Non che pretenda di essere l’unica persona al mondo a chiamarmi Luigi Rosa, ma credo che iniziamo ad essere un po’ in troppi.
Passi per l’amico Luigi Rosa (mai incontrato) con cui ho scambiato l’account di Skype per il gusto di vedere ogni tanto che Luigi Rosa si collega a Skype.
Passi per il doppiatore e presentatore che ora si fa chiamare Gigi Rosa, spero non per colpa di noialtri Luigi Rosa.
Passi per la signorina allo shop (loro la chiamano boutique, ma mi sembra che se la tirino un attimino) Nespresso che ogni volta mi diceva «Luigi Rosa, residente a ***?» (ometto, è un comune appena ad est di Milano) e quando l’ultima volta ho detto «Luigi Rosa, ma quello di Pavia, non quello di ***» mi ha dato una tessera RFID (fighissima, manco fosse la tessera di un fitness club esclusivo di Londra) spiegandomi che dalla prossima volta con quella non ci sarebbero stati malintesi.
Passino tutti questi divertenti siparietti quotidiani, ma quando ieri la signorina del call centre dell’ENI presso il quale stavo attivando un contratto di fornitura con sconto mi dice «mi scusi, mi può dire il codice cliente che le ho appena dato che qui ci sono un sacco di Luigi Rosa» ho avuto l’impressione che qualcuno di noi abbia esagerato con la creazione di istanze di se stesso.
Messaggio a tutti i Luigi Rosa: non inflazionamoci!!!
Finite le ferie e si torna al leopardiano travaglio usato. Qualche considerazione sparsa senza ordine particolare.
- Creta rimane un posto stupendo, sebbene si sia un po’ troppo urbanizzata dall’ultima volta che l’ho visitata. Peccato, spero che il cattivo esempio di alcune zone dell’Italia sia da monito per i Cretesi.
- Essere scambiato due volte per Greco da persone del posto conoscendo solamente una mezza dozzina di parole fa sempre piacere
- I turisti che prendono l’aereo una volta l’anno sono veramente naif; non sono un frequent flyer da 100.000 punti/miglia sulla carta all’anno, ma certi comportamenti sono veramente spassosi. Non mi riferisco solamente all’applauso all’atterraggio.
- Per parafrasare una nota pubblicità:
- autonoleggio per sei giorni: 215€
- tre pieni di benzina: 100€
- possibilità di girare liberamente per Creta, fermarsi a prendere l’olio dai contadini sulla strada e fare 1.300 chilometri in sei giorni: senza prezzo.
- Non è vero che avevo solamente un libro cartaceo, ne ho preso un altro in aerostazione, ma ne parlerò in seguito.
- Il Cybook si è rivelato utile anche per caricare un piccolo dizionarietto di greco: utilizzarlo per questo scopo ha fatto molto Star Trek, devo ammetterlo.
- I regolamenti e le imposizioni delle compagnie aeree mi hanno rotto gli zebedei oltre ogni misura. Quaranta Euro a testa di fuel surcharge. Fila biblica per i controlli per verificare che non siamo terroristi: unita all’inesperienza di molti passeggeri mette a dura prova la pazienza. Divieto di portare liquidi a bordo: ci sono già passato e lo sapevo, ma mettere due bottiglie d’olio in stiva avvolte nel telo mare è un bel rischio, ma mi ha permesso di prendere tre bottiglie di vino allo shop dell’aeroporto e mi ha impedito probabilmente di condire a morte l’equipaggio dell’aereo (è olio d’oliva, cacchio!). Siamo stati avvisati che la compagnia avrebbe applicato fiscalmente le regole di franchigia del bagaglio (quindici chili), fortuna che non l’ha fatto con noi (trentaquattro chili in due), ma che palle!
- Creta merita il viaggio, ma la prossima volta cerco di attrezzarmi per andare in traghetto così nessuno mi tratta da presunto terrorista e posso portarmi a casa quello che voglio.
