Entries from Dicembre 2009 ↓
Dicembre 30th, 2009 — informatica, programmazione, sicurezza
Dopo averci scherzato tempo fa, pare che il problema della data nei software non sia sparito del tutto.
Il problema dell’anno 2000 era serio, anche se le conseguenze non sarebbero state quelle “previste” dagli “esperti” catastrofisti interrogati dalla stampa, la quale era a caccia più di sensazionalismi che di notizie. In ogni modo, sia con lo sforzo preventivo sia con l’intelligenza degli utilizzatori il problema dell’anno 2000 è stato superato.
Durante il periodo di caccia al baco precedente il primo gennaio 2000, i protocolli di test per verificare il software prevedevano, ovviamente, l’utilizzo di date successive all’anno 2000 nelle normali operazioni del software. Ok, ma quanto successive al 2000? 2001? 2005? 2010? 2100? 3000?
La risposta esatta era, ovviamente, funzione sia della vita prevista del software sia del tipo di memorizzazione della data, sia della “finestra” di tempo dei dati in archivio.
Immaginiamo che il software abbia solamente due caratteri per l’anno che vanno da 00 a 99. Senza introdurre campi aggiuntivi (di “epoca”), io posso gestire solamente 100 anni. A questo punto, si tira una riga e si assume che se il valore è minore di (ipotizziamo) 50, è una data del nuovo millennio, altrimenti è una data del XX secolo.
Tutto bene, ma se quel software ha una base storica che inizia dal 1921? Nessun problema, si tira la riga al 20, tanto chi mai utilizzerà ancora questo software nel 2020?
Purtroppo sta succedendo (ed è successo proprio a me) che alcuni software abbiano tirato la riga al 9, ovvero se l’anno (a due cifre) è compreso tra 0 e 9 si parla del 2000, altrimenti è il 1900. Qualche giorno fa ho ricevuto da un cliente un export di dati da un software con dei calendari di eventi sia appena passati sia nell’immediato futuro: gli eventi fino al 31/12/2009 hanno la data corretta, quelli successivi sono collocati nel 1910.
Visto che il problema dell’anno 2000 era sentito nel mondo informatico da molti anni prima della fatidica data, è facile che il software in questione sia stato dichiarato Y2K compliant con il solito “trucco della finestra” descritto sopra, pensando che nessuno l’avrebbe più utilizzato nel 2010.
Il primo gennaio 1910 era una sabato, mentre il primo gennaio 2010 sarà un venerdì: se dopodomani qualche software che state utilizzando dirà che è sabato, non avrà semplicemente “perso” un giorno…
Aggiornamento 2/1/2010: SpamAssassin ha un problema con le date nel 2010. Pare che il problema sia stato risolto se usate sa-update.
Aggiornamento 3/1/2010: BusinessDay riporta che In Australia i POS della Bank of Queensland all’inizio del 2010 sono inspiegabilmente saltati al 2016 (via Slashdot).
Aggiornamento 3/1/2010: Gizmodo segnala che i telefoni cellulari con Windows Mobile 6.1 e 6.5 leggono la data degli SMS dopo il 31/12/2009 come 2016.
Aggiornamento 4/1/2010: Anche Syamantec Endpoint Protection Manager ha problemi con le date di quest’anno.
Mi fermo qui con l’elenco. I problemi sono ben di più.
Dicembre 24th, 2009 — informatica, internet, telecomunicazioni
La mia esperienza telematica inizia nel 1986 quando a Pavia eravamo un cinque o sei ad avere il modem: ci scrivevamo tra di noi sulle tre BBS della città e poi ci trovavamo la sera a bere una birra assieme.
Dalle BBS locali alla FidoNet il passo è stato breve e dalla fine di quell’anno è iniziata la mia avventura online, interrotta per un solo anno, il 1988, per il servizio di leva.
FidoNet è stata una palestra e una grande fonte di esperienza, ma soprattutto un posto dove ho trovato tantissimi amiche e amici. FidoNet aveva un sistema di messaggistica privata (la NetMail o Matrix) e uno di messaggistica pubblica tematica (la EchoMail, o le “aree echo“); più avanti aveva anche un sistema di distribuzione file. Una piccola Internet, insomma.
I messaggi di quel periodo sono per la quasi totalità spariti come lacrime nella pioggia. Qualcuno l’ho salvato e ho ritrovato quei file qualche giorno fa. Li ho catalogati alla meno peggio e li ho messi in linea qui. È una testimonianza frammentaria di quello che siamo stati, per far capire a chi non c’era che Internet per non è stata solamente la “versione 2.0″. La connessione è un po’ lenta perché quel server è su un’ADSL che sta facendo trasferimento dati inerenti il mio lavoro. Portate pazienza.
