Archive for Giugno, 2010

Ultimo post sui quaderni di José

Posted on Giugno 19th, 2010 in Appunti, Rassegna stampa, Scriptorium | No Comments »

Ieri, 18 giugno, se ne è andato José Saramago. A 87 anni aveva un suo blog; questo è il suo ultimo post: “Penso che nella società attuale ci manchi la filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo determinato, come la scienza che invece procede per soddisfare i suoi obiettivi. Ci manca la riflessione, pensare, necessitiamo del lavoro di pensare e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte”

Che ne dite, possiamo essere d’accordo con lui, no?

Saramago - che dell’Italia aveva una visione decisamente chiara - riceve il benservito dall’Osservatore Romano, che gli attribuisce una “una faziosità dialettica di tale evidenza da vietargli ogni credibile scopo”. Stop. Rewind. Play. L’OR che distribuisce diplomi di faziosità… Bah… Il silenzio, nel rispetto della morte, sarebbe stato più opportuno.

Ammetto di non aver letto il suo celeberrimo Vangelo secondo Gesù Cristo, ma solo Tutti i nomi, un romanzo minore, qualche articolo e qualche post. Riconoscendone la grandezza (non c’è bisogno di essere un genio, per questo), avevo deciso che era uno di quegli autori da approfondire con calma e cervello a pieno regime. Adesso che non c’è più, il proposito non cambia. Addio, José.

Dampferchroniken, del Dampfkaiser Simon von Zählen

Posted on Giugno 17th, 2010 in Connettivismo, Drowned Words, Emersioni, Fantascienza | No Comments »

Su Delos 125 è uscito un nuovo racconto di Simone ContiDampferchroniken, steam-chronicle che ospita nel ruolo di inviato di guerra nientemeno che Robert E. Howard. Dato il peso del personaggio, sarebbe lecito aspettarsi un baricentro narrativo tutto spostato sulla sua figura: e invece no, protagonista assoluta è una guerra paradossale tra Crucchi e Yankee, dai risvolti strabilianti. Zeppelin, carne sciolta dal vapore e disintegrata dall’elettricità, soldati meccanici e re-automa in un delirio degno di un Phil Dick in cui The man in the high castle e i Simulacra sbufferebbero pensieri e paranoie incandescenti e nebulizzati.

Draquila

Posted on Giugno 16th, 2010 in Rassegna stampa, Sguardi | No Comments »

Da repubblica.it apprendo delle dimissioni dell’assessore alle politiche sociali del capoluogo abruzzese, Giustino Masciocco: “La città subisce giornalmente una violenza sia essa amministrativa, politica, contabile, finanziaria. Per coprire i torti e le mancanze fatte a questo territorio, di fronte all’opinione pubblica nazionale, siamo spesso rappresentati come una massa di ingrati o di ‘menti fragili’ e rancorose. Non meritiamo questo. Né vogliamo che si nasconda dietro alle difficoltà della crisi economica mondiale la discriminazione che subiamo rispetto al trattamento di altri terremotati”.

Una città, dice Masciocco, “ostaggio del governo”.

Pochi giorni fa ho visto l’ex assessore in Draquila, il discusso film di Sabina Guzzanti. Non prendo parte alla discussione “Guzzanti sì, Guzzanti no” e vi dico che il documentario merita di essere visto, al di là di tutto. Mette in fila i fatti ed evita di speculare sulle sofferenze della gente che il terremoto l’ha vissuto sulla pelle. Una sconcertante galleria degli orrori: dal duty free del mattone alla sospensione della democrazia. Certo, un’inchiesta giornalistica coi fiocchi è un’altra cosa, ma in questi tempi afosi ogni spiffero diventa un respiro.

Con Dino Campana a San Salvi

Posted on Giugno 14th, 2010 in Appunti, Scriptorium | No Comments »

Il manicomio “totale”: 32 ettari e 20 padiglioni, questo era San Salvi a Firenze fino alla chiusura nel 1978 per effetto della legge Basaglia. Fortemente caldeggiata dall’eminenza della psichiatria Tamburini, la struttura nasce nel 1890 con l’idea di divenire una cittadella dei “matti”, completamente isolata dal resto della città. Un isolamento estremo che spinge l’architetto Giacomo Roster a utilizzare volte a quattro per massimizzare il rimbombo negli ambienti ed evitare la comunicazione tra i “degenti”; Roster per i medici aveva anche progettato dei camminamenti tra padiglione e padiglione dai quali, a distanza, decidevano le terapie.

Tra gli ospiti illustri, figura con ricovero nell’anno del Signore 1918 anche il poeta Dino Campana, al quale Firenze - “sogno abitato da immagini plastiche”, la chiamava - non ricambiò l’incondizionato amore, ma anzi lo rinchiuse nel suo ventre oscuro per 14 anni.

Il resto degli inquilini erano sì persone che soffrivano di disturbi psichiatrici, ma anche una grande quantità di gente povera, giovani madri di bimbi indesiderati, omosessuali e chiunque uscisse fuori dalle righe anche solo, tanto per citare un esempio a caso, per aver denunciato un ministro per tangenti sui lavori della ferrovia. Stando alla densità della popolazione di San Salvi (nel 1890 circa 4000 persone), Firenze a cavallo tra il XIX e il XX Secolo era una città sull’orlo della follia: su un totale di 170.000 abitanti, era praticamente fuori di testa un fiorentino su 40.

Un mondo nel mondo, frattale al nostro, fino a spaccare la metafora. Donatella Lippi nel suo San Salvi, Storia di un manicomio riferisce che tra le varie terapie - elettroshock, morfina, eroina - era consuetudine somministrare in maniera crescente insulina, fino a provocare un coma ipoglicemico profondo, “spezzato” dalla somministrazione di zucchero per os o di glucosio per via edovenosa. Una terapia dello zucchero. Vi ricorda qualcosa?

