Archive for Marzo, 2009

Back from Eurocon

Posted on Marzo 30th, 2009 in Connettivismo, Fantascienza, Megafono | 8 Comments »

Appena rientrato da Fiuggi, dove si sono tenuti contemporaneamente la Deep, l’Euro e l’Italcon 2009. Tre giorni talmente densi di eventi, incontri, confronti, persone, opinioni, vino e chi più ne ha più ne metta, che potrei perdere un mese con le mani sulla tastiera per scriverne un resoconto dettagliato. Sul serio, troppa roba.

Per me è stata la prima Con, un vero e proprio turbinio di testa e de panza (ovvero, moti di pensieri e sensazioni). Provando a fare un po’ di ordine nel cranio, in estrema sintesi emerge un sincero ringraziamento a Giovanni De Matteo, Giorgio Raffaelli, Salvatore Proietti, Andrea Jarok e Franco Brambilla (oh my god, un premio Europa! :-) ) e a tutti gli altri che hanno collaborato a rendere possibile la realizzazione e la presentazione al pubblico di quel piccolo gioellino che è Next International, oltre a un paio di semplici considerazioni:

1) I tempi sono maturi affinché il Connettivismo esca dalla sua adolescenza e cerchi la via della maturità.

2) Ogni considerazione sulla fantascienza e la narrativa di genere italiana (esclusi, per ovvi motivi, il giallo e il noir) va a farsi benedire se continuiamo a lamentarcene piuttosto che scriverla (e leggerla). Lapalissiano e banale, ma alla fine è così.

Che fare, allora?

1) Darsi materiale (anche critico) da cui partire, assumere un forma più organica. Per questo spero che Next-Station.org 2.0 sarà un punto di riferimento.

2) Scrivere, (nel mio caso, imparare a…) scrivere, scrivere e ancora scrivere.

Per finire, un sibillino avviso di pubblica utilità: stiamo per entrare nell’era del Fuco, conosciuto anche come Fuck-O, la sua ferormonica presenza incombe su di noi.

 

Epidemia

Posted on Marzo 19th, 2009 in Megafono, Rassegna stampa | No Comments »

Benedetto XVI dice: “L’Aids non si vince con preservativi”. Hum, interessante, molto coscienzioso, - penso - l’etica e la morale con cui gonfia il petto il Vaticano va a farsi benedire: Fausto Della Porta scrive sul Manifesto del 18 marzo che dal 1980 in qua l’HIV “ha ucciso in Africa almeno 25 milioni di persone”, più di quattro Shoah messe assieme. 

Rewind. 

Guardo la foto ANSA che ritrae il Pontefice che saluta prima di prendere il volo per il Camerun, metà dello scatto è occupato dal logo dell’Alitalia. Pensiero sotto-corteccia: il Papa viaggia con la compagnia di bandiera che è tutt’altro che morta, l’economia va a gonfie vele, va in Africa a parlare ai bambini poveri, quelli col ventre gonfio, mangiati vivi dagli insetti. Ci va di corsa, vola con Alitalia. Va tutto bene.

Play.

Omissione di soccorso. In Italia si consuma il dramma di leggi che vorrebbero fare diventare gli immigrati e i loro bambini invisibili. Si lanciano appelli nel vuoto, sottoscritti anche da associazioni cattoliche. La nebbia in testa si fa sempre più fitta.

Fast Forward.

1980-2009. Quasi trent’anni. 25 milioni di vittime. 2010-2040, altri trenta: chissà se l’epidemia che attacca il pensiero,la parola e l’azione dei potenti della Terra li avrà finiti di divorare? O forse dobbiamo aspettare che i milioni di morti - pensate a queste tre parole, rigiratevele fra le labbra: Milioni di Morti - diventino 50?

Stop?

Bologna, Interzona

Posted on Marzo 16th, 2009 in Emersioni, Megafono | 3 Comments »

Nella preparazione di un intervento per la prossima uscita di Next Station 2.0, sto rispolverando le vecchie pagine dello Zio Billy, autore di quella bibbia (im)possibile che è il Pasto Nudo. Brandelli di realtà per bocca del dott. Benway, frammenti di un continuum che con-fonde passato presente e futuro.

Nel delirio del venerabile Zio, ho visto Bologna nelle vie di Annexia, Città Nuda:

Nessuno osava mai guardare in faccia gli altri a causa delle severe leggi contro le molestie, sia di natura verbale che no, per qualsivoglia scopo, sessuale o di altro genere. Tutti i caffè e i bar erano chiusi. Si poteva ottenere alcolici soltanto con un permesso speciale e gli alcolici così ottenuti non potevano nessere né venduti né regalati né in alcun modo dati ad altri; la presenza di altri nella stanza era considerata una prova prima facie di cospirazione nel passaggio di alcolici ad altri.

