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Il senno di poi

C’è sempre un certo giornalismo a caccia di dietrologie e di cospirazioni perché, si sa, sono cose che fanno gola a tutti e vendono sempre, non solamente tra gli allocchi dei lunacomplottisti e dei sciachimisti. La ricerca di una cospirazione dietrologica sembra, quasi, la nuova regola giornalistica che sostituisce quella del padrone che morsica il cane: se non si può buttarla in dietrologia, non val la pena di essere pubblicata.

Uno dei campi in cui questo tipo di atteggiamento diventa veramente odioso è quando lo si applica a persone che fanno il loro dovere, salvano delle vite umane e si ritirano nell’ombra senza troppo clamore per continuare a fare ciò che facevano prima. Forse qualcuno ricorda Chesley Sullenberger, il pilota che, trovatosi al comando di un A320 senza motori, è riuscito ad ammarare sul Hudson salvando la sua vita e quella di tutte le persone a bordo. Ripeto: nessun morto.

Manuale di Volo segnala un articolo del Corsera che riprende, a sua volta, un articolo del WSJ di Andy Pasztor, che spreca fiumi di parole per dimostrare che, dopotutto, il pilota sarebbe potuto anche tornare a La Guardia senza problemi, come dimostrerebbero alcune simulazioni.

Al simulatore, si sa, saremmo capaci tutti, con un minimo di spiegazione e con più tentativi a disposizione, di far atterrare un A320, probabilmente riuscirebbe anche il signor Andy Pasztor. Ma ci vuole un Chesley Sullenberger per farlo nella vita reale e riuscirci al primo tentativo, l’unico a disposizione.

Fra qualche giorno prenderò un paio di voli e sarò ben contento di sapere che in cockpit ci saranno dei professionisti come Chesley Sullenberger e non dei giornalisti come Andy Pasztor perché i primi sono addestrati per risolvere i problemi quando capitano, gli altri per scrivere basandosi sul senno di poi.

Addio Le Scienze e grazie

Le Scienze come voglio ricordarmeloHo deciso di congedarmi da Le Scienze perché non riconosco più nella sua forma attuale il mensile che ha contributo, tra gli altri, a formare il mio sapere scientifico; lascerò, infatti, scadere il mio abbonamento senza più rinnovarlo dopo quasi trent’anni che seguo la rivista.

Potrei sembrare un vecchio brontolone non al passo con i tempi moderni e con i nuovi paradigmi della comunicazione, come dicono gli auto-proclamati esperti dei new media, e probabilmente lo sono (io brontolone, non loro esperti).

Quando ho iniziato a leggere Le Scienze durante i primi anni del Liceo Scientifico mi trovavo davanti a contenuti non facili da capire, ma sapevo che la scienza non era facile e richiedeva molto sforzo per essere compresa. In quel periodo c’era Scienza e Vita Nuova, molto più divulgativo, che avevo iniziato a leggere avidamente durante la scuola media. Le Scienze all’inizio è stata una sfida dura, ma con il tempo ho apprezzato gli articoli lunghi e approfonditi, alla fine dei quali si poteva dire di avere un’ottima padronanza della materia.

Negli ultimi anni Le Scienze è diventato più divulgativo e più spettacolare: gli articoli si sono contratti, diventando spesso superficiali o incompleti. In un certo senso, Le Scienze di adesso assomiglia fin troppo a Scienza e Vita di quando ero ragazzino. Non mi va bene.

I già citati pseudo-esperti potrebbero dire che non c’è più nessuno che leggerebbe articoli complessi o approfonditi. Non è vero! Se questi “esperti” sono intellettualmente pigri, non significa che anche gli altri lo debbano essere: non tutti si accontentano di un executive summary di 10 righe o di cinque slide di PowerPoint come spiegazione. Qui fuori c’è gente che non smette di chiedere “perché?”, che vuole sapere e non si accontenta di una spiegazione sommaria o di quattro immagini spettacolari. Non è questa la scienza che stiamo cercando.

Si dice che Internet stia uccidendo la carta stampata; in questo caso è la carta stampata a banalizzarsi prima e a commettere un suicidio (premeditato?) poi.

Grazie ancora a Le Scienze per aver contribuito alla costruzione del mio sapere scientifico, a soddisfare alcune mie curiosità e a crearne molte altre; all good things must come to an end e ora si prosegue su Internet.