Archive for Novembre, 2009

Il nucleare è una grossa cazzata

Posted on Novembre 29th, 2009 in Rassegna stampa | 4 Comments »

Certo, lui lo ha detto in maniera più elegante e argomentata, ma c’è da crederci.

Orgoglio Zombie

Posted on Novembre 26th, 2009 in Emersioni, Gallery | 2 Comments »

Alla fine l’ho preso, Orgoglio e pregiudizio e zombie, parodia splatter a opera di Seth Grahame-Smith del celeberrimo romanzo della signorina Jane Austen (di cui qui accanto potete ammirare un mirabile ritratto rx-oriented; anche in questo caso, come per Wenger, mi scuso con familiari, eredi e parenti alla lontana). Ormai non ci posso fare niente, nutro verso il non morto carnivoro una simpatia che mi porta ad assecondare una specie mania della raccolta di materiale in putrefazione.

Questo mash-up (parodia e contaminazione) letterario può essere accolto con divertito distacco, orrore e sdegno o trionfante libidine. Personalmente ne sono incuriosito, anche se fiuto che la cazzata è giusto dietro l’angolo.  Visto che sono un miscredente senza orgoglio e con pochi pregiudizi, ho preso i due romanzi - l’originale e la parodia - e conto di leggerli in contemporanea. Come metodo per farsi un’opinione mi sembra più che valido. Vedremo alla fine del “doppio viaggio” che ne verrà fuori.

Killshot

Posted on Novembre 24th, 2009 in Drowned Words, From Other Sites | No Comments »

La recensione su Thriller Magazine del romanzo del vecchio Dutch.

Leonardo Sciascia (1921-1989)

Posted on Novembre 20th, 2009 in Bassitalia, Emersioni | 3 Comments »

Leonardo Sciascia ci lasciava giusto 20 anni fa, il 20 novembre del 1989. Leggerlo, per me, è valso a livello formativo più del corso universitario che ho frequentato. Mi ha disvelato le trame torbide del potere e la natura antropologica del malaffare; e poi fu anche maestro di scrittura insostituibile (il genere al servizio della speculazione e dell’azione civile, l’arte del “cavare”). Senza ombra di dubbio, uno degli intellettuali più cristallini dell’Italia del ‘900.

Mi accorgo di quanto è stato importante anche adesso, che ho fra le mani il dattiloscritto del romanzo scritto a quattro mani con Giovanni; un tentativo di tracciare i confini di un sud come regione mentale.

Pubblico qui, per ricordarlo, la scheda che preparai per il Dizionoir.

Grazie, signor Sciascia.

* * *

Leonardo Sciascia nacque a Racalmuto nel 1921. E questa volta data e luogo di nascita non sono puri dati anagrafici ma, come per tutti del resto, e per lui forse un po’ di più, sono segni del destino. Racalmuto, per gli arabi Rahal-maut, villaggio morto. A tal proposito, citava Borges: “Ho l’impressione che la mia nascita sia alquanto posteriore alla mia residenza qui. Risiedevo già qui, e poi vi sono nato”. Mi pare cioè di sapere del paese molto più di quel che dalla memoria altrui mi è stato trasmesso. [1] Nascere nel ’21, poi, vuol dire crescere sotto il Fascismo.

Di origini arabe, cresciuto sotto Mussolini nelle zolfare care a Pirandello, nella terra del “pirandellismo reale”, l’isola nell’isola nell’isola uomo. L’isolamento, la diversità, l’oppressione del regime. Tutto questo bastò a segnare il ragazzo che diventò Leonardo Sciascia, l’uomo, lo scrittore, l’intellettuale cristallino, spesso scomodo per l’establishment. E necessario, come tutti i pensatori liberi e scomodi.

La sua opera è vasta, citeremo solo alcuni esempi della parte, per così dire, “gialla”. Il giorno della civetta, il romanzo che lo consacrò, A ciascuno il suo, Il contesto, Una storia semplice, Todo modo e il romanzo-inchiesta La scomparsa di Majorana.

