Entries from Giugno 2009 ↓

Virtualizzazione e asset management

Quanti PC abbiamo?

Questa domanda è il tormentone del dipartimento IT (Information Technology, noto precedentemente come EDP) di qualsiasi organizzazione non minuscola. Molti responsabili IT cercano di rispondere a questa domanda utilizzando un software apposito che si sobbarca l’onere di enumerare i macchinari in carico all’organizzazione.

All’inizio c’erano programmi che installavano sui client degli agenti intrusivi e pesanti (chi si ricorda SMS di Microsoft?). Poi sono venuti programmi che sfruttano i dati WMI e altre strutture messe a disposizione da Windows senza la necessità di installare un client su ogni PC (ho scritto anche io uno di questi software).

Purtroppo questi programmi sono ancora limitati non dalle loro funzionalità, ma da impedimenti oggettivi: non tutti i computer “conoscono” il proprio numero di serie, per non parlare di quello del monitor o della stampante ad esso collegati. Inoltre il sistema di raccolta automatica dei dati funziona solitamente sulle macchine connesse ad un dominio Active Directory (o analogo) e lascia fuori le macchine dedicate a funzioni particolari o comunque sconnesse dalla rete. Inoltre, per ragioni di stabilità spesso i server non vengono recensiti dai sistemi automatici di raccolta dati, sebbene la gestione dell’inventario di queste macchine dovrebbe essere relativamente semplice (ma ci sono delle eccezioni).

Ma le cattive notizie non sono terminate, anzi.

La virtualizzazione dei server (prima) e dei PC (ora) aumenterà ulteriormente la complessità di un sistema automatico di inventario. L’inventario dell’installato, infatti, non serve semplicemente a “contare le teste”, ma è utile per fornire una statistica sulle capacità dei client (memoria, processore, disco rigido) al fine di poter pianificare gli acquisti di nuove macchine o verificare potenziali problemi nel caso venga installato una nuovo software con richieste specifiche.

Se prima ci si accontentava di un certo errore statistico dei sistemi automatici di inventario dovuto a situazioni limite, adesso si potrebbero avere dati notevolmente scostati dalla realtà. Certo, si potrebbero filtrare i dati provenienti da macchine virtuali VMWare (in quelche modo è possibile farlo), ma non potrebbe essere così facile contare le macchine vere per scopi di gestione dell’inventario e non si avrebbe comunque un’idea realistica delle caratteristiche dei PC (fisici o virtuali che siano) che gli utenti stanno utilizzando.

Niente sesso: siamo Indiani

Ricerca SEX con impostazioni inglesiHo sperimentato un curioso comportamento di Bing segnalato da Thomas Hawk (via Slashdot). Per l’esperimento ho utilizzato una macchina virtuale Windows XP USA con Internet Explorer 8 con cui non avevo mai visitato Bing.

Per comprendere le modalità del test va segnalato che Bing decide la posizione di un utente in base all’impostazione della lingua del browser (da non confondere con la lingua in cui il browser visualizza i menu e i messaggi).

Ho provato, innanzi tutto, a visitare Bing con le mie impostazioni standard, ovvero inglese del Regno Unito. La ricerca di «SEX» mostra un normale risultato di un motore generalista (prima immagine, clickare per ingrandire).

Ricerca di SEX su Bing con impostazione indiane

Ho quindi impostato il linguaggio in hindi, ho riavviato Explorer, ho rivisitato Bing e ho effettuato la medesima ricerca (seconda immagine, clickare per ingrandire). Anziché i risultati visualizzati nell’esempio precedente è apparsa la scritta «sex खोज कामोत्तेजक सामग्री दिखा सकता है. परिणाम प्राप्त करने के लिए, अपनी खोज शर्तें बदलें.» che, grazie a Google, ho potuto tradurre in «Search can show sex erotic content. To achieve results, change your search terms.» La traduzione automatica italiana lasciava un po’ a desiderare, ecco perché ho riportato quella inglese.

