Entries from Febbraio 2010 ↓
Febbraio 28th, 2010 — informatica, internet, programmazione
Per varie ragioni (che non includono solamente il masochismo) voglio portare una procedurina di monitoraggio che ho scritto in Perl sotto Linux in ambiente Windows.
Volendo usare un linguaggio script nativo in ambiente Windows per evitare di installare programmi di qualsiasi tipo sulla macchina da monitorare, decido di usare la PowerShell.
Prima sorpresa: Microsoft distribuisce un (a suo dire) potente interprete di comandi e di script in cui l’esecuzione degli script è bloccata per default. Vabbè, la cosa si risolve creando (o modificando) la chiave di registro HKEY_Local_Machine\SOFTWARE\Microsoft\PowerShell\1\ShellIds\Microsoft.Powershell\ExecutionPolicy con valore Unrestricted. Benedetta Microsoft!
Ok, gli script ora sono eseguibili.
Veniamo allo scopo del test: creare uno script che prende una variabile data e la invia ad un server tramite HTTP POST (ovvero simulando la compilazione di un form) e recuperare la risposta del server.
Svolgimento in PERL:
$ua = LWP::UserAgent->new;
$req = (POST "http://pippo", ["campo1" => "valore1", "campo2" => "valore2"]);
$risposta = $ua->request($req);
Svolgimento in PowerShell:
[Reflection.Assembly]::LoadFile(’C:\WINDOWS\Microsoft.NET\Framework\v2.0.50727\System.Web.dll’) | out-null
$postData = ‘campo1=valore1&campo2=valore2′
$buffer = [text.encoding]::ascii.getbytes($postData)
[net.httpWebRequest] $req = [net.webRequest]::create(’http://pippo’)
$req.method = “POST”
$req.ContentType = “application/x-www-form-urlencoded”
$req.ContentLength = $buffer.length
$req.TimeOut = 5000
$reqst = $req.getRequestStream()
$reqst.write($buffer, 0, $buffer.length)
$reqst.flush()
$reqst.close()
[net.httpWebResponse] $res = $req.getResponse()
$resst = $res.getResponseStream()
$sr = new-object IO.StreamReader($resst)
$risposta = $sr.ReadToEnd()
E per fortuna che è una shell power!!!
Febbraio 10th, 2010 — fantascienza

The function of science fiction is not always to predict the future but sometimes to prevent it.
(Frank Herbert)
Finalmente un bel telefilm di fantascienza!
Stavo un po’ perdendo la speranza di riuscire a vedere qualcosa di intelligente, qualcosa che non fosse la solita storia ritrita dell’utopia futuribile, ma qualcosa che ci mette in guardia.
Premetto da subito che non ho visto Battlestar Galactica: mi sono fermato a tutti gli episodi della prima gloriosa serie e qualcuno di quello schifo di Galactica 1980. I primi approcci con Battlestar Galactica mi hanno lasciato un po’ freddino, quindi non ho continuato.
Ronald D. Moore si riconferma un ideatore vulcanico, probabilmente l’avremmo dovuto sospettare quando è stato allontanato dalla produzione di Star Trek. Abbiamo visto com’è andata per l’uno e per l’altro.
Il primo impatto è senza dubbio quello visuale. C’è un sapiente utilizzo dello schermo wide e un giusto uso dei terzi, che rompono definitivamente lo schema delle inquadrature centrali televisive, con un effetto nettamente cinematografico. Certe cose non erano certamente possibili quando la maggioranza dei televisori era 4:3. Molto interessanti anche le luci: anche in questo caso il loro utilizzo è decisamente cinematografico e per nulla televisivo.
L’ambientazione è quella di una città in cui la tecnologia è presente ma non incombente. Un po’ come se una persona degli anni ‘50 vedesse le scene di una metropoli attuale.
I personaggi mi hanno colpito in maniera assolutamente positiva: in Caprica per ora sono tutti cattivi, nel senso che non c’è il buono di riferimento per giustificare i personaggi antagonisti. Ovviamente il mio personaggio preferito è Daniel Graystone, ma mi sembra quasi inutile dirlo.
La storia è quella che colpisce favorevolmente. È una di quelle storie che ti sollevano per le palle, ti sbattono contro il muro, ti tirano calci nelle costole quando sei a terra finché non ti sei svegliato e non stai capendo quello che succede. Sono le storie grandiose della vera fantascienza, che non terminano in un capitolo o in 44 minuti di trasmissione, ma che non vengono nemmeno inutilmente diluite in uno sterminio di alberi un cui in 100 pagine non succede assolutamente nulla. La ciliegina sulla torta è che qui viene tirata in ballo anche la religione e se ne vedono veramente delle belle…