Entries from Dicembre 2008 ↓
Dicembre 18th, 2008 — cazzeggio, informatica
Durante il volo e previa approvazione del personale di volo, possono essere utilizzati [...] computer non collegati con stampanti o con lettori di compact disc.
Questo è uno stralcio dell’annuncio che gli assistenti di volo ripetono durante il rullaggio di ogni volo e che quasi nessuno ascolta, almeno sui voli di linea a breve raggio.
Ho un vago ricordo di stampanti a batteria da collegare ai computer portatili o integrate nei portatili stessi (sì, hanno fatto anche quelli). Ogni volta che sento quell’annuncio mi vedo un distinto tizio in giacca e cravatta che estrae dal taschino una stampante laser dipartimentale a colori e una risma di fogli A4 proprio come Larry Laffer riponeva il bicchierone di soda in Larry II. Credo che a bordo l’unica stampante che possano vedere i passeggeri (posto che ne esistano altre) sia quelle dei POS utilizzati dagli stessi assistenti di volo per tentare di vendervi mercanzia a prezzi imbarazzanti, ammesso che lo facciano ancora nei voli internazionali. I POS sono da considerare computer collegati a stampanti? MAH!
Altrettanto anacronistici sono i CD da collegare ai computer. Forse adesso sono tornati in voga assieme ai PC super compatti; anche il mio portatile DELL permette di utilizzare il lettore/masterizzatore sia connesso nell’apposita bay sia connesso via USB nel caso in cui voglia utilizare floppy e CD, ma e’ un’ipotesi remota, specialmente a trentamila piedi d’altezza.
In ogni modo, a scanso equivoci, eviterò di portare in cabina una stampante IBM a nastro con modulo continuo da 132 colonne, un AS/400 e un jukebox esterno da 128 CD.
Aggiornamento gennaio 2009: ho volato con la nuova Alitalia il giorno dopo la “fusione” e l’annuncio è cambiato. Non so se sia per effetto della nuova compagnia o per diverse disposizioni internazionali.
Dicembre 15th, 2008 — informatica, windows
Dell ha appena annunciato che il sovrapprezzo per il downgrade da Vista a XP di un PC sale a 150 dollari, il triplo del costo precedente.
Ci troviamo in questo periodo davanti ad un caso che forse ha come unico precedente l’infausto MS-DOS 4.0: Microsoft rilascia un sistema operativo nuovo, apparentemente migliore, ma il mercato non lo vuole e preferisce stare con il prodotto precedente. La differenza fondamentale tra l’esempio di MS-DOS 4.0 è il volume del mercato e la rapidità con cui si propagano le informazioni.
Bisogna fare un distinguo tra il mercato casalingo e quello business. Il distinguo in questo caso è il volume di soldi che muovono i due mercati. Il mercato casalingo cerca prodotti al ribasso e, una volta acquistato un computer, lo tiene per molto tempo (tralasciamo i fanatici dell’upgrade, che sono una minima parte): non è strano imbattersi in persone che in casa hanno un PC con Windows 2000 o Windows 98. Il mercato aziendale, di contro, muove più soldi ed è quello che spesso detta le regole.
Da un punto di vista di amministrazione dei sistemi, il sistema migliore è quello di cui si conoscono tutti i limiti, le richieste di hardware e gli eventuali bachi, mentre il peggiore è quello i cui comportamenti sono imprevedibili e le richieste hardware sono cospicue. Windows XP si colloca nella prima fascia di prodotto: utenti e amministratori di sistema lo conoscono bene, sanno quello che possono chiedere e quello che devono evitare.
Vista è stato ricevuto con freddezza (è un efumeismo) perché i vantaggi dell’adozione di un nuovo sistema operativo non compensano i problemi legati alle novità. Che senso ha rinominare e cambiare il posto dei menu solo per il gusto di farlo? Che senso ha aprire la configurazione della rete e vedersi comparire una finestra che ci avvisa che qualcuno sta aprendo la configurazione della rete?
Gli utenti sono passati da Windows 2000 a Windows XP perché in XP la gestione del Plug’n'Play era migliorata notavolmente, caratteristica non trascurabile, visto che tutte le periferiche sono Plug’n'Play. Gli utenti hanno percepito un’effettiva miglioria e hanno perdonato la cosiddetta “interfaccia Disney” perché tutte le cose erano allo stesso posto rispetto a Windows 2000, avevano lo stesso nome e si comportavano nello stesso modo, se non meglio.
La vicenda XP/Vista è un monito per chi ritiene che le società dettano le regole e il mercato si debba adeguare: già nel secolo scorso la presunzione di Henry Ford di vendere solamente automobili nere è stata castigata. Tutte le ditte dicono di ascoltare gli utenti, hanno moduli di feedback, svolgono indagini di gradimento e spendono un sacco di soldi per ascoltare i desiderata degli acquirenti.
