La guerra dei simboli

Posted on Settembre 3rd, 2010 in Bassitalia, Rassegna stampa | No Comments »

A Polsi ieri s’è festeggiata la Madonna. Festeggiamenti tristemente noti per la presenza tradizionale dei vertici della ‘ndrangheta. Non è che sono stati tutti là, ma qualcuno - più di qualcuno - era presente. E allora? Via alla guerra dei simboli!

Un giorno da precari

Posted on Settembre 1st, 2010 in Megafono | 5 Comments »

31 agosto, l’estate volge al termine, le ferie al capolinea, le città tornano a riempirsi e l’aria al mattino comincia a farsi frizzante. È tempo di mercato: mentre quello del baraccone calcio si chiude ufficialmente, è in pieno svolgimento la tratta degli esseri umani che coinvolge il personale precario della scuola pubblica. Si montano i tendoni della fiera: la speranza di lavorare di queste persone è sospesa tra i tagli ai posti e le graduatorie permanenti per le immissioni in ruolo che stabiliscono l’ordine di scelta delle supplenze. I giorni delle nomine sono teatri di guerre fra poveri, immensi carnai dove queste persone sono costrette a sgomitare per un posto e a calpestarsi a vicenda. C’è chi è allatta il bambino, chi chiama i carabinieri, o più spesso l’avvocato, chi sviene, chi si dispera.

I precari della scuola in questi giorni affinano le armi, si preparano, perché quando sarà il momento di scegliere non ci si può far trovare impreparati. È uno studio laborioso, fatto di incrocio di dati e graduatorie, di calcoli e supposizioni, di studio sulle mappe per individuare la posizione degli istituti. Ieri ero in una di queste centrali operative con due insegnati precarie, chine sulle mappe a preparare il loro piano di guerra.

La vita del precario è fatta di continui ribaltamenti di fronte e colpi di scena, come in un romanzo thriller, solo che il più delle volte queste sono storie che non divertono nessuno. Il colpo di scena è stato la pubblicazione della scelta delle sedi degli immessi in ruolo. Risultato: tutto da rifare per le mie amiche precarie, tutto da aggiornare. Mi sono messo in un angolo e le ho osservate e ascoltate. Quello che segue sono le loro parole, raccolte in presa diretta e fissate su un foglio bianco sul mio laptop.

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Bologna, martedì 31 agosto, due giovani insegnati precarie cercano di leggere il proprio destino nelle viscere della burocrazia. Due computer ronzano. L’aria è satura del fumo delle sigarette fumate e delle parole che fluiscono alla stessa velocità dei pensieri.
- Come? Borgo Tossignano?
- IC9? No! Hanno preso le due vacanti di Bazzano, San Pietro in Casale.
- Lo sapevo che la prendeva perché l’anno scorso… Quindi avanzo di un posto perché è una passata nella zerosessanta?
- Minerbio era una vacante.
- Vai col sostegno, vai. Sono in ordine alfabetico.
- Media Cavour. Media Bazzano. Rolandino Pepoli: ce ne sono disponibili due e tutte e due andate via.
- Si trova nella prima pagina.
- Aspetta un attimo scusami. Ci sono pure gli spezzoni. Facciamo una fotocopia.
- No, aspetta che lo scarichiamo e lo stampo da qui.
Parte la stampante, vomita tabelle, nomi e codici. Cibo per le supposizioni.
- Aspetta un secondo. Ruolo? In che data è uscito?
- Boh! A tempo indeterminato primo grado, educazione fisica, italiano, ADM, da pagina dieci a pagina tredici.
- Se l’anno scorso se sono passati quattro di ruolo perché questa è passata terza? Prendi la graduatoria, non è lì? La tipa è assente anche l’anno scorso.
- Ti rendi conto questa qui, che pensava di non essere a ruolo… le è venuto un coccolone.
- Spilla tutto sennò ci imbrogliamo. Ripetiamo quella del sostegno. Segna questa di Bazzano. Stavi dicendo la Rolandino Pepoli due disponibilità, poi ci sono due cattedre disponibili a San Pietro in Casale, Poi c’è…
- Dimmi il nome della scuola. Lusvardi, Monte San Pietro.
- Dov’è Monte San Pietro?
- Nella penultima pagina.
Fine della registrazione in presa diretta.

