Entries from Luglio 2008 ↓

The NSA is mother, the NSA is father

NSA/CSS Psychological ServicesC’era da immaginarlo, ma che loro stessi l’ammettessero così tranquillamente…

Russ Kick ha fatto valere i termini del Freedom of Information Act e ha richiesto alla NSA una copia di tutta la modulistica utilizzata all’interno dell’ente governativo. Una volta ricevuta la documentazione richiesta, l’ha messa online in formato PDF nel suo blog.

Scartabellando il primo dei due file a pagina 266 del PDF si può vedere il logo rappresentato a lato. È ovvio che un fan di Babylon 5 si spaventa un pochino a vedere certe cose… :)

Cuil

CuilCuil è un nuovo motore di ricerca.

Ho fatto alcune prove ed è ancora molto indietro, più o meno come era Google quando è partito e quando avevo letto su Le Scienze un articolo in cui veniva illustrato il metodo innovativo utilizzato, che lo staccava dagli altri motori di ricerca in voga nel periodo quali Altavista (full text puro) e Yahoo! (categorizzato da umani).

Cuil (una parola gaelica che significa “conoscenza”) dice di utilizzare un sistema innovativo che si basa sui contenuti (semantici?) di una pagina, non sull’algoritmo hub/autorità che era l’innovazione di Google rispetto ad Altavista.

In queste ore il sito sta un po’ arrancando perché tutti i blog più famosi (il presente non osa considerarsi membro di quell’insieme) hanno pubblicato articoli su Cuil e, ragionevolmente, un sacco di persone stando dando l’assalto al motore di ricerca, forse per controllare il proprio ranking e confrontarlo con quello di Google.

L’esperienza di fruizione (mi è caduto un libro di webmarketing in testa stamattina) del sito è diversa da quella di Google e credo che Cuil dia il meglio di sé se ci si dimentica Google e si impara Cuil. Una volta impostato il termine da cercare, Cuil propone i risultati e un menu interessante, “Explore by Category” in cui vengono elencati eventuali link semanticamente correlati ai nostri risultati.

Un esempio a caso: cerchiamo hypertrek in Cuil. Il risultato principale è il link al sito di HyperTrek (bravo Cuil!) con alcune altre pagine di HyperTrek come risultati secondari, dovrò solamente capire come abbia scelto le immagini. Fin qui non si discosta molto da Big-G. La parte interessante sta nelle categorie alternative: lascio a voi scoprire quali siano e vi lascio divertire. Ci sono altre feature interessanti del motore di ricerca, che potete scoprire andando nella documentazione del sito.

Il sito cade un attimino se cerco hypertrek sisko: Cuil mi dice che non trova nulla mentre Google mi elenca tra primi posti le pagine di HyperTrek con gli episodi in cui Sisko ha un ruolo prominente (incidentalmente sono tra i miei preferiti, ma sto divagando, comunque bravo Google!).

Non so quanta strada farà Cuil, il mio augurio è che cresca per fare un po’ di concorrenza a Big-G in modo tale che gli utenti trovino sempre più rapidamente e in maniera precisa ciò che cercano. In questo momento non è all’altezza di Google, ma sta crescendo e vale la pena tenerlo d’occhio.

Attendiamo che cuillare diventi sinonimo di googlare. :)

[29/7] Aggiornamento: Ora cuillando cercando “hypertrek sisko” appare un risultato paragonabile a quello di Google, se non più preciso.

DRM: perché non è una buona idea

Secondo ars technica, a il trenta settembre i server DRM di Yahoo! Music verranno spenti per sempre.

La prima reazione di quasi tutti potrebbe essere «ah, perché Yahoo! aveva uno store di musica protetta da DRM?»

Per chiarire l’aspetto tecnico, lo spegnimento del server che valida i diritti digitali non implica che dal primo ottobre chi (chi???) ha acquistato della musica dal negozio online di Yahoo! non ascolterà più il proprio acquisto. L’assenza del server DRM impedirà ai legittimi proprietari di una copia legale di un brano di trasferire legalmente il brano su un’altro dispositivo.

Questo è il vero problema dei contenuti protetti da DRM: se il server che autorizza la vostra copia non è (più) raggiungibile, la vostra copia non può (più) essere utilizzata nei termini degli accordi che chi vi ha concesso il diritto ha garantito.

Ancora una volta, chi ha pagato e ha seguito la giusta strada della legalità si ritrova con meno diritti di fruizione di chi ha seguito la scorciatoia dell’illegalità.