Sarebbe l’ora che, una volta ascoltate le entità che danno loro i soldi, le società dell’IT comprendessero anche quello che i clienti stanno dicendo.
Dicembre 13th, 2008 — informatica, internet, programmazione
Questa mattina nella lettura delle varie mailing list che seguo ho trovato una piacevole sorpresa.
Michael Abbott di Apple ha postato un messaggio nella mailing list di Dovecot in cui annunciava la disponibilità di Apple a contribuire al progetto con alcune patch sviluppate al suo interno e già verificate.
Negli ultimi tempi Apple non è stata un esempio di apertura come tecnologie e piattaforme, ma mi sembra corretto segnalare un comportamento meritevole quando questo si verifica. Troppo spesso le ditte approfittano del software Open Source per ridurre tempi e costi di sviluppo senza, però, attenersi alle regole di questo tipo di distribuzione, ovvero senza contribuire a loro volta ai progetti che sfruttano. L’ultimo esempio di questo comportamento poco corretto sarebbe rappresentato da CISCO (la giustizia americana deciderà), contro cui la FSF ha intentato una causa.
Tornando ad un esempio di comportamento meritevole, Apple ha offerto di contribuire al progetto Dovecot con varie migliorie, quali:
- permettere ai processi IMAP e POP di gestire client multipli;
- code di ascolto più lunghe;
- modifiche per permettere la compilazione su varie piattaforme;
- sistemi per aggirare bachi noti di OSX;
- varie correzioni a bachi del software;
- integrazione con Apple Open Directory;
- implementazione di un sistema che blocca i client dopo vari ripetuti tentativi di accesso falliti;
- gestione dei cambiamenti dinamici degli hostname.
Timo Sirainen, l’autore di Dovecot, hamostrato molto interesse per l’offerta di Apple. Con ogni probabilità, le correzioni dei bachi verranno implementate nella versione corrente, 1.1, mentre le nuove caratteristiche verranno aggiunte alla nuova versione 1.2 in fase di sviluppo.
Collaborazioni di questo tipo tra aziende e progetti Open Source ce ne sono molte e sono l’esempio che un modello di sviluppo del software di questo tipo, quando le circostanze lo permettono, non solo è possibile, ma è anche vantaggioso per tutti.
Dicembre 11th, 2008 — informatica, internet
Il team coordinato da David Ascher ha reso disponibile la prima versione beta “meno che beta” di Thunderbird 3.La versione pubblicata si chiama beta ma non ha dichiaratamente la qualità di una beta.
Molte novità sono, infatti, disabilitate e l’interfaccia a tab è presente, ma non si capisce bene ancora come la si possa sfruttare, sebbene ci siano alcune anteprime promettenti.
Nonostante questi possibili problemi, ho installato la versione Linux sulla medesima Ubuntu 8.10 su cui utilizzo Thunderbird 2 ogni giorno.
Un’altra interessante funzione, le conversazioni, è purtroppo disabilitata e non la si può testare. Questa funzione permetterebbe di visualizzare i messaggi non separati tra posta inviata e posta in arrivo, ma in una sorta di threading simile a quello dei newsgroup. La funzione è molto interessante, specialmente quando il dialogo via mail si ramifica su più fronti.
Altra funzione annunciata, l’integrazione del calendario, non è disponibile. Parimenti, tutti i plugin che ho installato non vengono caricati perché nonsono ancora stati aggiornati, ma è comprensibile perché siamo solamente all’inizio della versione 3 del programma.
L’impressione generale e’ di una maggior velocità rispetto alla versione 2: i miei account IMAP con tanti messaggi si caricano molto più velocemente; parimenti lo spostamento tra messaggi, cartelle e account risulta più sciolto.
Positivi il collocamento di alcuni comandi usati spesso nell’area grigia dell’header del messaggio e l’evidenziazione con una stella gialla a fianco degli indirizzi presenti in rubrica.
Sotto Linux Thunderbird 3 utilizza una cartella di default differente rispetto alla versione 2; a titolo di prova ho fatto trovare a Thunderbird 3 tutti i file del profilo della versione 2. Thunderbird 3 non ha dato problemi e ha caricato e riconosciuto tutte le impostazioni, i plugin e i file di dati della versione precedente senza problema.
Thunderbird 3 beta 1 è praticamente una preview della versione 3. Molte caratteristiche sono disabilitate o non presenti; nonostante ciò, il prodotto è stabile e più veloce della release 2. Thunderbird 3 parte con il piede giusto, in bocca al lupo!
