Entries from Settembre 2008 ↓
Settembre 29th, 2008 — geek, informatica
Uno dei grimaldelli utilizzati per convincere molte organizzazioni ad adottare Linux è sempre stata la bassa richiesta di hardware da parte di questo sistema operativo quando vengono paragonate a quelle di Windows Server. È una strategia che ha pagato moltissimo perché è tutt’ora possibile dimostrare che un qualsiasi PC desktop può essere utilizzato per ricoprire il ruolo di un server.
Se ciò aveva un significato quando i costi di un server erano cospicui, credo che ora il gioco al ribasso per i server Linux inizi ad essere un boomerang assai pericoloso.
I sostenitori di Linux sono spesso determinati a dimostrare la bontà del sistema e accettano troppe volte offerte al ribasso sull’hardware fino a raggiungere livelli ridicoli. Non dobbiamo più accettare che l’hardware di scarto di un’organizzazione diventi la base su cui viene costruito un sistema mission critical quale il NAS per i backup, il mail server, il web server della intranet, il fax server…
Se facciamo due conti, i compromessi e il tempo necessario per allestire un sistema funzionante, ma con performance imbarazzanti, costa molto di più di un server base con tre anni di assistenza on site. Per chiarire il concetto, il Dell PowerEdge T105 dell’ultimo server Linux che ho installato (mail server, pop e imap server, antispam, antivirus, firewall, due webmail, fax server) è costato meno di una licenza Windows Server ed ha un processore dual core a 64 bit, due dischi da 250 Gb con controller RAID e 4 Gb di RAM.
A parte la velocità con cui il sistema è andato online, gli utenti si sono accorti immediatamente della differenza rispetto all’hardware precedente (sempre un server Dell, ma un po’ anzianotto) e la soddisfazione dell’utente è uno degli scopi del SysAdmin.
I SysAdmin Linux più oltranzisti mi accuseranno di aver sovrastimato l’hardware e diranno che con meno della metà delle risorse avrei poruto mettere online il medesimo server. A queste persone rispondo che quel server è all’inizio dei suoi (almeno) tre anni di vita e partire con un sistema al limite del carico non è una scelta oculata perché con il tempo il carico può solamente aumentare. Inoltre, in caso di picchi di lavoro, un server non oberato di lavoro ha spazio di manovra per reagire nel migliore dei modi e per fare in modo che gli utenti non si accorgano nemmeno del picco di carico.
L’autunno è tempo di budget e questo non è certo un periodo di vacche grasse. Se è vero che, a parità di performance, molte implementazioni su Linux hanno richieste hardware inferiori, ciò non significa che un’organizzazione debba destinare gli scarti per i server Linux perché non si sta realizzando un risparmio, bensì la procrastinazione e la moltiplicazione di una spesa.
Settembre 23rd, 2008 — libri, libri inglesi

As he walked away, I was remainded of something Justice Luois Brandies once said: that in a democracy, the most important office is the office of citizen.
Ho preso questo volume più per curiosità che per altro in aerostazione il giorno in cui son partito per le ferie, spinato anche dalla copertura informativa molto precisa offerta da Jefferson Ming, che seguo ogni volta che mi è possibile.
Questo libro viaggiava assieme Singularity Sky e al Cybook e, dopo aver sfogliato le prime pagine, ho fatto un po’ fatica a metterlo da parte per terminare il libro di Stross.
Lungi dal voler fare campagna elettorale, anche perché dubito che qualche lettore di queste righe possa votare per le presidenziali e, comunque, dubito che possa essere mosso da questo post.
La parte più interessante del libro è la prima metà, quando vengono trattati temi che vanno oltre i confini degli States. Indubbiamente Obama scrive con uno stile sopra la media rispetto agli scrittori americani: nessuna ripetizione, vocabolario esteso e periodi con più di cinque parole.
Le sue riflessioni, quelle di un docente di diritto costituzionale, sono molto interessanti ed equilibrate. Ci sono passi in cui viene voglia di stringere la mano all’autore, anche per la sua visione dei Repubblicani, che non vengono demonizzati, ma sono semplicemente persone che non la pensano come lui.