Il problema dei DNS (e la soluzione)

Probabilmente avrete sentito parlare di una falla di sicurezza dei DNS che è stata scoperta all’inizio dell’anno e tenuta segreta fino a pochi giorni fa (in teoria non sarebbe dovuta scappare fino all’inizio di agosto, ma si sa come vanno queste cose), dopo che tutte le maggiori entità interessate hanno rilasciato degli aggiornamenti.

Prima un preambolo introduttivo, chi conosce già come funzionano i DNS può saltare i due capoversi che seguono.

Ogni macchina su Internet è identificata da un indirizzo numerico (per ora nella forma a.b.c.d dove le lettere rappresentano dei numeri da 0 a 255 decimale), ma sono difficili da ricordare; è stato quindi creato un sistema che associa delle sequenze più facili da ricordare ad un indirizzo numerico: è più facile ricordare www.fantascienza.com piuttosto che 83.103.96.96. Il sistema per passare dal nome usato dagli umani all’indirizzo numerico utilizzato dalle macchine è detto risoluzione del nome. Il sistema attraverso cui si risolvono i nomi è il DNS.

Quando voglio risolvere www.fantascienza.com, il mio computer genera un numero di sicurezza a caso tra 0 e 65.535 e lo scrive in una richiesta che invia al server DNS di riferimento (quello definito nelle impostazioni del TCP/IP del computer). Il server DNS, elabora la richiesta e risponde allegando quel numero nella risposta per fare in modo che io abbia la (relativa) sicurezza che mi ha risposto il server legittimo e non un malintenzionato. Prima del 1995 i numeri erano scelti in sequenza e, quindi, facilmente indovinabili; ora tutti i computer li scelgono a caso, ma la bontà della casualità della scelta dipende dalla piattaforma che la esegue e, quindi, potrebbe essere facilmente indovinabile.

Ma cosa potrebbe fare un malintenzionato? Essenzialmente due cose: (1) rispondere che l’IP di www.fantascienza.com è 66.6.0.66 e farmi andare su un server trappola oppure (2) rispondermi che la fonte che ha autorità per risolvere i nomi di fantascienza.com non è quella vera (register.it) bensì un server trappola che, a questo punto, è in grado di falsificare tutti gli indirizzi di fantascienza.com.

A peggiorare le cose c’è una caratteristica del DNS tale per cui ogni informazione acquisita ha una scadenza prima della quale non bisognerebbe richiedere in rete la medesima informazione. Nell’esempio di cui sopra, quando chiedo a register.it l’indirizzo di www.fantascienza.com, mi viene risposto che quell’informazione vale per i prossimi 900 secondi. Un attaccante può quindi falsificare le informazioni per il tempo che lui stesso imposta: anche dopo la conclusione dell’attacco, le informazioni rimarranno nella memoria del computer finché non si riavvia il sistema o non scade la validità dell’informazione.

Il problema di sicurezza di cui si parla ultimamente si basa su tutte le vulnerabilità descritte sopra utilizzate contemporaneamente (la novità sta proprio nell’uso contemporaneo delle vulnerabilità): se i server erano protetti contro gli attacchi portati singolarmente, fino a pochi giorni fa non lo erano per un attacco che tento di descrivere con parole semplici:

  1. Un malintenzionato bombarda il server DNS a cui voi fate riferimento (immaginiamo quello del vostro provider) con richieste che si sa a priori che hanno come risposta “nessun indirizzo associato a quel nome”; le richieste possono essere la risoluzione di nomi tipo aaa123.fantascienza.com, aaa124.fantascienza.com, aaa125.fantascienza.com, aaa126.fantascienza.com e così via.
  2. Ovviamente a ciascuna di queste richieste il server DNS del provider continua a rispondere “nessun indirizzo associato a quel nome”. Ma l’attaccante prosegue imperterrito.
  3. Per come funziona il sistema, ogni volta il DNS server del provider deve contattare register.it per verificare se effettivamente esista o no il nome richiesto ed attendere una risposta; ogni richiesta conterrà un numero casuale tra 0 e 65.535 come spiegato sopra.
  4. L’attaccante tenta di intromettersi e falsificare la risposta di register.it tentando di indovinare il numero casuale. Data la velocità delle connessioni attuali (qui sta un altra novità), il numero di tentativi che si possono fare è veramente elevato e le probabilità di indovinare il numero giusto sono più alte di quello che si pensa.
  5. Dopo un po’, ipotizziamo quando ha inviato la richiesta di risolvere lr47666.fantascienza.com, l’attaccante riesce nel suo intento: il provider riceve una risposta dall’attaccante che riconosce come valida e, per come è strutturato il pacchetto di risposta, l’attaccante non solo fa credere al server che lr47666.fantascienza.com esista davvero ma anche che www.fantascienza.com abbia come indirizzo 66.6.0.66; ovviamente la risposta contiene una scadenza relativamente alta, in modo tale che la contaminazione di www.fantascienza.com duri il più a lungo possibile. Il gioco è fatto e S* non può farci nulla perché il problema non dipende da lui, ma da voi (o dal vostro provider).