Dicembre 4th, 2009 — informatica, internet
Google ha reso disponibile due server DNS utilizzabili liberamente da tutti, i cui IP sono 8.8.8.8 e 8.8.4.4
Ogni provider ha dei server DNS utilizzabili dai propri utenti, ci sono sempre stati, ma non hanno mai fatto notizia. Se Google ha due server DNS pubblici tutti ne parlano, se li ha PippoTel non se li fila nessuno: è la stampa, bellezza! Così tutti adesso si chiedono non solo perché Google abbia due server DNS pubblici, ma anche perché inviti la gente ad usarli.
Partiamo dall’inizio: un server DNS permette di tradurre un nome di host in un indirizzo IP; il nome di un host (www.hypertrek.info) è comprensibile dagli umani, mentre l’indirizzo IP (87.118.118.75) è comprensibile dalle macchine (e dai SysAdmin, che non rientrano in nessuna delle due categorie, ma è un altro discorso).
Quindi, se non avete configurato l’indirizzo di almeno un server DNS funzionante e raggiungibile, non andate molto lontano, se siete dei normali utenti della Rete.
Per come è strutturato, quanto il server DNS rilascia una risposta (ovvero una corrispondenza nome->IP) allega anche un dato chiamato TTL (time to live), che rappresenta la validità, in secondi, di quel dato, scaduta la quale il computer dovrà interrogare di nuovo il server DNS per risolvere il nome. Questo permette di ridurre il traffico di rete ed è il motivo per cui il vostro provider quando fate delle modifiche ad una zona DNS vi dice che ci vuole del tempo perché la modifica “si propaghi”. In realtà non c’è qualcosa che si propaga come un’onda d’urto, semplicemente devono scadere tutti i TTL memorizzati nei vari computer della Rete.
Il TTL è definito dal gestore della zona e varia da zona a zona: hypertrek.info ha i propri TTL che decido io, fantascienza.com i TTL che decide S* e così via.
Quanto sopra per chiarire alcuni concetti base del Domain Name System.
Ora la domanda che in molti si pongono: se io configuro i DNS di Google che dati fornisco a BigG? La risposta è: le macchine che il vostro computer contatta e la frequenza con cui lo fa (entro certi limiti).
Se configurate i DNS di Google non rivelate gli URL completi (protocollo + host + path) dei siti che andate a vedere, non rivelate le password, non rivelate dei contenuti. In buona sostanza, se voi scrivere ping www.microsoft.com dalla command line o se voi fate http://www.microsoft.com sul vostro bowser, per il DNS di Google sono la medesima cosa.
Secondo me, quello che interessa a BigG non sono tanto i siti che un Luigi Rosa (uno dei tanti Luigi Rosa di questa Terra) qualsiasi va a vedere, ma i “rapporti di forza” tra i vari nomi a dominio. Se io so che il mio DNS riceve 10 richieste al minuto di drpepper.com e 100 di fullers.co.uk capisco due cose: (a) il brand britannico di ale è dieci volte più famoso della bevanda immonda americana e (b) i miei utenti sanno bere bene.
Queste informazioni, se prese su un campione significativo di utenti possono essere molto utilis, specialmente se le si aggrega in vari modi (area geografica, periodo del giorno, della settimana, dell’anno…).
Ho fatto alcuni test di velocità dalla mia linea di casa (ADSL di British Telecom) facendo una query di www.hypertrek.info sul mio DNS locale e su quello di Google:
|
DNS locale |
DNS di Google |
| ms |
TTL |
ms |
TTL |
| Prima query |
596 |
3600 |
169 |
3600 |
| Seconda query |
0 |
3560 |
69 |
3556 |
Dalla tabella si capiscono alcune cose:
- il DNS di Google è effettivamente veloce, anche se, nel mio caso, si trova a 15 salti da casa
- la prima query di un DNS dietro un’ADSL è necessariamente più lenta di una query di un DNS che ha la banda di Google
- dalla seconda query fino alla scadenza del TTL un DNS locale è più veloce perché non impegna nessuna banda
- Google non modifica i TTL “al ribasso” per forzare i client a chiedere i dati più spesso (e, quindi, avere una base statistica maggiore).
Questo servizio è senz’altro utile per casi di necessità o emergenza, anche per l’estrema facilità di memorizzazione degli IP. Personalmente, non utilizzerei un server DNS pubblico, ma ammetto che avere un DNS locale possa richiedere qualche tipo di conoscenza che non tutti hanno.
È bene ricordare che un’interruzione di servizio del DNS di Google potrebbe lasciare a piedi molti utenti in una botta sola. Se proprio si vuole utilizzare quel DNS, utilizzare un altro DNS diverso da 8.8.4.4 come secondario.
