Entries Tagged 'senza categoria alcuna' ↓
Agosto 24th, 2011 — Ricette, senza categoria alcuna
Altro piatto estivo e vegetariano (non mi starò mica ammalando? ARGH!), molto veloce che può essere consumato anche il giorno dopo.
È una variante dell’insalata di farro, ma a me il farro non piace molto, quindi l’ho sostituito con il bulgur.
Il bulgur è frumento integrale cotto al vapore, essiccato e spezzettato. Si trova nei negozi o reparti etnici e nei negozi di roba naturale; è anche la base del tabouleh.
Ingredienti per tre o quattro persone (il bulgur ha un elevato potere saziante):
- 150g di pomodorini;
- 100g di bulgur;
- 100g di olive verdi snocciolate (peso senza l’eventuale salamoia);
- 10 - 15 foglie di basilico;
- olio extravergine di oliva;
- sale e spezie secondo gusto.
Portare a ebollizione dell’acqua salata e aggiungere il bulgur; nella scelta della pentola tenere presente che il bulgur si gonfia molto. Cuocere secondo le indicazioni della confezione, scolare, fermare la cottura con acqua corrente fredda, scolare molto bene e trasferire in una ciotola. Aggiungere subito un filo d’olio e mescolare bene per evitare che si formino dei grumi.
Tagliare i pomodorini a tocchetti, le olive a rondelle e aggiungerli al bulgur.
Lavare e tagliare le foglie di basilico in maniera grossolana e aggiungerle all’insalata.
Aggiungere sale, altre spezie (menta, origano…) secondo il gusto, completare con un filio d’olio e laciar raffreddare in frigorifero.
Agosto 5th, 2011 — senza categoria alcuna
Visto che i temi tecnici/geek hanno da un anno un blog dedicato e considerato che mi sarebbe dispiaciuto lasciar morire questo blog, ho deciso un reboot.
La mia intenzione d’ora in avanti è di trattare qui argomenti legati ad un’altra mia passione: il cibo e tutto ciò che lo circonda.
REBOOT!
Dicembre 24th, 2010 — senza categoria alcuna
Stamattina (è venerdì 24/12) mi sveglio presto come al solito, faccio le abluzioni mattutine e vado al computer. Business as usual.
Dopo un po’ inizio a fare il pandolce basso genovese che oggi a mezzogiorno porto da un cliente per i rituali auguri natalizi. Quando viene il momento di lavare gli attrezzi scopro che la caldaia non si attiva più se apro l’acqua calda.
Panico.
Aspetto le 8:20 e chiamo l’assistenza della caldaia. Mi rispondono subito, spiego il problema e mi dicono che faranno di tutto per intervenire.
Un’ora esatta dopo si presenta un tecnico, che identifica subito il guasto, sostituisce il pezzo rotto (la membrana) e rimette tutto a posto.
Alle 10:00 tutto era tornato normale e io avevo la mia acqua calda con una spesa totale di 60 € che, visti il giorno e la rapidità dell’intervento, è onestissima.
Grazie ditta Bizzo di San Martino Siccomario (PV) per aver risposto alla mattina della vigilia e grazie all’artigiano che è intervenuto.
Dicembre 10th, 2010 — cazzeggio, senza categoria alcuna

Quella sopra è la parte di un questionario di profilazione di un panel a cui ho tolto alcuni gadget grafici per renderlo meno riconoscibile.
Solamente se si seleziona la prima risposta, “1″, appare un popup come quello riportato.
Perché? Cosa c’è di tanto sconvolgente in una famiglia con un singolo componente da richiedere un popup di conferma?
Maggio 9th, 2010 — senza categoria alcuna
C’è sempre un certo giornalismo a caccia di dietrologie e di cospirazioni perché, si sa, sono cose che fanno gola a tutti e vendono sempre, non solamente tra gli allocchi dei lunacomplottisti e dei sciachimisti. La ricerca di una cospirazione dietrologica sembra, quasi, la nuova regola giornalistica che sostituisce quella del padrone che morsica il cane: se non si può buttarla in dietrologia, non val la pena di essere pubblicata.
Uno dei campi in cui questo tipo di atteggiamento diventa veramente odioso è quando lo si applica a persone che fanno il loro dovere, salvano delle vite umane e si ritirano nell’ombra senza troppo clamore per continuare a fare ciò che facevano prima. Forse qualcuno ricorda Chesley Sullenberger, il pilota che, trovatosi al comando di un A320 senza motori, è riuscito ad ammarare sul Hudson salvando la sua vita e quella di tutte le persone a bordo. Ripeto: nessun morto.
Manuale di Volo segnala un articolo del Corsera che riprende, a sua volta, un articolo del WSJ di Andy Pasztor, che spreca fiumi di parole per dimostrare che, dopotutto, il pilota sarebbe potuto anche tornare a La Guardia senza problemi, come dimostrerebbero alcune simulazioni.