Per Sciascia il giallo fu un modus operandi letterario, un’inchiesta senza giudici e senza boia, tanto per citare Dürrenmatt, scrittore a lui caro, un’indagine sulla realtà in cui la mafia viene chiamata per nome (prima di lui non era mai successo), il cui la giustizia vacilla e le trame del potere brillano nell’oscurità, spesso illuminate dalla luce fioca di una candela in una chiesa. In definitiva, un parte consistente della storia del nostro Paese nel secondo dopoguerra.

Lo stile poi, essenziale, che scaturisce dal lavoro che l’autore stesso definisce arte del cavare; un’astuzia, oltre che una modalità stilistico-narrativa, rivolta a “parare le eventuali e possibili intolleranze di coloro che dalla mia rappresentazione potessero ritenersi, più o meno direttamente, colpiti. Perché in Italia, si sa, non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuol fare sul serio.” [2]

Leonardo Sciascia, una luce da seguire, non da spegnere nel buio delle accademie, una voce libera in un Paese dove la libertà spesso è solo una parola scritta. Di voci così ce ne sono state e ce ne saranno sempre di meno, voci che si spengono o che vengono spente, misteriosamente.

“Il popolo”, sogghignò il vecchio, “il popolo… il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se le appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna… Non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall’antichità, una generazione appresso all’altra…”

Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta.


[1] Leonardo Sciascia, Opere vol. III, a cura di C. Ambroise, Bompiani, Milano, 1991
[2] Nota presente ne Il giorno della civetta, Adelphi Edizioni, Milano 1993.

La chiesa elettrica

Posted on Novembre 19th, 2009 in Emersioni, Fantascienza | 3 Comments »

La chiesa elettrica (The Electric Church) è il primo dei tre romanzi di Jeff Somers con protagonista Avery Cates (gli altri due sono The Digital Plague e The Eternal Prison), killer in un mondo di killer, morti di fame ed elite di ultra-ricchi; un mondo unificato, piatto, globalizzato in senso assoluto e sotto la cappa pesante di forze di polizia ben oltre il limite dell’umana tolleranza. In un posticino così accogliente, prolifera il culto di Mr. Squalor, che millanta di rendere immortali con un semplice trapianto di cervello in un organismo cibernetico, destinato a sfidare senza timore alcuno le sabbie del tempo. Insomma, cercare di vedere “un’infinita scia di tramonti” per provare a mondarsi di ogni peccato.

Le premesse per un romanzo concept sul misticismo e la religione ci sarebbero tutte (Dio ce ne scampi!), ma Somers già dalle prime pagine getta solide basi per lo sviluppo di un plot dal thrillig serrato. Mette Avery nella merda fino al collo e lo fa inseguire da mezzo mondo.

Non nego che la lettura è stata piacevole e divertente, alla fine tutto torna ma… per buona parte del romanzo si ha la sensazione di essere presi per il culo con l’intervento di un deus ex machina che salva a ripetizione la pelle al nostro eroe. Interventi più che giustificati dalla soluzione del finale, ma che perpetrati nella ripetività delle situazioni e delle scene d’azione, svilisce il ruolo del lettore che, credo, oltre che spettatore vorrebbe essere partecipe dello sviluppo della trama. Questo, unito agli scenari non sempre brillanti, fa perdere di potenziale un romanzo che nel complesso risulta essere comunque buono e godibile.

Resta la curiosità di vedere che combinerà Somers con le prossime uscite, tutto sommato non è un autore da perdere di vista. Chissà, forse potremmo vedere uno spaccato più preciso dell’interessante (ma poco auspicabile) Mondo Unificato in cui sguazza Avery Cates.

Roberto Saviano

Posted on Novembre 12th, 2009 in Bassitalia, Megafono | No Comments »

… e il peso delle parole.

Verso Verso

Posted on Novembre 10th, 2009 in Connettivismo, Fantascienza | 4 Comments »

Ho preso E-Doll, del “collega connettivista” Francesco Verso, Premio Urania 2008. Leggiucchiate le prime pagine: promette bene. Ne riparleremo più avanti.