Trasloco

Posted on Marzo 17th, 2014 in Uncategorized | No Comments »

Ho deciso di cambiare aria. Non c’è stato nessuno sfratto; di questa casa ho ancora le chiavi e non è detto che ogni tanto passi ad aprire le finestre. Visto il quartiere dove si trova, magari potrò concedermi qui qualche fantastico weekend.

L’indirizzo della nuova è questo: fernandofazzari.wordpress.com

Non c’è citofono, ma ora sapete dove trovarmi.

Dark Tower IV - La sfera del buio

Posted on Marzo 3rd, 2014 in Appunti, Emersioni, Fantascienza | No Comments »

Quarto volume della serie, terza sessione di appunti (un po’ alla volta, stanno sedimentando qui). C’è stata un’interruzione di cinque anni nella lettura. La coincidenza è che la stesura e la pubblicazione della serie si è interrotta proprio a questo punto (un vuoto che va dal 1997 al 2003) a causa del terribile incidente di cui Stephen King è stato vittima. Niente di così traumatico per me, in qualità di semplice lettore: solo un semplice trasloco da una città a un’altra. Un piccolo cambio di mondi. Le coincidenze non esistono, direbbe Roland di Gilead, è ka.

Come si fa a non perdere il filo mollando metà romanzo/saga in una città e riprendendolo, esattamente dallo stesso punto e senza difficoltà, cinque anni dopo in un altra? Beh, se i protagonisti della Torre Nera riescono a non perdere la testa surfando su mondi e piani di realtà non vedo cosa ci sia di così eccezionale… A parte le stronzate, qui il destino, il ka, la sincronicità o come diavolo volete chiamarlo non c’entra nulla. È il fatto puro e semplice che personaggi come questi scavano letteralmente nel tuo immaginario, anzi nel punto preciso in cui l’immaginario collettivo si incrocia con le esperienze personali, fissando i confini della propria realtà. Non è un miracolo, né una magia: è buona letteratura.

Il colore di questa puntata è il rosa: rosa come il genere pop predominante - qui vi si racconta la storia d’amore tra Roland e Susan Delgado - e rosa come la sfera citata nel titolo e che è il centro narrativo della vicenda. Non è proprio il colore che ci si aspetterebbe sulla tavolozza di questo autore ma, tant’è, a lui che pare riuscire tutto, riesce pure un harmony a ritmo d’apocalisse. Maledetto King. Il viaggio attraverso la psicologia del protagonista accelera bruscamente verso il profondo così, inaspettatamente, mentre preghi perché l’autore ti risparmi altre scene di amori fugaci in verdi praterie. Fare carta da cesso della riluttanza di un lettore senza perderlo è un passo oltre la semplice sospensione dell’incredulità. La sfera del buio è anche un romanzo sulla crisi della famiglia moderna: scopriamo che Roland - questo freddo pistolero dagli occhi di ghiaccio - è anche un ragazzo attraversato da sentimenti contraddittori verso i propri genitori; tutto questo mentre il mondo che lo circonda sta andando avanti, spezza i collegamenti con una rassicurante tradizione e cade in una forte distorsione, proprio come i legamenti sfilacciati di un’articolazione in un trauma. Gli ultimi quaranta anni di questa parte di mondo si sovrappongono spaventosamente col tempo diffuso e pazzoide del mondo della Torre Nera. Altro che storie per facili sospiri.

In fila per l’altro mondo

Posted on Giugno 27th, 2013 in From Other Sites, Racconti | 2 Comments »

La sfortuna non esiste. È un’invenzione dei falliti… e dei poveri.
Titta Di Girolamo

1
Una nuova società

All’inizio, era come un punto che oscillava in fondo al corridoio tra i padiglioni B e C. Si spostava da un muro all’altro con ritmo regolare.
Destra sinistra, sinistra destra.
Sciacquo, strizzatina.
Sinistra, destra.
Poi, con la lentezza delle grandi opere, il puntino diventò la sagoma di una donna che disegnava miraggi lucidi sul pavimento. Lo straccio non bastava: in pochi secondi il linoleum riguadagnava il grigio stagionato dei pestoni di medici, parenti e malati.
Primo mattino. L’orario delle visite ai degenti era ancora lontano e all’inserviente ch’era un’oscillazione all’orizzonte visivo rimaneva da lavare solo il corridoio, il bar che si trovava a metà del tunnel e, alla fine, l’atrio.
La donna conosceva bene il suo mestiere. Era metodica come un orologiaio.
Ci voleva altro detersivo. Profumo chimico che sovrastasse le centinaia di caffè e chili di panini bruciati sulle piastre, l’odore della preoccupazione e del dolore della malattia, la puzza dell’indifferenza del personale medico.
Entrò nel bar del policlinico universitario e, mentre sollevava le sedie sui tavoli, fece l’inventario delle persone nella sala: un medico che mostrava orgoglioso al barista un’appendice in formalina dalle dimensioni spropositate e un uomo e una ragazza, costretti dal primo autunno a indossare sopra la divisa da infermiere un cardigan nero. Tutta gente appena smontata dal turno di notte.
Mirella, la giovane tirocinante, era pronta a iniziare un pressing stretto su Santino, navigato caposala di geriatria, mammasantissima del corpo infermieristico. Si era vicini al calcio d’inizio d’una partita nervosa, difficile. In palio, un trofeo pieno di soldi sporchi.
Sciacquo, strizzatina. Sinistra, destra.

