Entries from Novembre 2008 ↓
Novembre 28th, 2008 — informatica, libri
Perché gli episodi dei telefilm americani durano sempre circa 45 minuti? Perché molti libri hanno un numero di pagine simile tra loro? Perché non è stata inclusa un’altra canzone in un determinato CD?
Sono tutte domande che, prima o poi, ci si pone e hanno tutte una risposta simile: per necessità di formato.
I telefilm americani sono pensati per essere infilati in slot da un’ora (pubblicità inclusa), i libri sono spesso ottenuti ripiegando e tagliando fogli più grandi e i CD hanno un limite di spazio ben determinato.
Pero’ c’è chi realizza i webisodes scaricabili via Internet, ci sono gli eBook e la musica la acquistiamo con iTunes, perché ci sono ancora queste limitazioni? Questa è, secondo me, la vera domanda da porsi: perché si rimane attaccati a vecchi schemi quando questi stanno per essere mandati in soffitta?
Si dirà «Per mantenere la compatibilità verso i vecchi sistemi, nel caso in cui il contenuto debba essere fruito, un giorno, anche sui vecchi media». Certo, è per la stessa ragione per la quale in Vista io trovo strutture dati e layer di compatibilità con Windows XP, Windows 2000, Windows NT, Windows 98, Windows 3.11, MS-DOS… Fortunatamente l’industria dello spettacolo non è conservativa come l’informatica: le vecchie cassette a nastro C42 non potrebbero più contenere un CD audio.
Siamo in un periodo di mutamenti: la congiuntura obbliga (finalmente!) chi di dovere a mettere in il cervello e a tagliare i ponti con il passato (costoso) per guardare al futuro. Qualcuno, prima o poi, si accorgerà di quanto sia anti-ecologico tagliare, stampare, distribuire, vendere, raccogliere (un poco), tritare, mescolare rimettere in circolo tonnellate di polpa di legno per i quotidiani, siano essi freepress o a pagamento. La maggior parte di noi ha in tasca o in borsa dispositivi che potrebbero serenamente scaricare da Internet o da un hotspot il quotidiano (o la rassegna di articoli) che preferiamo. Con il medesimo (o altro) dispositivo potremmo leggerlo e potremmo anche archiviare gli articoli che più ci interessano. Invece ogni giorno ci troviamo tra le mani del legno morto impiastricciato da inchiostro puzzolente che sporca pure mani e vestiti.
Oggi un episodio è tarato per uno slot televisivo; e se domani fosse tarato per il tempo medio di percorrenza di un pendolare o per il tempo medio della pausa pranzo, escluso il pranzo?
O se un quotidiano venisse impaginato per essere letto sui dispositivi palmari (cellulari, PDA, Balckbery, iPhone…) o sull’ePaper?
O se una canzone fosse equalizzata per l’ascolto con le cuffiette e la compressione MP3?
Il web sta mandando pian piano in soffitta i font con le grazie perché i font sans serif rendono meglio a video. Fra un po’, probabilmente, altri formati andranno in soffitta, ma forse questa volta nessuno piangerà se video kills the radio star.
Novembre 22nd, 2008 — libri, libri italiani
Ieri sono stato alla presentazione di The Dark Screen di Franco Pezzini e Angelica Tintori.
Benché non sia una fan della letteratura horror o assimilata, Dracula mi piace. Il primo incontro con la storia di Stoker risale alla mia infanzia. Ricordo che da bambino, a casa malato, avevo seguito per radio sulla RAI (era prima delle radio libere) l’adattamento radiofonico del libro. Molti anni dopo ho letto il romanzo e dico tranquillamente che sono dalla parte di Dracula perché Archer è una pappamolla e Van Helsing un fissato. Ometto per cortesia ogni commento su Mina e Lucy.
La presentazione di ieri si trovava in un contesto del tutto azzeccato in cui si poteva godere di una nutrita mostra in tema con vari esempi di produzioni ispirate al vampiro, da quelle più illustri a quelle che alcuni si vergognerebbero di citare (ma io non mi vergogno: Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete).
Il tomo in oggetto è cospicuo (settecento pagine) e denso di informazioni. Ho avuto l’avventura di seguire di tanto in tanto la genesi del saggio e posso dire, nel mio piccolo, che i due autori hanno lavorato alacremente per portare a termine l’opera, che, all’inizio, non credevo così estesa.
Come hanno sottolineato gli intervenuti alla presentazione di ieri, le analisi del libro mantengono sempre come punto di riferimento fermo il romanzo di Stoker. Ho appena iniziato a leggere il saggio, quindi non faccio commenti sul contenuto, magari vi ragguaglio tra un BEL po’ di tempo, dopo che avrò letto l’opera per intero. Per intanto un complimento e un in bocca al vampiro è dovuto ai due autori per un’opera di queste dimensioni.
Novembre 8th, 2008 — Fotografia, internet
Il sistema elettorale americano richiede che il Presidente che voglia essere eletto debba convincere la popolazione votante; è, quindi, gioco forza che i media rivestano un ruolo fondamentale nell’elezione.
La storia dei media vuole che Franklin D. Roosevelt abbia dovuto il proprio successo alla radio. John F. Kennedy è stato indubbiamente il primo presidente che ha sfruttato i potenziali della televisione. Probabilmente Barack Obama è il primo presidente che ha tratto grande sostegmno da Internet.
Questi presidenti, e i loro staff, sono stati i primi a conoscere ed esplorare le potenzialità di un nuovo media. Lo staff e gli attivisti di Obama non hanno visto Internet come “quella cosa lì dove la gente scambia film illegali e pornografia”, ma hanno capito e sfruttato sapientemente le potenzialità del mezzo.
Gli esempi di quanto deto sopra potrebbero essere moltissimi, ma credo che uno solo li valga tutti. Su Flickr l’account di Barack Obama non contiene delle immagini di propaganda, come farebbe un politicante che non conosce il mezzo, ma ci sono le foto che molti mettono su Flickr, foto personali di momenti più o meno importanti. Le ultime immagini caricate ci mostrano gli attimi dell’attesa del risultato elettorale; sono foto molto belle e molto personali che meritano di essere guardate.
Ciliegina sulla torta: le foto sono distribuite con la licenza Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 2.0 Generic.
Aggiornamento: anche Giovanni De Matteo ha trattato questo tema in un suo articolo.