Chi cerca una terza alternativa tra un DNS locale e quello di Google puo valutare Open DNS.
Aggiunta del 5 Dicembre: come mi fa giustamente notare Markino e come rileva anche Stefano Quintarelli, l’utilizzo di DNS centralizzati, siano essi quelli di BigG o di OpenDNS, rallenta la fruizioni di contenuti distribuiti via CDN. Una ragione in più per utilizzare DNS locali o, comunque, prossimi al proprio host.
Dicembre 3rd, 2009 — informatica, internet
L’altro ieri è uscita la Release Candidate 2 di Thunderbird 3.0.
Sto utilizzando Thunderbird 3.0 sotto Linux da qualche giorno con ottimi e soddisfacenti risultati. Come è accaduto per la 2.0, anche la RC della 3.0 è utilizzabile per il lavoro quotidiano, anche se credo sia meglio aspettare a darla a tutti gli utenti.
La directory dove Thunderbird registra i dati personali è cambiata. Questo permette di far convivere la versione 2 e la versione 3 senza interferenze reciproche, ma richiede un minimo di smanettamento, in attesa che venga rilasciata la versione definitiva che provvede alla migrazione del profilo. Le nuove directory dei profili sono queste:
| Windows Vista, Windows 7 |
Users\<Utente>\AppData\Roaming\Thunderbird |
| Windows 2000, XP, 2003 Server |
Documents and Settings\<Utente>\Application Data\Thunderbird |
| Mac OS X |
~/Library/Thunderbird |
| Linux e Unix |
~/.thunderbird |
Nel caso in cui venga migrato il profilo, la prima volta che veiene esguito Thunderbird parte un background la reindicizzazione dei messaggi. Sul mio Linux dove ho alcune decine di migliaia di messaggi, l’indicizzazione ha richiesto un paio d’ore, ma non ha interferito con la normale attività del programma. Dategli tempo all’inizio se, come me, avete un po’ di messaggi.
Le opzioni, le prestazioni e i report di ricerca dei messaggi sono nettamente migliorati, merito anche del nuovo motore di indicizzazione dei messaggi.
Alcuni plugin non funzionano ancora, altri sono obsoleti. Tra quelli che utilizzo, funzionano Mark All Read Button, Quote Colors, Remove Duplicate Messages (Alternate), Signature Switch e Toolbar Buttons; Enigmail è compatibile, ma nael mio caso ho dovuto reinstallarlo per far apparire l’interfaccia. Non sono, invece, ancora compatibili Display Mail User Agent, Folderpane Tools, Mail Redirect, Quicktext, Xpunge. Avevo anche un plugin per il cambio veloce del dizionario, la cui funzione è presente anche in Toolbar Buttons. Aggiornamento del 11/12: Folderpane Tools può essere sostituito da Manually sort folders che permette di cambiare manualmente l’ordinamento sia degli account sia delle cartelle. Aggiornamento del 12/12: Quicktext è ora compatibile. Aggiornamento del 15/12: Display Mail User Agent è ora compatibile.
L’avvio con utenze multiple in IMAP è nettamente più veloce della versione precedente. Bisogna fare un po’ di abitudine alla nuova posizione dei pulsanti di risposta, anche se è possibile abilitare la vecchia toolbar attraverso l’assistente della migrazione che si trova nel menu di aiuto.
L’utilizzo dei tab all’inizio sembra un po’ inutile, ma dopo qualche ora si apprezza la nuova opzione di visualizzazione.
Un funzione che potrebbe essere utile è la possibilità di far apparire un reminder con un pulsante per sfogliare il disco quando vengono digitate alcune sequenze come attach, .doc e altre (personalizzabili). Questo dovrebbe servire a ricordare all’utente di allegare dei file.
L’aggiunta di una finestra richiamabile su comando con il log delle attività in corso e appena concluse è un’ottima idea che, finalmente, dovrebbe permettere di avere la risposta alla domanda «Ma cosa sta facendo Thunderbird?». Questa opzione si rivela subito utile durante la reindicizzaizone iniziale delle caselle, in quanto permette di controllare lo stato di avanzamento dell’indicizzaizone.
Da segnalare il fatto che, con alcuni feed RSS non è più possibile visualizzare il contenuto della pagina direttamente da Thunderbird, ma bisogna aprire il link. Devo ancora capire quale sia il nuovo discrimine che causa questo problema. Per esempio,vengono visualizzati correttamente i feed di BoingBoing, Darth Mojo, Engrish, ma non quelli della BBC, fark e Gizmodo.
L’impressione globale è che Thunderbird resti un buon client di email, specialmente se si utilizza il protocollo IMAP.
Aggiornamento del 10 dicembre: ieri è uscita la release 3.0 finale.