Dicembre 9th, 2008 — informatica, linux, windows
Se dessimo retta alle pubblicità, alla propaganda aziendale e alle recensioni delle riviste (una terna che ha più punti in comune di quanti non si ammettano), ogni tre/sei mesi l’informatica compie passi da gigante scoprendo nuove tecnologie che nemmeno gli ultimi dieci minuti di un telefilm di Star Trek riuscirebbero ad eguagliare.
Purtroppo io mi trovo quasi ogni giorno da un numero incredibile di anni ad aver a che fare con server morti o in avanzato stato di compromissione. Ho cominciato il mio viaggio in questa terra di server problematici con Novell NetWare 2.x proseguendo con NetWare 3.x, NT 3.x, NT 4.x, Linux, Windows 200x. Diciamo che ho visto tanti cadaveri quanti ne ha visti un coroner, solo che i miei cadaveri sono al massimo polverosi, non sanguinolenti.
Vorrei esaminare qui due casi reali, ma reali davvero: non simulazioni con VMware, bensì due server che, per cause diverse, hanno avuto dei problemi e bisogna cercare di rimettere insieme i cocci.
Lo sappiamo tutti che ci vorrebbe un buon backup, un UPS con un reattore nuclare integrato, una computer room adatta e tante altre cose che però sono delle mere idee platoniche.
Prendo in esame, quindi, due casi reali simili: un server in cui le directory dei file binari di sistema sono andate irreparabilmente a pallino: in Linux CentOS parliamo di /bin e /lib, mentre in Windows 2003 SBS parliamo di %SystemRoot%\SYSTEM32
In entrambi i casi, un CD Live di Knoppix (o similare) e uno storage esterno USB ci permettono di salvare i dati. Il tempo di salvataggio è funzione della quantità di dati ed è, quindi, indipendente dal sistema installato. Nella nostra ipotesi immaginiamo che l’utente non abbia backup, ma che tutti i dati sul disco siano integri e leggibili.
Installazione del sistema operativo. CentOS 5.2 si installa in 20/30 minuti, più altri 20 minuti circa per gli aggiornamenti. Windows 2003 SBS Standard richiede almeno 60 minuti per l’installazione, a cui vanno aggiunti altri 60 minuti per l’applicazione del service pack, ulteriori 30 per gli altri aggiornamenti e 30 per il service pack di Exchange 2003. CentOS un’ora, Windows SBS 3 ore.
Ripristino della condizione precedente. Questo è il vero punto dolente di Windows. Per come sono strutturati i programmi di Linux, è sufficiente rimettere i file di configurazione (inclusi gli elenchi degli utenti, gruppi e password di accesso) e i file di dati al loro posto utilizzando il normale comando di copia dei file, avviare i servizi e tutto torna come prima. Tra operazioni vere e proprie e verifiche, ci balla un’altra ora. In poche parole, un Linux con SQL server, mail server, webmail, POP3, eventuale file sharing di rete con Samba, greylisting, antispam e orpelli vari torna online in due ore circa, facciamo tre ore: il tempo che Windows SBS impiega ad installarsi e ad aggiornarsi.
Ma il peggio deve ancora venire. Sotto Windows se non si dispone di un backup fatto con NTBACKUP (ah! in Windows 2008 non è più compreso nel sistema, grazie Redmond!) o un programma similare che registra lo stato del sistema, non è possibile ripristinare gli utenti. Se li si ricrea con il medesimo nome avranno comunque un ID differente da prima, quindi tutti i riferimenti di sicurezza vanno persi. Per questo stesso motivo non è possibile rimpiazzare brutalmente i file di dati di Exchange facendo una sorta di restore a freddo. Auguri.
Le noie non finiscono qui perché sui client bisogna ricreare il profilo utente ed eventualmente migrare quello precedente (c’è un trucco per farlo e fino a XP funziona senza problemi). Se si vogliono fare le cose fatte bene, balla una mezz’oretta a client circa, tra reboot copie e altro.
La bottom line. Windows server non è un sistema complesso, è un sistema inutilmente complicato, fatto di strati di compatibilità oramai inutili, di tecnologie abbandonate partorite del marketing. Fa un uso eccessivamente complicato dell’interfaccia grafica quando un sistema di interfaccia più spartano aiuterebbe l’amministratore di sistema. Se Windows server fosse veramente quel prodotto evoluto che ci sbandierano i signori del marketing, le operazioni di manutenzione sarebbero facili e immediate; sarebbe possibile ripristinare velocemente un sistema in panne; si potrebbe amministrare il sistema senza cercare ogni volta su Google la soluzione perché l’opzione che cerchiamo o è al sesto livello di sottofinestra o è una voce di registry che per qualche oscuro motivo non ha un elemento di interfaccia che la governa; non ci sarebbero help in linea mal tradotti, inutili e tautologici che servono solamente a far perdere tempo.