Archive for Luglio, 2009

Il campo di cipolle

Posted on Luglio 31st, 2009 in Drowned Words, From Other Sites | No Comments »

La recensione della tragedia/collisione Campbell/Hettinger/Smith/Powell raccontata da Joseph Wambaugh.

Tools of the trade

Posted on Luglio 30th, 2009 in Appunti, Emersioni, Scriptorium | 4 Comments »

Stephen King l’ha chiamata cassetta degli attrezzi, ovvero tutti gli strumenti linguistici e le tecniche narrative che uno scrittore mette da parte per portare avanti il suo lavoro di artigiano. Personalmente, credo molto nella scrittura “artigiana”, allo scrittore col pennino sulla ‘recchia e il mento affondato nel palmo della mano non ho mai dato troppo credito.

Ernest Hemingway - intervistato da George Plimpton nel 1963 per The Paris Review - dichiara che “lo strumento essenziale per uno scrittore è un merdadetector a prova d’urto”. Hem si riferiva alle generalizzazioni sulle nozioni di scrittura e in particolare agli scrittori privi d’un minimo senso di giustizia o ingiustizia.

Adesso, credo di non avere ancora abbastanza “martelli e chiodi” per attaccare le storie che frullano in testa, ma - in assoluto - un merdadetector forse ci vorrebbe sul serio, ad ampio spettro, con una memoria quasi infinita: di questi tempi, potrebbe andare in tilt appena acceso.

La sottile linea scura

Posted on Luglio 27th, 2009 in Emersioni | No Comments »

“Non sempre la vita dà soddisfazione e, al tirar delle somme,
carne e polvere finiscono per rivelarsi la stessa cosa”.
Buster Abbot Lighthorse Smith

Texas, 1958. Tempo sommerso: provincia e segregazione razziale, segregazione - a ben vedere - totale. Alla fine della storia resta solo, inesorabile, il canto dei grilli in una notte d’estate. Una melodia che ci fa pensare a una provincia in cui l’urbanizzazione è ancora in fase embrionale, di là del paesello c’è ancora la natura, che incombe come una sovrastruttura mentale (è comune l’idea di identificare la campagna - con le sue bestie d’ogni tipo e la sua vegetazione rigogliosa - con la vita; ed è anche vero, se non fosse che tanto più forte è l’urlo della vita, tanto più sibila l’alito della morte).

Puro Joe R. Lansdale. L’impianto narrativo è sorprendentemente semplice ed efficace: un romanzo mainstream cotto in salsa giallo-noir, pepato con un po’ di horror.

Buon Dio! Il Sud di Joe. La merda di piccione sulla statua del generale Lee mi ha fatto venire in mente il corrispettivo organico che orna le statue di Garibaldi in tutta Italia. Tutto il mondo è paese, anche se spesso capovolto. Miracoli del guano. Il Sud e la provincia come State of mind. E’ innegabile che al giorno d’oggi viviamo una situazione simile, tanto da farmi pensare che la deriva xenofoba che c’ammorba da Aosta a Lampedusa, passando per le lande padane, sia uno dei pochi fili che tiene unito il nostro Paese e che, in fin dei conti, sembriamo tutti dei terroni texani del 1958.

La dolce vita

Posted on Luglio 23rd, 2009 in Bassitalia, Rassegna stampa | 1 Comment »

Per la ‘ndrangheta non è una novità delocalizzare/riciclare i proventi illeciti in imprese più a nord di Bassitalia. Questa volta, però, l’acquisto e la gestione di locali nella Roma chic colpisce. Suggerisce una transizione della criminalità organizzata nella Società dello Spettacolo. Migrazione già in atto e ampiamente documentata (vedi certi atteggiamenti da divi del cinema di alcuni camorristi descritti da Saviano). Cosa che né scandalizza né stupisce: è un semplice atto di sopravvivenza, di aderenza alla società attuale.

In fondo, assieme a una certa apologia cinematografica e letteraria, la spettacolarizzazione della mafia accrescerebbe l’umanizzazione di certi personaggi agli occhi del pubblico/società (in)civile.

Peccato che i reality paiono essere in declino: non meraviglierebbe un gioco a premi (magari con sconti di pena) in cui protagonisti siano malavitosi patinati, impegnati non già a tirare a segno, ma a domare belle squinzie naviganti in aperitivi di lusso.

Poveretti, in, fondo, neanche loro sono dei santi.

Favola ballardiana

Posted on Luglio 1st, 2009 in Emersioni, Rassegna stampa | 1 Comment »

Da Repubblica.it:

Si chiama Katrina Burgess e la sua storia sta facendo il giro del mondo. Una storia finita bene che ha assunto i contorni di una favola. Katrina, di professione modella, ha rischiato di morire a causa di un incidente automobilistico. Finita con la vettura in un fossato nel Somerset ha riportato gravi lesioni alla schiena e alla colonna vertebrale. La chirurgia ha fatto il resto: Katrina oggi è una delle modelle più ambite (in parte anche per la sua incredibile storia) e lavora grazie a 11 chiodi al titanio che contribuiscono a mantenere attiva e a sostenere la colonna vertebrale.

* * * 

La “favola” l’avrebbe potuta scrivere J.G. Ballard. Le sue intuizioni continuano a essere un centro di gravità della quotidianità dei media. Anche se il concetto di celebrità che permeava le pagine di The Atrocity Exihibition e di Crash è svanito da un pezzo: poche sono le concentrazioni durevoli di attenzione su una sola figura (vabbé, ci sono dei casi eclatanti, ma sono in gran parte personalità politiche): insomma, nessuna Jackie e nessuna Marilyn all’orizzonte. La celebrità è diventata un fantasma autonomo, libero di divorare il nostro immaginario. Mi chiedo dove ci porterà l’iperesposizione mediatica, cosa succederà quando varcherà il confine dell’oblio subcosciente. 

Nonostante il fluire del tempo - e il lento mutare dello scenario - il punto di vista di Ballard rimane senza alcun dubbio attuale, solo attutito dal rumore di fondo.

“Quale nuova algebra sarebbe stata capace di dare un senso a tutti questi elementi?”