro che un un film facile, Inception. Non mi stupisce che Christopher Nolan ci abbia messo dieci anni a scriverlo: intrecciare i fili della vicenda di Dom Cobb - di professione estrattore di sogni, interpretato da Leonardo Di Caprio -  deve essere stato un lavorino niente male, per il regista londinese: per mantenere la coerenza narrativa ed evitare che lo spettatore si bruci il cervello appresso alla complessità del plot (sogni a scatole cinesi) ci vuole inventiva, esperienza e anche parecchio mestiere.

Nello sprawl onirico di Inception azione e dialoghi sono dosati alla perfezione, così come umorismo, sospensione e colpi di scena. In un film così, a farla da padrone è ovviamente il montaggio: serrato e, per fortuna, mai claustrofobico. Effetti speciali mai eccessivi nonostante l’alto budget a disposizione.

Certo la trama si sarebbe prestata a sviluppi ancora più interessanti, come l’approfondimento del rapporto tra sogni e morte o l’espansione del lato cyber-spy sulle connessioni economico-politiche tra corporazioni, ma va bene così: davvero non si può chiedere di più a una pellicola del genere che, alla successive occhiate, promette nuove suggestioni, ora seppellite dal sovraccarico emotivo della prima visione.

Senza ombra di dubbio, tra i migliori film del 2010.

Per chi volesse approfondire, c’è il mirabile articolo di Giovanni De Matteo su Delos.

A futura memoria [1]

Posted on Ottobre 5th, 2010 in Bassitalia, Drowned Words | No Comments »

«E direi che il dato più probante e preoccupante della corruzione italiana non tanto risieda nel fatto che si rubi nella cosa pubblica e privata, quanto nel fatto che si rubi senza l’intelligenza del fare e che persone di assoluta mediocrità si trovino al vertice di pubbliche e private imprese. In queste persone, la mediocrità si accompagna ad un elemento maniacale, di follia, che nel favore della fortuna non appare se non per qualche innocuo segno, ma che alle prime difficoltà comincia a manifestarsi e a crescere fino a travolgerli. Si può dire di loro quel che D’Annunzio diceva di Marinetti: che sono dei cretini con qualche lampo di imbecillità: solo che nel contesto in cui agiscono l’imbecillità appare - e in un certo senso e fino a un certo punto è - fantasia. In una società ben ordinata non sarebbero andati molto al di là della qualifica e mansione di “impiegati d’ordine”; in una società in fermento, in trasformazione, sarebbero stati subito emarginati - non resistendo alla competizione con gli intelligenti - come poveri “cavalieri d’industria”; in una società non società arrivano ai vertici e ci stanno fin tanto che  il contesto stesso che li ha prodotti non li ringoia».

Il Globo, 24 luglio 1982

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Quel 24 luglio in cui è stato pubblicato l’articolo da cui ho tratto questo passaggio distava poco più di un mese dal ritrovamento del cadavere di Roberto Calvi sotto al Blackfriars Bridge sul Tamigi. Ed è sulla morte del “Banchiere di dio” - soprattutto dei movimenti mediatici sulla stessa - che il testo riflette, lasciando aperta ogni ipotesi (suicidio/omicidio), ma scagliandosi contro l’univocità irrazionale nel sostere l’ipotesi di un Calvi al centro di intrighi senza fornirne le prove, per così dire, “scientifiche”. Ad anni di distanza, il caso Calvi non ha trovato ancora una soluzione definitiva (ultimo atto: maggio 2010), ma certo le considerazioni di Leonardo Sciascia sulla corruzione italiana restano chiare e lampanti.

L’Italia dei Sindona e dei Calvi sembra lontana, seppellita nella storia recente, ma la tendenza che ha qualche illustre italiano di cosiderarsi «buon cittadino del sistema di corruzione» che conosce, accetta e incrementa è rimasta immutata, così come la «follia» che s’impadronisce di questi personaggi quando il suddetto sistema è investito da scosse di terremoto. Anche se, di questi tempi, siamo sempre più insensibili ai terremoti, in tutti e per tutti i sensi.

A margine, a proposito di uomini che sguazzano nel sistema corrotto che alimentano, segnalo una considerazione che nell’articolo in questione Sciascia mette tra parentesi: «Tutti gli uomini che in Italia si fanno da sé è evidente che si fanno piuttosto male». Parole che oggi hanno valicato il recinto delle parentesi e si fanno paradigma ironico e amaro della cosa pubblica italiana.

Totem

Posted on Ottobre 1st, 2010 in Racconti | No Comments »

La pioggia fuori è sottile: sembra il tratto costante di una matita fine su un foglio, sgrana la strada, i palazzi, le macchine parcheggiate. La gente, a quest’ora, schiaccia in egual misura sogni a occhi aperti e a palpebre serrate. I sogni si confondono con la realtà. Consumo i minuti e la sigaretta seduto per terra, di fronte a lei. Guardo il suo corpo dalle forme semplici, regolari. Ascolto il suo respiro - un beat regolare, meccanizzato, storpiato dai fruscii - e fermo il mio inanellando apnee di fumo. Ha un occhio di vetro, lei, attraverso il quale vedo vite contorcersi in mille volute concentriche, decine di maschere quotidiane, intere mute psichiche confondersi in un grigio sfaccettato. Il suo occhio è la sua anima e la sua anima uno schermo. Schiaccio la sigaretta. Metto a fuoco il portacenere. Sposto di nuovo l’inquadratura su di lei. Dentro il suo ventre urla un esercito di fantasmi. Non è una donna, né un televisore. È solo una lavatrice, totem all’automatismo delle nostre vite. Tra guardare lei o un televisore per un’ora consecutiva pare non corra troppa differenza, di questi tempi. A confonderla con una donna, poi, il passo ormai non dovrebbe essere più tanto lungo. Un piccolo passo per l’uomo, un passo decisivo per l’umanità. Verso il reset totale di memoria e la catastrofe psichica.