Dalle righe traspare anche la notevole differenza (nel bene e nel male) tra il modo di fare politica americano e italiano. Da Senatore, Obama scende in mezzo alla gente, va a parlare con le persone, si reca nei piccoli paesi del suo Stato per ascoltare i suoi concittadini. Il tutto non solo senza frapporre guardie del corpo tra lui e la gente ma senza nemmeno portarle con sé.
Settembre 17th, 2008 — informatica, telecomunicazioni
Negli ultimi sette giorni ho interagito con due call centre differenti.
Il primo mi ha risposto in un tempo ragionevole, la persona era gentile, cordiale, con un tono di voce gioviale e non solo ha risposto ad ogni mia domanda, ma ha anche proposto soluzioni alternative che non conoscevo, guidandomi verso la scelta giusta. Molto probabilmente la società a cui fa capo questo call centre si beccherà 25/30€ in più al mese per un servizio che è stato esaurientemente illustrato dall’operatore.
Il secondo call centre mi ha fatto aspettare oltre quindici minuti; chi mi ha risposto aveva una voce assonnata e svogliata e un atteggiamento indisponente che lasciava trasparire fin troppo bene la voglia di chiudere rapidamente e di levarsi di torno questo stracciapalle. Ho inoltre scoperto che un suo collega un mese prima mi aveva dato notizie false facendomi percorrere una strada inconcludente che non ha risolto il problema perché anche lui a suo tempo non aveva ascoltato ciò che gli veniva spiegato e aveva agito in maniera arrogante. Quasi sicuramente la società a cui fa capo questo call centre riceverà una lettera di disdetta dal titolare del servizio, che si è sentito sentito raggirato una volta di troppo. Di più, detto titolare acquisterà un servizio analogo dalla società di cui all’esempio precedente.
Le due società in questione sono Vodafone e Telecom (servizio Alice Business). Lascio ai miei due lettori il compito di indovinare a quale delle due si applicano le storie citate in questo post.
Settembre 16th, 2008 — cazzeggio
Non che pretenda di essere l’unica persona al mondo a chiamarmi Luigi Rosa, ma credo che iniziamo ad essere un po’ in troppi.
Passi per l’amico Luigi Rosa (mai incontrato) con cui ho scambiato l’account di Skype per il gusto di vedere ogni tanto che Luigi Rosa si collega a Skype.
Passi per il doppiatore e presentatore che ora si fa chiamare Gigi Rosa, spero non per colpa di noialtri Luigi Rosa.
Passi per la signorina allo shop (loro la chiamano boutique, ma mi sembra che se la tirino un attimino) Nespresso che ogni volta mi diceva «Luigi Rosa, residente a ***?» (ometto, è un comune appena ad est di Milano) e quando l’ultima volta ho detto «Luigi Rosa, ma quello di Pavia, non quello di ***» mi ha dato una tessera RFID (fighissima, manco fosse la tessera di un fitness club esclusivo di Londra) spiegandomi che dalla prossima volta con quella non ci sarebbero stati malintesi.
Passino tutti questi divertenti siparietti quotidiani, ma quando ieri la signorina del call centre dell’ENI presso il quale stavo attivando un contratto di fornitura con sconto mi dice «mi scusi, mi può dire il codice cliente che le ho appena dato che qui ci sono un sacco di Luigi Rosa» ho avuto l’impressione che qualcuno di noi abbia esagerato con la creazione di istanze di se stesso.
Messaggio a tutti i Luigi Rosa: non inflazionamoci!!!
Settembre 14th, 2008 — informatica, internet, telecomunicazioni
Mi riferisco al mio lavoro, quello del consulente IT.
Quando ho cominciato, un ufficio era d’obbligo perché Internet andava nella migliore delle ipotesi via ISDN (le linee fisse erano prerogative aziendali) e non era diffusa in maniera capillare; parimenti, il telefono cellulare aveva ancora qualche problema e non solamente di costo. Anche i computer portatili imponevano una serie poco accettabile di compromessi con cui gli smanettoni non riuscivano a convivere. Quindi il lavoro consisteva nel vivere in ufficio (con i problemi connessi allo spostamento casa-ufficio) dove si svolgevano le attività di sviluppo e assimilati e si andava dal cliente per qualsiasi tipo di attività.