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Più tardi, vedendomi scioccato da queste scene di panico e dal profluvio di parole e codici, le mie amiche confessano: - E pensa che noi sappiamo di lavorare, in ogni caso. Per noi è solo un problema di sede. Pensa a quanti in questi giorni resteranno tagliati fuori.
- Già, parecchi. Anche gente con più di dieci anni di servizio.

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Seconda serata, quando il minor numero di persone lo può ascoltare, il tubo catodico ci porta in casa le parole di Giacomo Russo, il precario palermitano che dal 18 agosto fa lo sciopero della fame e ha guidato la protesta dalla Sicilia fin sotto Montecitorio. Ieri l’hanno dovuto portare in ospedale, le sue condizioni fisiche sono, manco a dirlo, precarie. Ma non le sue parole, che parlano al cuore e alla mente: “Sono d’accordissimo con le mobilitazioni di massa, figurarsi, ma per i giorni a venire lo sciopero della fame continuerà. L’ho detto: chiedo alla Gelmini un pubblico dibattito sull’efficacia della sua riforma, il ministro deve spiegare agli italiani la bontà dei suoi tagli. Così milioni di genitori comprenderanno quale sciagura si sta abbattendo sulla vita dei propri figli. Noi veniamo da questa scuola pubblica e la difendiamo. Ci riteniamo teste pensanti, quelle che questo Paese non vuole più”.
Il Ministro ancora non ha accettato il confronto.

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Ninna nanna ISTAT: un giovane su quattro è disoccupato.
Buonanotte…

La neve era sporca

Posted on Settembre 1st, 2010 in Drowned Words, From Other Sites | 4 Comments »

“Sempre neve sporca, tutta quella neve che pare marcita, con tracce nere e incrostazioni di detriti. La polvere bianca che ogni tanto si stacca dalla crosta celeste, a mucchietti, come il calcinaccio da un soffitto, non ce la fa a coprire quel sudiciume”.

Frank Friedmaier è un campione del nichilismo a bassissime temperature. Glaciale e sporco come la neve che dà il titolo al romanzo, è l’anima nera che costringe Georges Simenon a cedere il passo, a perdere il controllo, quasi forzando la prosa geometrica dello scrittore di Liegi ad abbandonarsi al flusso di coscienza. La neve era sporca è il romanzo di de-formazione di Frank, un viaggio claustrofobico che parte dalle strade di una città occupata e continua nell’umore nero che scorre nelle sue vene, fino al salto nel vuoto del finale.

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Il resto della recensione è su Thriller Magazine.
In coda, vi ricordo il bellissimo articolo di John Banville apparso sul Corriere.

I morti camminano dietro lo schermo

Posted on Agosto 29th, 2010 in Sguardi | 3 Comments »

Su segnalazione di X, ecco il trailer di The Walking Dead, la serie tv di Frank Darabont tratta dal fumetto di Robert Kirkman, in arrivo in Italia il 4 novembre, giusto qualche giorno dopo il lancio negli States su Fox.
Questi quattro minuti promettono bene, vedremo gli altri.

Sympathy for the devil

Posted on Agosto 5th, 2010 in Drowned Words | 1 Comment »

Mentre l’aereo rullava verso il terminal, due hostess percorsero la cabina per tutta la sua lunghezza spruzzando il contenuto di un paio di bombolette verso il soffitto. le bombolette si svuotarono con un sibilo sommesso e nell’aria si diffuse un odore dolciastro di insetticida. Era necessario bonificare l’aereo per evitare che insetti americani potessero alterare l’equilibrio biologico del Vietnam.