Resta il dubbio del motivo per cui a chi si dichiara Inglese venga consentito di vedere i risultati di una ricerca, mentre a chi si dichiara Indiano questi risultati siano negati. Ironia della sorte, Carmella Bing è stata un’attrice porno, ma questi sono i rischi che si corrono scegliendo nomi brevi e facili da pronunciare per i propri prodotti.

Tritadocumenti

Alcune norme di legge e le regole del buon senso richiedono che alcuni documenti vengano distrutti prima di essere gettati nella spazzatura al fine di vanificare eventuali azioni di trashing.

È fuori discussione che stracciare a mano i fogli di carta non sia una soluzione sicura. Esistono in commercio delle macchine distruggi documenti (shredder) che sminuzzano i fogli di carta (o di plastica) in modo da rendere difficile la lettura del documento originale.

La normativa DIN 32757 divide in sei livelli i distruggidocumenti in base alla dimensione dei frammenti di carta prodotti dalla macchina.

Le macchine più semplici tagliano i fogli in strisce lunghe quanto il foglio e larghe da pochi millimetri a qualche centimetro; i distruggi documenti un po’ più sicuri creano frammenti di carta larghi pochi millimetri e lunghi alcuni centimetri; i sistemi più sofisticati creano frammenti lunghi pochi millimetri e larghi un millimetro o poco più.

L’immagine di questo post mostra tre frammenti ottenuti con un Fellowes H-2C. Il frammento (1) è facilmente leggibile e chi ha familiarità con i voli aerei capisce immediatamente a cosa si riferisca. Il frammento (2) contiene scritte di dimensione paragonabile al frammento (1), ma in questo caso il foglio è stato inserito con le scritte inclinate rispetto all’asse del sistema di taglio. Il frammento (3) contiene del testo scritto a mano (da me) ed è illeggibile non solamente perché l’ho scritto io, ma anche perché la scritta ha una dimensione nettamente superiore della larghezza del frammento.

Un sistema di distruzione con le caratteristiche del H-2C è soddisfacente per scopi casalinghi o commerciali purché i fogli vengano inseriti storti; purtroppo la macchina ha una canna di 23 centimetri, che rende necessario rompere i fogli A4 prima di darli in pasto al tritadocumenti.

Da ultimo, bisogna tener presente che un uso intensivo dell’apparecchio lascia pezzi di carta sui sistemi di taglio che ne riducono l’efficienza, specialmente sulle parti laterali. È quindi necessaria una verifica periodica del sistema di taglio per rimuovere eventauli frammenti di carta.

Badda-Bing Badda-Bang

Microsoft ha messo online l’ennesimo reboot del suo motore di ricerca, questa volta con il nome di Bing.

Benché la copertina sembra quella di un dépliant di viaggi, la grafica con cui vengono elencati i risultati delle ricerche lo fa sembrare praticamente identico a Google, salva la possibilità di visualizzare al passaggio del mouse alcuni testi presenti nella pagina indicata dal motore di ricerca. Sempre in tema di grafica, il nome visualizzato sopra una montagna ricorda un attimino il vecchio logo di Altavista, ma sarà un caso.

I risultati delle ricerche sono assolutamente paragonabili a quelli di Google, nulla da dire in questo senso, essendo un motore di ricerca generalista. Come tutti i motori, facendo delle prove con ricerche a caso, saltano fuori delle stranezze. A titolo di prova ho cercato «size of Florida» in Bing e Google; nelle ricerche correlate visualizzate dal motore di Microsoft, assieme ad altre ricerche sul Sunshine State, appaiono inspiegabilmente «Size Of South Carolina» e «Size Of Alaska». Ironicamente, cercando «Vista» Google presenta come primo risultato la pagina principale di Windows Vista del sito Microsoft, mentre Bing presenta la pagina della Wikipedia che descrive il sistema operativo mentre la pagina di Vista del sito Microsoft è solamente al quarto posto. Almeno per ora si può presumere che i risultati di Bing non abbiano la tendenza a privilegiare le pagine di Microsoft.

Bing non è un prodotto innovativo, è semplicemente un altro motore di ricerca generalista. Resta il dubbio se nel 2009 con il fiorire di motori specifici come TinEye e Wolfram | Alpha avessimo bisogno di un altro motore di questo tipo.