Al simulatore, si sa, saremmo capaci tutti, con un minimo di spiegazione e con più tentativi a disposizione, di far atterrare un A320, probabilmente riuscirebbe anche il signor Andy Pasztor. Ma ci vuole un Chesley Sullenberger per farlo nella vita reale e riuscirci al primo tentativo, l’unico a disposizione.
Fra qualche giorno prenderò un paio di voli e sarò ben contento di sapere che in cockpit ci saranno dei professionisti come Chesley Sullenberger e non dei giornalisti come Andy Pasztor perché i primi sono addestrati per risolvere i problemi quando capitano, gli altri per scrivere basandosi sul senno di poi.
Settembre 1st, 2009 — senza categoria alcuna
Fino a pochi mesi fa c’era un negozio di generi alimentari a Bormio dove andava principalmente la gente del posto. Era una negozio in cui si respirava aria di Valtellina, dove proprietari e acquirenti parlavano il vernacolo locale e il forestiero era trattato bene, con simpatia e il calore un po’ riservato tipico dei Valtellinesi.
Purtroppo questo negozio, Al Kambrin, ha chiuso. La voce del vento dice che abbia chiuso per motivi di salute di qualcuno dei gestori.
Per me era uno degli appuntamenti fissi delle gite a Bormio. I salumi e i formaggi del Kambrin sapevano di Valtellina: i salamet di vari tipi di carne (suino, capra, cervo), le slinzeghe saporitissime e i formaggi!
Proprio i formaggi meritano una nota particolare. Non avevano nomi altisonanti, ma avevano un gusto unico a tal punto che il medesimo tipo di formaggio acquistato in due giorni diversi (quindi due forme differenti) aveva sapori e profumi leggermente diversi, a seconda di quel che avevano mangiato le mucche. Tipico segno di un’assenza di omologazione e appiattimento, ma di peculiarità di gusti e profumi.
Ultimi ma non ultimi vanno citati i canederli, fatti a mano dal personale del Kambrin con gli scarti di salumeria, come si conviene per quel tipo di prodotto. Capitava che ne acquistassi anche più di venti per volta e li congelassi una volta tornato a casa per consumarli con calma bolliti come mi veniva raccomandato.
Addio Kambrin e grazie!
Maggio 15th, 2009 — senza categoria alcuna
Il panorama dei motori di ricerca si amplia di nuovo con una matricola assai importante. Wolfram Alpha è il motore di ricerca sviluppato con gli algoritmi di Mathematica, uno dei più longevi programmi della storia dell’informatica moderna (ok, Hello World è fuori concorso).
Alcune recensioni sul Wolfram Alpha sono già apparse, il servizio partirà questa sera alle 19:00 CST (la Wolfram Research è dell’Illinois). Per pura fortuna ho provato poco fa a fare delle query e sono riuscito ad ottenere dei risultati prima che chiudessero di nuovo l’accesso.
Ho provato per prima cosa a cercare «Italy» (risultato) e il motore mi ha indicato il nome completo della Repubblica (in italiano e in inglese), il codice Internet, la posizione e alcuni dati statistici. Una sorta di breve rapporto per capire in due occhiate che tipo di Stato sia l’Italia. Cercando «Italy France» appaiono gli stessi risultati, messi gli uni a fianco degli altri, in modo da poter confrontare velocemente i due Stati.
Ho cercato «Star Trek» (risultato) ed è uscita la scheda dell’ultimo film, con i link per le schede degli altri film; nessun riferimeno alla serie televisiva.
Cercando «antimatter» esce una succinta definizione del termine senza altri dettagli.
La ricerca di «Hypertrek» non dà (ancora) nessun risultato.
Per quel che ho potuto provare e quel poco che ho letto, Wolfram Alpha non è un motore di ricerca omnicomprensivo come potrebbero essere Google o Yahoo!, ma è un sistema per avere delle risposte ai quesiti; per certi versi si avvicina più alla Wikipedia, quando i dati richiesti sono di tipo enciclopedico, ma offre anche notevoli risposte matematiche di non poco aiuto, come ad esempio una completa analisi di una funzione.
Aprile 27th, 2009 — senza categoria alcuna
BestActEver.com pubblica la scansione di un articolo del New York Times del 13 giugno 1897 (via BoingBoing) di cui riproduco a lato l’incipit.
Chi segue la cronaca dell’attività conto la pirateria troverà certamente una certa familiarità nei toni di questo articolo. Una volta sostituiti i termini Canadian pirates con Chinese pirates o P2P file sharing e the mails con the Internet abbiamo quello che può essere un articolo o un comunicato stampa dei giorni nostri.
Però molti rappresentanti delle organizzazioni che raggruppano i danneggiati dallo scambio illegale di file via Internet sostengono che è stato proprio il file sharing di Internet l’inizio della pirateria che li ha danneggiati.