- Last but not least, aver trovato per caso quel vecchio Klingon di Antonio all’aeroporto di Creta è stata una di quelle piacevoli sorprese che ti curano qualsiasi viaggio aereo di rientro.
C’è qualcosa di strano quando:
- pur non essendo straccioni, si mettono nella valigia più alimentatori che ricambi di biancheria intima;
- pur essendo amanti della lettura, si porta con sé un solo libro di carta (Singularity Sky, per la cronaca) e 1 Gb di memorie SD cariche di eBook;
- assieme alla fotocamera digitale si porta la capacità di memorizzazione di massa che pochi anni prima era riservata ai dischi rigidi dei PC di fascia alta.
Il cyberpunk è qui tra noi.
Arrivederci tra una settimana, quando caricherò qualche foto sul mio account di Flickr.
C’era da immaginarlo, ma che loro stessi l’ammettessero così tranquillamente…
Russ Kick ha fatto valere i termini del Freedom of Information Act e ha richiesto alla NSA una copia di tutta la modulistica utilizzata all’interno dell’ente governativo. Una volta ricevuta la documentazione richiesta, l’ha messa online in formato PDF nel suo blog.
Scartabellando il primo dei due file a pagina 266 del PDF si può vedere il logo rappresentato a lato. È ovvio che un fan di Babylon 5 si spaventa un pochino a vedere certe cose… 
Defender era uno dei miei arcade preferiti e ho trascorso ore ad evitare che i dannati umanoidi venissero catturati dai lander.
Grazie alle nuove tecnologie e’ ora possibile giocare ad una nuova verisone di questo classico, Defender of the Favicon. Mathieu ‘p01′ Henri ha creato una versione di Defender in grado di girare nella favicon, ovvero l’iconcina tipica di ogni sito che appare a sinistra dell’URL del browser.
Approfitto di questa notiziola per riportare di seguito un vecchissimo testo scovato non ricordo più dove in merito a Defender. Questo testo è stato ripubblicato più volte un varie occasioni, alcuni dei suoi brani sono stati utilizzati anche da cabarettisti dell’epoca, non so proprio chi sia l’autore originale a cui vanno, comunque, i miei complimenti.
DEFENDER
Defender non è solamente un videogame: è un universo in cui si uniscono elementi singolari ed oscuri. La descrizione: un giocatore inesperto che non lo conoscesse ancora si perderà in una marea di pulsanti e solamente dopo sette partite riuscirà a capire da chi è rappresentato sullo schermo e come ci si sposta dall’alto in basso. Quando il numero delle partite salirà a quindici, capirà come si spara e, se è intelligente, come si avanza. Alla fine un giocatore esperto, impietosito, gli spiegherà la funzione dei rimanenti pulsanti, chi bisogna uccidere e chi deve essere salvato. Nonostante abbia una vaga concezione di Smart Bomb e Hyperspace, il nostro giocatore, così istruito, potrà anche arrivare ad accumulare ben 530 punti per partita.
Al giocatore inesperto può capitare la cosiddetta Panna Wave (letteralmente: Ondata Panna. N.B. non è un sorbetto). Questa ondata, frutto di tutti gli istinti sadici dei programmatori, è facilissima e non verrà persa alcuna astronave nè alcun umanoide; tutto ciò per far credere al malcapitato di essere diventato un giocatore esperto. MA NON È COSÌ!!! Nell’ondata successiva, Defender si rifarà costringendo il giocatore ad affrontare tutte le difficoltà che mancavano nella Panna Wave, ovviamente raddoppiate. Naturalmente tutto ciò ha la finalità di distruggere psicologicamente il giocatore che ha osato sfidare un simile mostro.
Il bonus: vi sono vari tipi di regolazioni. Alla vincita dell’astronave dopo 5.000 punti corrisponde nell’Attack Wave 4 un’instancabile materializzazione di baiters e una tale velocità di pescata (fase di cattura dell’umanoide da parte del lander) che dopo circa 9 secondi non ci sarà alcuna traccia di umanoidi. La vincita di un’astronave ogni 10.000 punti è epica: un Defender con tale vincita, si mitizza, venne visto nel 1980 in una latteria della periferia di Ascoli Piceno, ma non se ne ebbero mai prove convincenti.