Banale analogia o deriva possibile?

A nessuno era permesso chiudere a chiave la porta e la polizia aveva dei passe-partout per ogni stanza della città. Accompagnati da un sensitivo, gli sbirri irrompono nell’alloggio di chiunque e cominciano a cercare.

Adesso che lo Sceriffo sta per deporre la sua stella di latta, tutto può succedere.
Urla l’elettorato moderato - Ma va là, deliri di una checca tossica! Falsi profeti, false profezie.
E no, signori miei, William Seward Burroughs non ha visto il futuro, ma ci ha messo in condizione di leggere sopra, sotto, fuori e fra le righe del continuum. Forse, dopo tutto, la Storia è solo una brutta Scimmia.

Il G8 in casa

Posted on Marzo 11th, 2009 in Megafono, Rassegna stampa | 4 Comments »

Dal 25 al 28 giugno si terrà a villa Gernetto, in Brianza, presso la futura Università della Libertà (l’agghiacciate ateneo del pensiero liberale che Silvio Berlusconi si sta costruendo nel giardino di casa), il G8 della scienza e della tecnologia. Peccato che la location iniziale era la Lucca dell’ex Presidente del Senato Pera. Niente da fare, il Capo c’ha ripensato. Ed ecco che nasce la polemica di cui riferisce oggi su Repubblica.it Carmelo Lopapa.

E qui ritorna il vecchio problema della legittimazione culturale della nuova destra italiana. Una battaglia necessaria, dal loro punto di vista: una destra d’azione (ha fatto e disfatto in meno di vent’anni più di quanto non abbia fatto la DC nel doppio del tempo) che vuole ricoprirsi di meriti intellettuali come un vecchio yuppie che libera la sala giochi del suo loft per farne una biblioteca da mostrare agli ospiti.

Il dato triste è che dietro queste operazioni di facciata la nostra università e ricerca continua ad essere vessata, dilaniata e abbandonata.

* * *

E il pensiero va all’amico Boa, biodemografo, che ogni mattina esce di casa col suo zainetto per marciare verso la nebulosa che è il futuro della ricerca scientifica, e a tutti quelli che la ricerca l’hanno dovuta mettere da parte (Angie, cara Angie).

W-Day: W for Wrestler & Watchmen

Posted on Marzo 9th, 2009 in Emersioni, Sguardi | 4 Comments »

Io e il vecchio Sir John X abbiamo consacrato pomeriggio e serata di sabato alla celluloide, zompettando da una sala all’altra di Bologna sulle tracce di Randy The Ram e di Rorschach. Doppia proiezione quindi, prima The Wrestler  e poi i Watchmen.

Eravamo curiosi di vedere il talentuoso Darren Aronofsky (regista anche dei bellissmi Pi - il teorema del delirio e Requiem for a dream) alle prese con un soggetto così distante dalla follia che ha mosso la macchina da presa nelle sue prove precedenti: ovvero il declino e la deriva della vita di Randy l’ariete, il lottatore protagonista del film, interpretatto da un Mickey Rourke sugli scudi. Film quadratissimo, scritto e diretto senza sbavature, molto attento a eliminare eccedenze tragiche, ovvero sequenze strappalacrime sempre in agguato. Anche se non capisco come una pellicola così possa ottenere un premio prestigioso come il Leone d’Oro, il buon Darren si conferma con un’ottima prova, raccontando la caduta degli dei americani dall’olimpo del sogno del self-made-man su un paesaggio urbano periferico.

A proposito di american dream, ricordate la celebre domanda di Nite Owl al Comico?
- Che ne è stato del sogno americano?
- Si è avverato. Lo stai guardando.
E non è un bel vedere, né nella graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons né nella pellicola di Zack Snyder.

Daniele Pase, venerdì ha lasciato un commento su questo blog, mostrando le mie stesse perplessità sul regista di 300: “Condivido i tuoi dubbi rispetto a Snyder: Watchmen è la demolizione stessa del concetto di supereroe e dati i suoi precedenti, è difficile che Snyder riesca a cogliere il nocciolo satirico della questione. Però, è anche vero che libero dalla ingombrante presenza di Miller, chissà… spero di essere piacevolmente stupito.”