L’articolo riportato in questo post dimostra quello che le associazioni sopra citate tendono a dimenticare: la pirateria c’è sempre stata ed è quasi endemica nel mercato delle opere d’ingegno. Ovviamente le attività illegali vanno perseguite a norma di legge, ma senza demonizzare Internet o i protocolli come BitTorrent in senso assoluto o senza trasferire agli ISP i compiti, i doveri e le garanzie delle autorità competenti.
Ottobre 27th, 2008 — senza categoria alcuna

Era una persona molto fragile: aveva un occhio di vetro e l’uccello dalle piume di cristallo.
È una vecchia battuta, ma quando si leggono certe cose bisogna ridere per non piangere. Mi sto riferendo all’articolo «Pirata» di film uno su quattro a firma di Valerio Cappelli pubblicato su Corriere.it.
Come puntualizzato anche da Stefano, questo non vuole essere un articolo “contro” quello di Corriere.it.
Mi fa specie che Carlo Verdone si sia accorto solamente all’alba dell’ottobre 2008 che ci siano siti tramite i quali sia possibile scaricare film senza pagare il giusto compenso a chi detiene i diritti di copia legittima. Probabilmente il simpatico attore e regista ha vissuto un un mondo a parte se sostiene che la pirateria sia la causa del calo delle sale cinematografiche, visto che nel 2007 si è toccato l’apice, almeno a Roma (fonte).
Certo, è pur vero che la pirateria sia un bel problema per il cinema, ma mi permetto di far notare alcuni punti:
- oltre alla pirateria online, è molto fiorente in alcune zone la vendita per strada di supporti contraffatti da parte di ambulanti occasionali;
- chi acquista legalmente i film si ritrova con supporti ottici impossibili da copiare e bloccati con ogni tipo di tecnologia nota al momento della produzione: paradossalmente chi si comporta legalmente si ritrova con meno diritti di utilizzo rispetto a chi ottiene illegalmente un contenuto, il quale può copiare, riversare, trasferire a piacimento un film;
- prima c’erano le videocassette, poi sono venuti i DVD (tralasciamo i LaserDisc), ora i BlueRay: chi pensa onestamente che il pubblico sia così fesso da ripagare ancora una volta per avere i medesimi contenuti? Per conto mio i DVD di nuova generazione possono rimanere lì dove stanno, assieme ad ogni tipo di memoria ottica rotante perché sarebbe ora di abbandonare una tecnologia vecchia di decenni in favore di tecnologie allo stato solido (più controllabili, tra l’altro);
- se si mantengono costi elevati è naturale che le persone con budget limitato (i giovani citati nell’articolo) si procurino i contenuti con mezzi illegali, del resto è sempre successo, oppure nessuno si ricorda quando si comperavano le cassette C46 con 23 minuti per lato per farci stare un LP? iTunes insegna che se si mantengono prezzi popolari, è possibile vendere i contenuti a tutti perché, di fatto, si rende la pirateria sconveniente.
Cari signori, se volete raccogliere i danari che legittimamente vi spettano, adeguatevi al mercato, non citate dati e tecnologie a vanvera e scendete coi piedi sulla Terra del 2008, ma, soprattutto, producete film che la gente vuole tenere e rivedere anche fra trent’anni.
E, di grazia, lasciate perdere la “fibra di vetro”…
Luglio 1st, 2008 — informatica, senza categoria alcuna, windows
Leggo su Slashdot che Microsoft ha finalmente pubblicato le specifiche dei formati di alcuni file di dati dei suoi applicativi Office pre-2007, Access escluso.
È naturalmente un bel passo in avanti e concordo con gli aspetti positivi che ha indicato Paolo nel suo blog.
Però quanti anni sono trascorsi da quando Microsoft Office ha scalzato WordStar, WordPerfect, Lotus, Harvard Graphics e compagnia ed è diventato uno standard de facto per la comunicazione aziendale? Dieci? Quindici? Più o meno siamo lì.
Ecco, sono quindici anni che quando qualcuno vede il proprio documento Office danneggiato da varie sventure (tra le quali floppy rovinati o trasmissioni incomplete) perde quasi tutto il contenuto del documento. Fino a ieri non c’era modo di sapere con certezza cosa ci fosse dentro quei dannati file, bisognava dare per perso tutto quanto e rassegnarsi.
L’avvento di OpenOffice ha migliorato sensibilmente le cose: non è affatto strano che un documento di Microsoft Office impossibile da aprire con Word o Excel venga tranquillamente aperto da OpenOffice e interpretato come ci si aspetta. Consiglio a tutti coloro che usano Microsoft Office nella propria organizzazione di tenere a portata di mano una copia aggiornata di OpenOffice proprio per aprire eventuali documenti danneggiati.
Grazie, quindi, a Microsoft per aver pubblicato nel 2008 le specifiche che ci sarebbero servite quindici anni fa: quindici anni di imprecazioni dirette a Redmond alla fine sono state ascoltate, forse troppo tardi.