Il resto del racconto su Thriller Magazine.
Illustrazione di Ray Oranges

No - I giorni dell’arcobaleno

Posted on Maggio 16th, 2013 in Sguardi | No Comments »

Sarà banale e anche superficiale dirlo, ma il Cile del 1988 raccontato dal film Pablo Larraín, non è troppo lontano da noi. Certo, quella di Pinochet era una dittatura vera, col suo triste corollario di morti, dispersi, oppressione e controllo. Ma quella gente, così sospesa tra luminose promesse di benessere e disilluso pessimismo, assomiglia un po’ al popolo europeo in questi anni di crisi economica. Perché - sempre coi dovuti distinguo - anche questa finanza iperbolica e perniciosa ha le caratteristiche di una dittatura, coi suoi morti, la paura e la disperazione. Solo, non ha faccia. Non ha un solo volto o personalità cui attribuire le responsabilità della tragedia.

Oblivion

Posted on Maggio 7th, 2013 in Sguardi | No Comments »

Ovvero, la festa della mediocrità. Mediocre il soggetto, la regia, il montaggio, la colonna sonora. Ma la sceneggiatura, tutto sommato, regge. Senza infamia e senza lode, si dice. Un buon film per la tv. Il cinema è un’altra cosa. Anche i blockbuster sono altro. Potrebbe essere un buon “Bignami” della fantascienza dai 70’s a oggi ma, a ben pensarci, non è neanche questo. Pretese e risultati non collimano. E poteva andare peggio.

1Q84

Posted on Aprile 12th, 2013 in Drowned Words | No Comments »

«La vita non è altro che il risultato naturale di un’assurda, e talvolta persino triviale, concatenazione di eventi».

Sul romanzo fiume di Murakami Haruki sono state scritte un’infinità di recensioni e opinioni, spesso con polarità opposte. Data la varietà di temi – sociale, romantico, psicologico, fantastico, metaletterario – e lo stile al contempo puntuale e velato, era quasi inevitabile. 1Q84 potrebbe apparire come il classico romanzo che si fa Dio e divide i lettori tra fedeli adoratori piegati sulle ginocchia e iconoclasti armati di mazza, pronti a distruggere la statua della Divinità. Peccato, perché volendo insistere sulla metafora spirituale e filosofica, si può affermare che Murakami ha scritto il romanzo agnostico per eccellenza: pieno zeppo di dubbi e sfumature. Un inno alla sospensione del giudizio.

Molti hanno individuato il nodo centrale nella storia d’amore tra i due protagonisti Tengo e Aomame ma, a ben vedere, il tema che attraversa tutto il romanzo è la ricerca. Dell’amore, certo, ma anche spirituale, psicologica, politica, letteraria. La ricerca non assoluta, ma costante, di nuovi punti vista sulla realtà. E la ricerca cos’è, se non il moto proprio del dubbio? Ed ecco spiegata la Q del titolo: question mark, il punto interrogativo.

Anche e soprattutto per 1Q84, vale l’assunto di Aschenbach/Mann: «Gli uomini non sanno perché conferiscono gloria a un’opera d’arte. Tutt’altro che intenditori, credono di scoprirvi mille pregi per giustificare tanto consenso; ma il motivo del loro plauso è qualcosa di imponderabile: la simpatia». Simpatia che può essere intesa come la maniera meno obiettiva per esprimere un giudizio, oppure come affinità che, nel caso di Murakami e del suo (e nostro) tempo, è totale.

Beata ignoranza

Posted on Aprile 2nd, 2013 in Megafono | 1 Comment »

Ecco spiegato il mistero di certi atteggiamenti di voto e di un certo ottundimento generalizzato.

Looper Vs Django

Posted on Marzo 4th, 2013 in Sguardi | 1 Comment »

Ho trovato la pellicola di Rian Johnson più onesta del Django tarantiniano. L’onestà non la misuro né sulla tecnica cinematografica né sulla scrittura - altrimenti non ci sarebbe partita - ma sulla capacità di interrogare e divertire lo spettatore allo stesso tempo. Certo bisogna concedere alla banda di Joseph Gordon-Levitt una dose extra di sospensione dell’incredulità per digerire cliché e qualche buco narrativo che a Quentin Tarantino non si perdonerebbe mai, ma il risultato finale è molto più appagante. Quello che riconosco a Looper è la volontà di raccontare una storia nonostante i propri limiti, siano essi di budget o di capacità in fase di sceneggiatura. Vedere certi film di Tarantino (assieme all’ultimo ci metterei Kill Bill) può voler dire confrontarsi con una specie di Peter Pan postmoderno della celluloide, che si diverte in maniera maniacale col suo giocattolo preferito.

I sommersi e i salvati

Posted on Gennaio 23rd, 2013 in Bassitalia, Megafono | 3 Comments »

A scanso di fatalismi vari, il titolo di Levi ancora un volta calza a pennello. La segnalazione è del dott. Moska, che ringrazio.