Archive for Luglio, 2010

Mercantia

Posted on Luglio 19th, 2010 in Emersioni | No Comments »

Dal 14 al 18 luglio Certaldo, borgo in provincia di Firenze, ha ospitato Mercantia, il festival internazionale del teatro di strada, giunto alla sua ventitreesima edizione. Ho fatto un salto venerdì 16 e l’esperienza è stata fantastica: un intero paese-palcoscenico calpestabile, in cui la linea di confine tra attori e spettatori esplode sulla scena stessa.

Fra tutti gli spettacoli, mi ha veramente impressionato Anabasi, a cura di Faber Teater - Nometronome: la cosa più heavy metal che abbia mai visto da quando vidi gli Slayer esibirsi dal vivo un paio di anni fa. Una parata guerresca, carica di catartica inquietudine: percussioni a iosa, urla e fuoco. Cos’è, se non metallo pesante?

A futura memoria [0]

Posted on Luglio 7th, 2010 in Appunti, Drowned Words | No Comments »

A futura memoria (se la memoria ha un futuro) è una raccolta di articoli di Leonardo Sciascia apparsi in gran parte sul Corriere della Sera e L’Espresso, pubblicati per la prima volta da Bompiani nel 1989 (l’ultima ristampa è del 2000). Un volume prezioso - che solo ora sto leggendo in maniera organica - che ribadisce la lucidità critica dello scrittore siciliano. Gli articoli coprono la metà di un “ventennio”, dal 1979 al 1989, giusto un attimo prima di piombare nell’epoca attuale, dove le collusioni mafiose e le aberrazioni giudiziarie sono il pane quotidiano della vita pubblica.

A dimostrazione dell’estrema attualità dell’opera di Sciascia (non che ce ne sia veramente bisogno, non certo per mano mia) ogni tanto posterò qualche stralcio, come in un pubblico quaderno di appunti.

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“Il fatto è che i cretini, e ancora di più i fanatici, son tanti; godono di una così buona salute non mentale che permette loro di passare da un fanatismo all’altro con perfetta coerenza, sostanzialmente restando immobili nell’eterno fascismo italico. Lo stato che il fascismo chiamava etico (non si sa di quale eticità) è il loro sogno e anche la loro pratica. Bisogna loro riconoscere, però, una specie di buona fede: contro l’etica vera, contro il diritto, persino contro la statistica, loro credono che la terribilità delle pene (compresa quella di morte), la repressione violenta e indiscriminata, l’abolizione dei diritti dei singoli, siano gli strumenti migliori per combattere certi tipi di delitti e delle associazioni criminali come mafia, ‘ndrangheta, camorra. E continueranno a crederlo”.

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Tutto quello che dovrebbe essere la moderna antimafia (e quello che non è) è tutto in queste righe. Le aderenze col pensiero di Giovanni Falcone, che provò a combattere la mafia anche nelle banche, sono più di una. Come più di uno sono i “cretini” e i “fanatici” sempre seduti nel posto sbagliato per la cosa pubblica e tremendamente giusto per i loro interessi. “L’eterno fascismo italico”, poi: un replicarsi di epoche che mai hanno distrutto il “lievito” di un fascismo che non è mai scomparso veramente.

27 giugno

Posted on Luglio 1st, 2010 in Appunti, Rassegna stampa | No Comments »

Lo scorso 27 giugno ero su un aereo decollato dall’aeroporto di Bologna e diretto a sud. Accanto a me, una giovane madre e il suo bambino di pochi mesi che, pochi secondi dopo il decollo, già svolazzava per conto suo in un pacifico mondo dei sogni. Quando l’aereo prende quota e non c’è più niente da vedere - solo immense distese di nuvole - stacco gli occhi dal finestrino e apro un quotidiano. E solo in quel momento mi ricordo che il 27 giugno di trent’anni fa un altro aereo era partito da Bologna e non era mai giunto a destinazione. La strage di Ustica. In mezzo alla pagina dedicata al trentennale c’è la foto simbolo di quella tragedia: un cadavere che galleggia in mare aperto in una posizione che potrebbe essere quella di un qualsiasi neonato che si lascia a pelo d’acqua, magari solo per gioco. Fatto sta che in quel momento in quella foto vedo un bambino. E un altro accanto a me, sull’aereo. Scontro emozione/suggestione. Chiudo il giornale di riflesso. La sola idea di 81 vite che svaniscono nel nulla senza un perché è terribile.

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Ora, in trent’anni di cazzate ne sono state dette e c’è chi ancora continua a spararne. A tutte queste persone suggerirei di fare un giro in via di Saliceto, 5 a Bologna, dove si trova attualmente il DC9 dell’Itavia, e provare a ripetere le stesse stronzate ad alta voce.