Attualmente la struttura ospita strutture della Asl locale, la compagnia teatrale Chille de Balanza -  che si impegna nel mantenere viva la memoria di questo lager della mente - e una parte “occupata”.

* * *

Nella foto, Dino Campana. Struggenti le foto di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, che nel 1968 documenteranno la drammatica situazione di San Salvi.

L’inquietante Verità di Robert Reed

Posted on Giugno 12th, 2010 in Drowned Words, Fantascienza, From Other Sites | No Comments »

Il lato “pop” della letteratura dell’inquietudine. Strani ospiti su Thriller Magazine.

Chi dà il nome agli uragani

Posted on Giugno 11th, 2010 in Drowned Words, From Other Sites | No Comments »

“La Francia, Mademoiselle, è quel Paese dove ci sono migliaia di formaggi diversi e milioni di teste di cazzo tutte uguali“, dice l’edicolante Papelard a Linda Bastiglia, giornalista in trasferta catartica a Parigi. Monsieur dimentica di dire però che oltralpe ci sono anche un sacco di casini, grossi almeno come una quarantina di arrondissement. Ed è proprio in un paio di questa specie — very very big troubles — che si caccia la signorina Bastiglia in Chi dà il nome agli uragani: un serial killer che semina panico nella metrò di Paris gettando la gente sotto i treni e una nuova occupazione della Sorbona. Dopo il Grande Maggio, il Terribile Novembre.

Il resto della recensione del secondo romanzo di Laura Campiglio è su Thriller Magazine.

Libertà di stampa

Posted on Giugno 10th, 2010 in Megafono | No Comments »

Segnalo l’appello di Editori Laterza.

Sul controverso  ddl 1425 Massimo Carlotto scrive: “Il vero obiettivo di questa legge è l’impunità. L’Italia dei prossimi anni sarà terra di conquista di cordate politico-economiche, con precise infiltrazioni mafiose, che si spartiranno i grandi affari, cioè le infrastrutture e tutti quegli altri progetti destinati a consumare e distruggere territorio. Solo un’opinione pubblica informata e consapevole potrebbe essere in grado di fermare questo scempio, arginare la corruzione e l’infiltrazione criminale. Potrebbe anche fare di più e cioè fare piazza pulita di questa classe politica che da troppi anni sta opprimendo questo Paese. Imbavagliare la stampa è solo il primo atto, poi toccherà a tutti. Ai giornalisti coraggiosi non resta che la disobbedienza civile e a noi tutti il dovere di non lasciarli soli”.

Pagare dazio

Posted on Giugno 9th, 2010 in Rassegna stampa | No Comments »

Autostrada A3, Salerno-Reggio Calabria, più che il nome di una strada, il titolo di un film horror. La chiamano anche l’eterna incompiuta, agli occhi del mondo praticamente un girone dantesco. Nata nel ‘64 per collegare il resto d’Italia alla Calabria “Terza Isola”, a tutt’oggi striscia su un ammodernamento che è un incubo di deviazioni, frane, morti, tangenti, materiali scadenti, ‘ndrangheta e altre meraviglie da far venire il cagotto anche a Edgar Allan Poe. L’Anas conta di terminare i lavori entro il 2012-2013: 440 chilometri per un costo che a chilometro si prevede che sfonderà  i 22 milioni e 700 mila euro. 2+2=più di 10 miliardi di euro.

All’annuncio del pedaggio sull’Autostrada Che Non C’è segue, random, la notizia dei 52 arresti per tangenti per i lavori sul tratto tra Gioia Tauro e Palmi. C’è qualcosa che non va, che non mi torna o forse si tratta di quello strano prurito cerebrale che ti prende quando le cose, messe una accanto all’altra, filano fin troppo bene assieme: è come guardare un topo che si mangia il formaggio sulla trappola e interrogarsi sul perché la molla non scatti per staccargli la testa, fino a quando il gruviera non finisce e il roditore se ne torna satollo nella sua tana, senza pagare dazio.

Nebbia sul ponte di Tolbiac

Posted on Giugno 2nd, 2010 in Drowned Words, Emersioni, Sguardi | 3 Comments »

Nestor Burma - di professione private eye - è la creatura post-Maigret di Leo Malet o anche il Philip Marlowe della Parigi a cavallo tra gli anni ‘40 e ‘50 del secolo scorso. Un’altra epoca? Può darsi. L’occupazione nazista e cosiddetto Regime di Vichy misero la Francia in ginocchio e la prepararono al gollismo. Gli scossoni e i rinculi storici di intere nazioni non sono di sicuro spettacoli mai replicati.

Malet fece girare la capitale francese a “Dinamite” Burma in lungo e largo rimestando, arrondissement per arrondissement (ne I nuovi misteri di Parigi), in una quantità di polvere, torbido e pioggia. Il non plus ultra del polar. Un nero concentrato di avventura, malinconia, ironia e morale fuori dallo status quo. Di tutta l’epopea burmiana Jacques Tardi ne adattò a fumetti quattro storie, aggiungendone un’altra scritta di suo pugno.

Il tratto di Tardi si sposa alla perfezione con la Parigi raccontata da Malet per bocca di Burma: la nebbia, le sfumature di grigio e la pioggia che avvolge i protagonisti di una sorta di struggente pietas anarchica.

Ed è proprio la militanza anarchica del personaggio e del suo autore a esondare sul ponte di Tolbiac, dove i morti ballano la loro danza: un insieme di movimenti evanescenti e un frusciare di veli dal quale non si riesce a staccare gli occhi.