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La prospettiva con cui Kent Anderson inquadra il Vietnam è obliqua, raccoglie i dettagli ai limiti estremi di una lente grandangolare, schegge di guerra vissuta - lui stesso fu sergente sulle rive del Mekong - che a volte entrano nella carne di Hanson, il protagonista, a volte no, cicatrizzandosi spesso tra le sue (e le nostre) fibre mieliniche.

La vita dei soldati americani corre vie etere sulle frequenze radio in Asia e sulle tv in patria, si trasforma in bollettini di guerra, comunicati mistificatori e diventa, attraverso la celluloide, immaginario: tra le pagine di Sympathy for the devil si possono riconoscere fotogrammi di Oliver Stone, Stanley Kubrick, Francis Ford Coppola e Adrian Lyne.

La vicenda di Hanson viene raccontata in maniera discontinua, irregolare, senza tensioni narrative di maniera. Il plot si regge sullo schema generale del soldato che torna negli Stati Uniti e non riesce più a integrarsi fra la sua gente - non la riconosce più - e non può fare a meno di tornare ad annusare l’odore del campo di battaglia, un misto di idrocarburi bruciati, esplosivi, urina e carne bruciata (vi ricorda qualcuno?). In mezzo, la formazione dell’uomo Hanson, che da ragazzo del college diventa un soldato delle Special Forces spinto da una vocazione grigia, tutt’altro che netta e irrinunciabile all’inizio, ma che cresce alimentata dall’istinto di sopravvivenza tra i suoi commilitoni prima e di fronte al nemico poi.

Hanson è un antieroe dal genoma certificato, vittima e carnefice, portatore di una morale che suona come una poesia di William Butler Yeats cantata dagli Stones:

Cuchulain si levò,
guardò i cavalloni del mare, sentì
i carri di battaglia, sentì gridare il suo nome;
e allora si gettò nella lotta contro l’invulnerabile marea.

Vale la pena riscoprire una guerra di cui l’eco non si è ancora spento, ma anzi s’è amplificato in Afghanistan, in Iraq e in Palestina, ovunque insomma un conflitto diventi un palude piena di cadaveri e mezzi bellici. Un piccolo capolavoro, pubblicato sul numero di Segretissimo del dicembre 2009. Pagine che meriterebbero una vita superiore a una manciata di giorni in edicola.

2 agosto 1980: ashes to ashes

Posted on Agosto 2nd, 2010 in Drowned Words, Emersioni, Fantascienza | 2 Comments »

Il titolo è Cenere alla cenere ed è un nuovo racconto di Giovanni De Matteo, online su Carmilla. 1980, annus horribilis nella storia d’Italia: le stragi di Ustica e della stazione di Bologna, il terremoto in Irpinia. Catastrofi naturali e innaturali, tragedie che a trent’anni di distanza ancora non sono state archiviate. Cenere alla cenere ci riporta lì, temponauti atterriti come i protagonisti della storia. Argomento difficile almeno quanto facile è, nel trattarlo, cadere nella retorica o peggio nel più becero sciacallaggio emotivo. Niente di tutto questo, per fortuna. Un road trip attraverso il tempo e la memoria: un monito ad amnesie passate, presenti e future.

Il ritorno del cavaliere…

Posted on Luglio 20th, 2010 in Sguardi | 5 Comments »

… della guallera d’oro. Uno dei personaggi più riusciti di Corrado Guzzanti.

Mercantia

Posted on Luglio 19th, 2010 in Emersioni | 2 Comments »

Dal 14 al 18 luglio Certaldo, borgo in provincia di Firenze, ha ospitato Mercantia, il festival internazionale del teatro di strada, giunto alla sua ventitreesima edizione. Ho fatto un salto venerdì 16 e l’esperienza è stata fantastica: un intero paese-palcoscenico calpestabile, in cui la linea di confine tra attori e spettatori esplode sulla scena stessa.

Fra tutti gli spettacoli, mi ha veramente impressionato Anabasi, a cura di Faber Teater - Nometronome: la cosa più heavy metal che abbia mai visto da quando vidi gli Slayer esibirsi dal vivo un paio di anni fa. Una parata guerresca, carica di catartica inquietudine: percussioni a iosa, urla e fuoco. Cos’è, se non metallo pesante?