La proliferazione delle ADSL e della telefonia mobile migliora notevolmente la vita dei consulenti, almeno la mia. L’ufficio non è più necessario, ci si basa su uno o più server costantemente collegati ad Internet per i vari servizi, quali la mail e il repository dei dati e dei programmi, e il numero di telefono dell’ufficio inizia con un 3. Lo small office diventa, quindi, home office, con rischi (autoschiavitù in primis) e benefici del caso. Tuttavia in questa fase Internet è ancora un po’ lenta per certe attività, che richiedono necessariamente un intervento fisico.
Pian piano anche i portatili diventano computer con cui si può lavorare decentemente, perciò quando si va dal cliente è possibile portarsi dietro l’ambiente di sviluppo e le chiavi SSL per collegarsi in VPN da altre parti. Il passaggio da POP3 ad IMAP, favorito dall’aumento della velocità delle connessioni e dalla diminuzione dei costi di storage, permette di avere tutta la propria mail sempre disponibile, che si operi dal PC di casa, dal portatile o dalla webmail. Di fatto con questo passo ci siamo slegati anche da una posizione fisica fissa, sia essa l’ufficio o la casa: più di una volta mi è capitato di lavorare in posti che prima solamente nelle pubblicità americane era possibile.
Credo che adesso, se le compagnie telefoniche UMTS ci assistono, siamo all’inizio di un nuovo cambio di prospettiva. Questo weekend ho cambiato il cellulare, vecchio oramai di tre anni, e ho preso un Nokia E71. Quello che ho in mano è un computer a tutti gli effetti (di cui parlerò in dettaglio in un successivo post) con un client mail, un client SSH, una VPN (da testare), un client Windows Terminal (questo devo ancora installarlo) e una connessione 802.11. Una volta che riuscirò a mettere assieme i pezzi e ad avere un contratto dati con Vodafone che non mi costi come una quota di maggioranza nell’azienda telefonica, potrò risolvere piccoli problemi presso i clienti che ora mi obbligano a dire «quando mi collego alla Rete leggo la mail e ti risolvo il problema». Per ora il terminale UMTS non può sostituire un portatile, ma permette di non essere sempre obbligati a portare con sé un portatile per svolgere alcune funzioni basilari sui server che si amministra.
Rimane, certamente, il problema dell’autoschiavitù, ma credo che in questo momento pochi sarebbero felici di tornare a lavorare come dieci/dodici anni fa quando bisognava saltare in macchina per una qualsiasi fesseria che ora risolviamo collegandoci in VPN e in remote desktop o in SSH.
Settembre 9th, 2008 — ebook, hardware, informatica, libri
Qualche giorno fa è stata rilasciata la versione 1.2 del firmware del Cybook Gen3.
L’installazione, come le precedenti, è stata banale ed è stato sufficiente seguire le semplici indicazioni presenti sul sito.
La prima novità da segnalare è senza dubbio la funzione di zoom per i file PDF, senza la quale era praticamente impossibile leggere la maggior parte dei file PDF. Purtroppo la gestione dello spostamento nella visualizzazione è tale per cui la visione viene spostata a “paginate” e non è possibile effettuare uno spostamento fine della finestra di visualizzaizone. La conseguenza di ciò è che una pagina PDF con ampi margini ai lati viene visualizzata con il margine bianco a destra oppure a sinistra e non è possibile escludere i margini dalla visualizzazione per concentrarsi sul testo.
Spero che sia stato corretto un piccolo baco tale per cui ogni tanto girando la pagina il led lampeggiava per qualche secondo ma non veniva girata la pagina.
È stata anche aggiunta la funzione di ripristino delle impostazioni di fabbrica del dispositivo attivabile premendo il tasto di diminuzione del volume durante lo spegnimento del Cybook.