Cazzarola, Daniele! Piacevolmente stupiti è dire poco! Non solo il temi fondanti di Watchmen rimangono inalterati, ma gli sceneggiatori usano le forbici con perizia e astuzia, confezionando tutto il contrario della catastrofe narrativa che mi aspettavo.

Ma torneremo presto a parlare di Rorschach & Co, my friends. Assieme al compagno X abbiamo butteremo giù qualche riga per un mini-speciale Watchmen su Next-Station.org, in attesa della versione 2.0 del sito/centrale connettivista che vedrà la luce questa primavera.

 

Watchmen: una visione del mondo

Posted on Marzo 6th, 2009 in Emersioni, Sguardi | 5 Comments »

“Osservazione.

La visione multischermo ha una sua probabile origine nella tecnica del cut-up di Burroughs che suggeriva di rimescolare parole e immagini in modo da sfuggire all’analisi razionale e permettere l’infiltrazione di sprazzi sublininali di futuro…

Un mondo esotico e incombente, su cui si getta uno sguardo obliquo.

Nelle animazioni computerizzate anche i cereali per la colazione sono pregni di una futuribilità allucinogena; i canali musicali convogliano tracce informative che eludono ogni presentazione lineare e implicano scelte personali illimitate… Stabiliti questi punti di riferimento, si può discernere una visione del mondo che emerge fra il rumore bianco dei media”.

Alan Moore via Ardian Veidt, Watchmen.

* * *

Emersione, dopo tre giorni intento a respirare l’aria della graphic novel di Moore & Gibbons.  Non l’avevo ancora letto; il volume dei Watchmen sonnecchiava sul mio comodino da mesi. Ho colto al volo l’occasione dell’uscita del film nelle sale. Che dire? Capolavoro. Di quelli che non incontri spesso durante il tuo percorso di lettore. Complesso, controverso, politicamente scorretto. Narrativamente eccezionale, fusione quasi perfetta di registri e stili differenti. Fumetto o letteratura? Che importa se il risultato è questo?

Le mie aspettative riguardo al film di Zack Snayder sono pari a zero. Per rendere un’opera così complessa non basta un film solo. Mi aspetto - almeno questo - una buona resa visiva e, soprattutto, che rimanga inalterato o almeno percepibile il senso rivoluzionario dell’opera di Moore & Gibbons.

Vada come vada, spero in ogni caso che, con l’occasione dell’uscita del film, a qualcuno venga voglia di prendere in mano la graphic novel.

Ne riparleremo dopo la visione.

Wrong

Posted on Marzo 4th, 2009 in Grammofono, Sguardi | 3 Comments »

Il video ufficiale del nuovo singolo dei Depeche Mode, Wrong, è già stato criptato per il nostro paese sul loro canale ufficiale. Per riuscire a vederlo basta comunque cercare il titolo nel motore You Tube per agganciarsi a fonti non ufficiali, che verranno oscurate a loro volta per questioni di copyright, credo.

But anyway, non è di licenze che volevo parlarvi.

Mi sono imbattuto nel video per caso e l’ho trovato eccezionale: un uomo viene costretto ad attraversare a ritroso un paesaggio urbano con la macchina, con le mani legate dietro la schiena e una maschera in volto. C’ho visto dentro molto Lynch e anche un po’ di Ballard. Esemplare il fatto che sia girato nel cubicolo meccanico nel quale la maggior parte di noi contringe anima e corpo ogni giorno; in questo caso, una “macchina del tempo” reale e paranoide. La metropoli sullo sfondo rappresenta quello che nel vecchio immaginario psicologico pre-tecnologico si figurava col mare o con l’oceano - il subconscio - sempre meno profondo, sempre più a fior di pelle. Uno strato di coscienza che, paradossalmente, più si palesa e più, nella sua evidenza, ci appare evanescente.

In definitva, un viaggio neurale. Una folgorazione.

I was in the wrong place at the wrong time
For the wrong reason and the wrong rhyme
On the wrong day of the wrong week
I used the wrong method with the wrong technique

Ovvero: inutile tornare indietro, tantomeno desiderarlo. Guardare avanti, ritrovare il futuro semplice di muovere un passo dopo l’altro.

How’s it gonna end

Posted on Marzo 1st, 2009 in Grammofono | No Comments »

 

The sirens are snaking their
Way up the hill
It’s last call somewhere in
The World
[...]
And down in the front of the row
The old man is asleep
And the credits start to roll

And I want to know
The same thing
Everyone wants to know
How it going to end?

Tom Waits, dall’album Real Gone, 2004