Archive for Settembre, 2009

Mr B.

Posted on Settembre 30th, 2009 in Gallery | 2 Comments »

Inauguro oggi una nuova categoria, tutta votata a dare sfogo alle derive PS del fancazzismo grafico più ignorante. La prima puntata è tutta per Mr B.

Ladri di corpi (menti comprese)

Posted on Settembre 29th, 2009 in Drowned Words, Fantascienza | 4 Comments »

Da quando nel ’54 Jack Finney scrisse The body snatchers, il romanzo ha avuto diversi adattamenti cinematografici – ricordiamo il celebre L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel e Ultracorpi: l’invasione continua di Abel Ferrara – persino delle parodie (Totò nella luna, di Steno) e una grande varietà di interpretazioni: da un riflesso del maccartismo che soffocava gli Stati Uniti in una morsa paranoide, fino a letture psicanalitiche o simil-freudiane.

Leggendolo ora, in questo losco passaggio temporale dominato dai media, viene a galla un aspetto interessante sull’invasione dei baccelli/parassiti venuti dallo spazio per prendere il nostro posto: gli ultracorpi e la comunicazione di massa.

Nel romanzo di Finney la sostituzione avviene senza che nessuno se ne accorga e, in pratica, alla luce del sole. I giornali in qualche maniera la annunciano, anche se dedicandogli – inconsapevolmente – piccole colonne sulla cronaca locale, notizie bollate come semplici stranezze. La realtà si rivolta come un calzino e dolce è naufragare nel mare della confusione:

Avevamo sotto gli occhi la prima pagina del San Francisco Chronicle, e i titoli, che parlavano di rapimenti, omicidi e violenze, della corruzione degli amministratori pubblici, ci parevano tutte cose comprensibili e normali, quasi piacevoli.

La realtà della cronaca dunque è un’altra, più familiare. Qualcosa di cui riconosciamo il volto, rassicurante fino al paradosso. Comunicare in questa situazione è un bel guaio, anche se resta una condizione fondante della nostra specie. Banale, sì. Ma quei Cosi lo sanno bene. Cominciano a farci paura sul serio quando si impossessano dei centralini telefonici.

Così, saltando di palo in frasca mi trovo a pensare: qualcuno avrebbe dovuto impedire a quell’altro Coso di impossessarsi dei “centralini” di tutta Italia. Qualcuno chi, poi? Noi? Una banda di alieni bolscevichi o una falange leghisti col forcone? Dàbliu Vi?

Parola di Wenger

Posted on Settembre 26th, 2009 in Rassegna stampa | 10 Comments »

“Non c’è migliore educazione psicologica che crescere in un pub; perchè quando hai cinque o sei anni incontri ogni genere di gente e capisci quanto possono essere crudeli l’uno con l’altro. Fin da piccolo, ricevi un’educazione pratica sulla psicologia e il modo di ragionare delle persone”.

Così parlò Arsene Wenger, capoccione alla guida dell’Arsenal. E detto in questa maniera, il pensiero potrebbe anche essere profondissimo, ironico e assieme inquietante; ma contiene un piccola - ma chiara e fresca come una pilsner scolata a mezzodì d’estate - verità: la naturale tendenza di noi scimmie scappate dalla foresta di andarlo a mettere sempre nel posto in cui, di sovente, meno lo gradirebbe il nostro prossimo.

In ogni caso, forse è meglio leggersi tutto l’articolo

Nota: Mi scuso con Wenger e la sua famiglia per questo ritratto satanico fatto con PS, forse è la mia indole malsana da Gobbo.

H2O

Posted on Settembre 24th, 2009 in Megafono, Rassegna stampa | 3 Comments »

C’è acqua sulla Luna.

Wow, che meraviglia! Un giorno potremmo estrarla e farne ossigeno. Andremo a vivere sul satellite delle nostre brame, gente! Acqua, acqua in ogni dove!

O forse no. Noi non ci andremo mai, sulla Luna. Ci andranno loro. Fabbricheranno mari e oceani nuovi di zecca, puliti, cristallini. Sopra ci costruiranno palafitte-resort in cui si rilasseranno tutto l’anno bevendo aperitivi, pippando coca lunare e organizzando orge con minorenni sfornate in laboratorio. Ogni tanto - per non annoiarsi - guarderanno con telescopi potentissimi i poveri cristi rimasti sulla Terra ad arrostire piano piano.

Passeranno generazioni e generazioni, finché loro non potranno non sentire il richiamo della foresta, l’urlo bestiale delle loro origini: negli oceani artificiali nascosti nel lato oscuro della Luna cominceranno a seppellirci merda di ogni tipo. E allora passeranno anni e anni, prima che vada in vacca anche la Luna. Ma sarà inevitabile.

 

Sangue del mio sangue

Posted on Settembre 24th, 2009 in From Other Sites | No Comments »

“Ci può essere un altro modo di raccontare la Sicilia? Io credo di sì. Soprattutto credo che sia interessante soffermarsi sulla cultura dell’illegalità, che è un fenomeno più ampio di quello mafioso. Anzi, la mafia ne rappresenta solo un aspetto”.

Intervista a Salvo Toscano su TM.

Army of (our) Darkness

Posted on Settembre 21st, 2009 in Drowned Words, Sguardi | 5 Comments »

La Cineteca di Bologna nel mese di settembre omaggia Sam Raimi proiettando alcuni dei suoi film, giusto per rispolverare il genio del regista statunitense prima della visione del suo ultimo Drag me to hell, uscito in Italia proprio in questi giorni. Ne ho subito approfittato per andare a vedere Soldi spochi (1998) (un noir simil Cohen Bro, un agosciante quasi-capolavoro) e rivedere, questa volta su grande schermo, L’armata delle tenebre.