Un barista, o un gestore di sale giochi, mediamente crudele programma la vincita di un’astronave ogni 15.000 punti. Si riscontrano molti casi di vincite ogni 25.000 punti. È risaputo di Defender con vincite ogni 50.000, 100.000, 200.000 e anche 500.000 punti.
Dopo la descrizione fisica, quella psicologica: DEFENDER PENSA. Egli ragiona, calcola, confronta, medita, elabora e vive con una viltà quasi umana. Prova immenso piacere a mollarvi dispersioni di 10 o 15 swarmers per ogni pod quando sganciate la Smart Bomb all’inizio dell’attacco; per non parlare di quando riesce a farvi fare cilecca col Reverse, così da costringerlo, per voltarvi, a premerlo più volte (la media è 6, ma si può fare assai meglio).
Le armi: quelle a vostra disposizione sono il laser e le già citate Smart Bomb. Quelle di Defender sono molteplici. Principale arma è il proiettile che viene scagliato nella vostra direzione a una velocità prossima a quella della luce (nel caso in cui vada più veloce, si parla di ipnocolpo) colpendovi inesorabilmente; seconda arma, ma altrettanto frequente, è la facoltà di materializzarvi addosso, grazie a 320 Kbytes di RAM che vi sorvegliano, una granaiola di proiettili. Poi c’è l’ipnocolpo, proiettile invisibile e non avvertibile da sensi umani che ha come unica prova della propria esistenza la distruzione della vostra astronave. Infine ecco l’immaterial, capacità dei nemici (frequente nei mutant) di divenire inconsistenti al vostro laser e tornare solidi al contatto della vostra astronave. Altra arma potentissima sono i Gufi, di cui verrà trattato più avanti.
Che dire del Defenderista? Questo essere non appartiene a nessuna specie biologica conosciuta, viene così classificato dai tassonomi come homo defenderistys ryncoglionjtus. Egli non mangia, non beve e respira pochissimo. Nel sonno sogna partite pazzesche e tattiche di gioco assurde. Quando passa il Defenderista le mamme coprono gli occhi ai propri figli dicendo: «Non guardare! Andiamo via!» Le porte e le finestre vengono sbarrate e la gente si rifugia nelle case. Un Defenderista si riconosce principalmente dalle mani: è caratterizzato dalla tipica mano schizofrenica del Defenderista dovuta ad ore di spietata paranoia davanti al videogame. Il Defenderista esperto rimane davanti al videogame per 4 o 5 ore con la stessa partita, finché, all’ora di chiusura, arriva il barista a spegnere il gioco, lo caccia fuori e chiude il locale, senza però che il Defenderista si accorga di tutto questo. Infatti rimarrà tutta la notte immobile a giocare ad un Defender creato dalla sua psiche contorta.
Il Defenderista è ossessionato dai Gufi, tremendi marmocchi il cui scopo non è tanto giocare quanto portare un sfiga immane a chi gioca. La loro potenza si misura in GufoWatt (simbolo GW). Con 1.000 GW potrete far cadere un persona dalle scale, con 2.000 GW lo fate investire da un TIR, con 3.000 gli fate cadere addosso un pianoforte a coda (o una cassaforte, secondo i gusti), con 4.000 GW o più potrete far eruttare un vulcano (l’eruzione dell’Etna è stata causata da un Gufo, tale Bertoldo, dotato di una potenza di 4.253 GW). È tremendo il famoso Gufo-con-gli-occhiali, biondino alto 80 centimetri circa, di potenza tendente all’infinito. Appena un tale essere arriva, tutta la sala giochi prorompe in una bestemmia generale, tale è la sfiga che si porta dietro. L’unico mezzo per mandarlo via è pagarlo. In questo caso la sua iettatura si abbatterà sugli altri (almeno finché non ne compare un altro).