A futura memoria [0]

Posted on Luglio 7th, 2010 in Appunti, Drowned Words | 4 Comments »

A futura memoria (se la memoria ha un futuro) è una raccolta di articoli di Leonardo Sciascia apparsi in gran parte sul Corriere della Sera e L’Espresso, pubblicati per la prima volta da Bompiani nel 1989 (l’ultima ristampa è del 2000). Un volume prezioso - che solo ora sto leggendo in maniera organica - che ribadisce la lucidità critica dello scrittore siciliano. Gli articoli coprono la metà di un “ventennio”, dal 1979 al 1989, giusto un attimo prima di piombare nell’epoca attuale, dove le collusioni mafiose e le aberrazioni giudiziarie sono il pane quotidiano della vita pubblica.

A dimostrazione dell’estrema attualità dell’opera di Sciascia (non che ce ne sia veramente bisogno, non certo per mano mia) ogni tanto posterò qualche stralcio, come in un pubblico quaderno di appunti.

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“Il fatto è che i cretini, e ancora di più i fanatici, son tanti; godono di una così buona salute non mentale che permette loro di passare da un fanatismo all’altro con perfetta coerenza, sostanzialmente restando immobili nell’eterno fascismo italico. Lo stato che il fascismo chiamava etico (non si sa di quale eticità) è il loro sogno e anche la loro pratica. Bisogna loro riconoscere, però, una specie di buona fede: contro l’etica vera, contro il diritto, persino contro la statistica, loro credono che la terribilità delle pene (compresa quella di morte), la repressione violenta e indiscriminata, l’abolizione dei diritti dei singoli, siano gli strumenti migliori per combattere certi tipi di delitti e delle associazioni criminali come mafia, ‘ndrangheta, camorra. E continueranno a crederlo”.

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Tutto quello che dovrebbe essere la moderna antimafia (e quello che non è) è tutto in queste righe. Le aderenze col pensiero di Giovanni Falcone, che provò a combattere la mafia anche nelle banche, sono più di una. Come più di uno sono i “cretini” e i “fanatici” sempre seduti nel posto sbagliato per la cosa pubblica e tremendamente giusto per i loro interessi. “L’eterno fascismo italico”, poi: un replicarsi di epoche che mai hanno distrutto il “lievito” di un fascismo che non è mai scomparso veramente.

27 giugno

Posted on Luglio 1st, 2010 in Appunti, Rassegna stampa | 5 Comments »

Lo scorso 27 giugno ero su un aereo decollato dall’aeroporto di Bologna e diretto a sud. Accanto a me, una giovane madre e il suo bambino di pochi mesi che, pochi secondi dopo il decollo, già svolazzava per conto suo in un pacifico mondo dei sogni. Quando l’aereo prende quota e non c’è più niente da vedere - solo immense distese di nuvole - stacco gli occhi dal finestrino e apro un quotidiano. E solo in quel momento mi ricordo che il 27 giugno di trent’anni fa un altro aereo era partito da Bologna e non era mai giunto a destinazione. La strage di Ustica. In mezzo alla pagina dedicata al trentennale c’è la foto simbolo di quella tragedia: un cadavere che galleggia in mare aperto in una posizione che potrebbe essere quella di un qualsiasi neonato che si lascia a pelo d’acqua, magari solo per gioco. Fatto sta che in quel momento in quella foto vedo un bambino. E un altro accanto a me, sull’aereo. Scontro emozione/suggestione. Chiudo il giornale di riflesso. La sola idea di 81 vite che svaniscono nel nulla senza un perché è terribile.

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Ora, in trent’anni di cazzate ne sono state dette e c’è chi ancora continua a spararne. A tutte queste persone suggerirei di fare un giro in via di Saliceto, 5 a Bologna, dove si trova attualmente il DC9 dell’Itavia, e provare a ripetere le stesse stronzate ad alta voce.