Ultima ma non ultima la disponibilità dell’interfaccia in sei lingue differenti, tra cui anche l’italiano.
A differenza di ciò che avevo sentito questa primavera, il Cybook è un prodotto ancora in crescita e supportato dal produttore, che promette altre nuove aggiunte nei firmware a venire.
Settembre 9th, 2008 — fantascienza, libri, libri inglesi

The day war was declared, a rain of thelephones fell clattering to the clobblestones from the sky above Novy Petrograd.
Inizia proprio con una pioggia di telefoni il bel romanzo di Charles Stross che ho appena finito di leggere.
Stross è il solito vulcano di idee, riesce a rendere non noiosa una storia che, dopotutto, è un classico della space opera e aggiunge ogni tanto delle note veramente spassose. È un tomo cospicuo, se lo si paragona alle altre opere di Stross, ma, dopotutto la storia regge, anche se ogni tanto ci sono dei cali, quasi fisiologici. Ancora una volta, ho apprezzato la bassa prevedibilità di ciò che sta per succedere nel corso della narrazione.
Singularity Sky è anche hard science fiction e potrebbe causare problemi a chi disdegna deliberatamente l’aspetto scientifico della fantascienza. Dal mio punto di vista non credo sia un problema, non di più di quanto si possa apprezzare l’aderenza alla storiografia in un romanzo storico.
Settembre 7th, 2008 — cazzeggio
Finite le ferie e si torna al leopardiano travaglio usato. Qualche considerazione sparsa senza ordine particolare.
- Creta rimane un posto stupendo, sebbene si sia un po’ troppo urbanizzata dall’ultima volta che l’ho visitata. Peccato, spero che il cattivo esempio di alcune zone dell’Italia sia da monito per i Cretesi.
- Essere scambiato due volte per Greco da persone del posto conoscendo solamente una mezza dozzina di parole fa sempre piacere
- I turisti che prendono l’aereo una volta l’anno sono veramente naif; non sono un frequent flyer da 100.000 punti/miglia sulla carta all’anno, ma certi comportamenti sono veramente spassosi. Non mi riferisco solamente all’applauso all’atterraggio.
- Per parafrasare una nota pubblicità:
- autonoleggio per sei giorni: 215€
- tre pieni di benzina: 100€
- possibilità di girare liberamente per Creta, fermarsi a prendere l’olio dai contadini sulla strada e fare 1.300 chilometri in sei giorni: senza prezzo.
- Non è vero che avevo solamente un libro cartaceo, ne ho preso un altro in aerostazione, ma ne parlerò in seguito.
- Il Cybook si è rivelato utile anche per caricare un piccolo dizionarietto di greco: utilizzarlo per questo scopo ha fatto molto Star Trek, devo ammetterlo.
- I regolamenti e le imposizioni delle compagnie aeree mi hanno rotto gli zebedei oltre ogni misura. Quaranta Euro a testa di fuel surcharge. Fila biblica per i controlli per verificare che non siamo terroristi: unita all’inesperienza di molti passeggeri mette a dura prova la pazienza. Divieto di portare liquidi a bordo: ci sono già passato e lo sapevo, ma mettere due bottiglie d’olio in stiva avvolte nel telo mare è un bel rischio, ma mi ha permesso di prendere tre bottiglie di vino allo shop dell’aeroporto e mi ha impedito probabilmente di condire a morte l’equipaggio dell’aereo (è olio d’oliva, cacchio!). Siamo stati avvisati che la compagnia avrebbe applicato fiscalmente le regole di franchigia del bagaglio (quindici chili), fortuna che non l’ha fatto con noi (trentaquattro chili in due), ma che palle!
- Creta merita il viaggio, ma la prossima volta cerco di attrezzarmi per andare in traghetto così nessuno mi tratta da presunto terrorista e posso portarmi a casa quello che voglio.
- Last but not least, aver trovato per caso quel vecchio Klingon di Antonio all’aeroporto di Creta è stata una di quelle piacevoli sorprese che ti curano qualsiasi viaggio aereo di rientro.