Un ultimo e importante consiglio: mai dico MAI proferire frasi del tipo «Come sono diventato bravo!» perché se Defender vi sente (e state pur certi che vi sente!) non sopravvivrete per più di mezzo secondo. Egli infatti genererà una serie di colpi vigliacchi e proibiti, tra i quali ipnocolpi, immaterial eccetera dai quali sarete sopraffatti immediatamente. E se per puro miracolo riusciste a sopravvivere, vedreste lander e swarmer esibirsi in uno stupendo numero acrobatico cavalcando abilmente i vostri raggi laser, oppure Defender andrà vigliaccamente in Autodiagnosi.
Come descrivere un’Autodiagnosi? Nella maggior parte dei casi sembra un miscuglio di linee colorate, ma se sarete fortunati vedrete un cartone animato della serie “Paperino Show”, la scena culminante de “La corrazzata Potiemkin” o un videoclip di Michael Jackson. Alla fine dello spettacolo apparirà l’innocente scritta
INITIAL TEST INDICATE: UNIT O.K.
Questo articolo di cazzeggio domenicale è una risposta al post di Stefano.
Ho letto questo testo, credo, per la prima volta su un vecchio post di it.fan.startrek, in ogni modo è uno dei tanti testi che girano per la Rete.
- Noi che ci divertivamo anche facendo “Strega comanda color…”
- Noi che le femmine ci obbligavano a giocare a “Regina reginella” e a “Campana”.
- Noi che facevamo “Palla Avvelenata”.
- Noi che giocavamo a “Ruba Bandiera”.
- Noi che non mancava nemmeno “dire fare baciare lettera testamento”.
- Noi che i pattini avevano quattro ruote, si legavano alle scarpe e si allungavano quando il piede cresceva.
- Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta.
- Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
- Noi che passavamo ore a cercare i buchi sulle camere d’aria mettendole in una bacinella.
- Noi che ci sentivamo ingegneri quando riparavamo quei buchi col tip-top.
- Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c’era l’amico in casa.
- Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
- Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava l’ambulanza.
- Noi che i termometri li rompevamo e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
- Noi che dopo la prima partita c’era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella.
- Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva con le mani non era fallo.
- Noi che giocavamo a fiori frutta e città (e la città con la D era sempre Domodossola).
- Noi che con cinquecento lire di carta ci venivano dieci pacchetti di figurine.
- Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la matita.
- Noi che in TV guardavamo solo i cartoni animati.
- Noi che avevamo i cartoni animati belli!!!
- Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake e Mazinga.
- Noi che guardavamo “La Casa Nella Prateria” anche se metteva tristezza.
- Noi che alla messa ridevamo di continuo.
- Noi che si andava a messa se no erano legnate.
- Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
- Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo.
- Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno.
- Noi che non avevamo nemmeno il telefono fisso in casa, oppure era il telefono duplex.
- Noi che si andava in cabina a telefonare.
- Noi che le palline di natale erano di vetro e si rompevano.
- Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.
- Noi che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano.
- Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
- Noi che giocavamo a calcio con le pigne.
- Noi che le pigne ce le tiravamo pure.
- Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
- Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le quattro.
- Noi che a scuola andavamo con cartelle da due quintali.
- Noi che a scuola ci andavamo da soli e tornavamo da soli.
- Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma a casa te ne dava due.
- Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
- Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
- Noi che Internet non esisteva.
- Noi che però sappiamo a memoria “Zoff Gentile Cabrini Oriali Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore Bearzot)”.
- Noi che “Disastro di Cernobyl” vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
- Noi che i giocattoli erano di latta con linguette taglienti come rasoi, ma non siamo morti di tetano o dissanguati.
- Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
- Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
- Noi che però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIM BUM BAM.
- Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c’era Happy Days.
- Noi che il primo novembre era “Tutti i santi”, mica Halloween.
Che fortuna esserci stati!