Dei film che compongono la trilogia di Evil Dead, Army of darkness viene generalmente considerato il più cazzone, quello in cui emerge con più forza la vena comica del regista e vengono esaltate le doti da slapstick del protagonista Bruce Campbell.

Vero, ma non del tutto.

Rivedendolo dopo tanti anni, mi sono accorto che la pellicola può essere considerata uno psicodramma in salsa fantastica degno del Phil Dick più paranoico. La celebre battuta che Campbell recita nel finale, “Mi chiamo Ash, reparto ferramenta” - in questo senso - diventa una vera e propria chiave di lettura. E questa non è certo una finezza, dato che viene lasciato intendere palesemente che il tutto potrebbe essere un trip del protagonista.

Il punto è: che trip!

Non solo il semplice parto fantasioso di un americano medio, erotomane, gradasso e machista, ma un viaggio in una paranoia in cui una personale e canonica battaglia tra l’Io e l’Es sconfina nella collettività, diventando paranoia di massa (da sempre, i fantasmi che inseguono Ash nelle sue avventure, assomigliano di più a delle ossessioni autoprodotte piuttosto che a ectoplasmi).

Di più, il gusto per la parodia e la commedia di Raimi delle volte sconfina nel sarcasmo e forse addirittura nella satira (memorabile è la scena il cui il Necronomicon, il Libro/la Conoscenza Assoluta, tenta di mangiare la testa ad Ash/Campbell).

Insomma, da rivedere. E da non prendere troppo sottogamba. A modo suo, Army of darkness è un piccolo film d’autore.

Se dio vuole…

Posted on Settembre 17th, 2009 in Megafono, Rassegna stampa | 1 Comment »

, sarà il caso di accendere un cero a Sant’Antonio?

Io sono vivo, voi siete morti

Posted on Settembre 17th, 2009 in Drowned Words, Fantascienza | 2 Comments »

Voci autorevoli dicono che quella di Emmanuel Carrère non è la migliore biografia di Philip K. Dick;  di recente è stato ristampato il malloppazzo opera di Anne Dick, terza moglie dello scrittore, poi tra le migliori -  dicono - c’è quella di Lawrence Sutin. Non so quanti “buchi” Carrère abbia riempito con la sua fantasia, né quanto di quello che c’è scritto in Io sono vivo, voi siete morti sia aderente alla realtà. Nel leggerlo, mi sono basato su quel poco che già sapevo del compianto Phil.

Quello che è certo, è che la vita di P. K. D. è - nella sua esemplarità - più di una semplice storia di un uomo che faceva lo scrittore, anche perché di mestiere, in realtà, era un pensatore a tempo pieno, un organismo-accumulatore nato per rimuginare a loop, un vampiro delle idee, costantemente sul confine che separa la notte dall’alba.

Un uomo che ha vissuto intensamente il suo karma neurotico, spiattellandolo senza filtri nei suoi libri. Senza volerlo (o forse desiderandolo con tutte le sue forze) un profeta che ha ridisegnato la cartografia del Reale.

Me lo immagino così, Phil: come uno che si trovi su una strada statale, secondaria, di notte, di quelle a due corsie, con la linea tratteggiata che si perde in lontananza, come un rivolo di mercurio in un fiume di catrame. Una luce che proviene dalle sue spalle illumina debolmente la scenografia lynchana, mentre lui passeggia sulla linea che divide le due corsie, le braccia alzate per mantenere l’equilibrio. Ogni tanto si ferma, si mette in quilibrio su una gamba, poi sull’altra, s’acciglia, corre in avanti poi torna indietro. Spesso sorride. Avanti e indietro, fino a quando sulla strada lui e la luce alle sue spalle non sono altro che un’unica lucciola che si perde all’orizzonte.

Walking Dead 3: Al sicuro dietro le sbarre

Posted on Settembre 16th, 2009 in Emersioni | No Comments »

Al sicuro dietro le sbarre. Potrebbe stare tutta qua l’anima di questa appassionante soap-zombie-opera: nel paradosso più profondo . Nessun gioco di prestigio, nessun divertissement; a tal proposito, Blaise Pascal, il nemico giurato del “divertimento”, scriveva: “Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno deciso di non pensarci per rendersi felici”.

Hai ragione, Blaise, ragione marcia anche in questi tempi balordi, ma Kirkman genera un parodosso che forse ti avrebbe fatto vacillare: diverte raccontandoci qualcosa che, così fedelmente descritto, non è per nulla divertente. E in questo non c’è niente di morboso. Divertire: dal latino devertere, deviare, allontanarsi. Con Walking Dead, per quanto ti allontani dalla realtà, tanto più ti ci avvicini (che poi dovrebbe essere lo scopo di gran parte della letteratura di genere, no?). Gettandoci nella mischia con un manipolo di personaggi in questo psicodramma apocalittico, l’autore ci rende partecipi di un esperimento in cui crediamo di essere semplici spettatori, senza sospettare minimamente di essere sulla ruota a ballare col ratto da laboratorio.

Ogni vicenda di questa odissea sembra nascere da una fetta del nostro cervello, osservata nella controluce di un tomografo. E le volute della nostra corteccia non sono esattamente una passeggiata al luna park, benché imbevute di belle speranze: “A sentire Kirkman, che i suoi eroi così umani, picareschi e fragili li ama tanto da volerli torturare in ogni possibile modo, tutte queste buone intenzioni sono destinate a restare una pia iluusione” (Andrea Voglino, dall’introduzione al terzo volume di The Walking Dead).

Al sicuro dietro le sbarre, già: forse conviene svegliarci ed evadere, amici, prima che un secondino incazzato mulinelli il manganello per farci il culo. O prima che al nostro compagno di cella venga voglia mangiarci vivi.