La soluzione a questo problema? Due: aggiornare le proprie piattaforme con le ultime patch disponibili e fare una doppia verifica sul DNS che si sta utilizzando per vedere se è quello effettivamente consigliato dal proprio provider. La cosa migliore sarebbe avere un DNS server proprio per non dipendere da terzi, ma bisogna anche essere in grado di mantenerlo in salute, cosa non semplice.

Su questa pagina di beezari trovate una spiegazione più tecnica del problema e dello schema di attacco.

Aggiornamento: ho notato che alcuni provider stanno disabilitando al pubblico alcuni DNS. Se non avete un DNS in house o se il vostro DNS inoltra tutte le richieste al server del provider, consiglio di verificare sul sito del provider (o da fonte similare) che stiate utilizzando i DNS giusti.

Quaranta giorni dopo

Cybook e il mio libro su Babylon 5

È quello che gli ospiti dicono mentre ripartono in macchina che conta.

Quaranta giorni dopo l’acquisto ho ricaricato per la prima volta le batterie del Cybook ed è ora di fare un piccolo report sull’oggetto.

Sono stati quaranta giorni abbastanza movimentati, il Cybook mi ha seguito su quattro voli aerei nazionali senza creare problemi, a parte una volta in cui si è bloccato mentre ero in volo ed avevo bisogno di un oggetto appuntito (terrorista!) per forzare un reset dell’apparecchio; fortunatamente una normale penna a sfera riesce ad azionare il pulsante apposito.

Era tanto tempo che non comperavo delle schede Secure Digital perché ho quasi pensionato la fotocamera digitale che le utilizza; ho notato con estremo piacere che con 5€ si possono acquistare delle SD da 2 Gb, che non saranno velocissime, ma per i miei scopi vanno benissimo.

L’interfaccia utente del Cybook è un po’ ruvida e necessita di alcuni miglioramenti come un feedback immediato di «comando ricevuto», ma sostanzialmente fa quello che deve e ci si abitua. Se ci fosse un comando per girare pagina anche sul lato sinistro dell’apparecchio sarebbe un’ottima cosa.

I PDF non predisposti per i lettori di questo tipo si vedono abbastanza male a causa dell’assenza dello zoom. Tutti gli altri formati con testo riformattabile si leggono benissimo, specialmente per il fatto che è ovviamente possibile impostare tipo e dimensione di font.

Il problema resta l’approvvigionamento legale di testi. Ci sono autori che, dal mio punto di vista, riescono a vedere lontano come Charles Stross o Cory Doctorow e che stanno facendo in modo di poter pubblicare anche su Internet le loro opere, possibilmente prive di DRM. Credo che sarà una strada lunga, a meno che non intervenga qualche fattore esterno come per esempio lo scarseggiare della polpa di legno.

Nel frattempo qualcosa pare si stia muovendo: secondo Register Hardware, Sony sbarcherà oltremanica in settembre con il suo PRS-505 e sembrerebbe imminente (mesi?) la disponibilita’ del Readius, un dispositivo tascabile con display pieghevole dotato di connettività cellulare, bluetooth e USB, anche se non mi è ben chiaro come stia bene assieme tutta quella roba assieme governata da WinCE; le specifiche sono comunque ancora molto fumose. Se il mercato ci crede, l’eBook reader potrebbe essere il gadget di Natale o del prossimo anno.

We Came in Peace For All Mankind

Here Men From The Planet Earth First Set Foot Upon the Moon, July 1969 A.D.

We Came in Peace For All Mankind.

Sono le parole scritte sulla targa che da 39 anni è sul nostro satellite naturale. L’anniversario della prima passeggiata sulla luna potrebbe cadere ieri o oggi, dipende dal fuso orario di chi lo festeggia. Come Paolo ha segnalato, la NASA ha pubblicato moltissime foto delle missioni Apollo: sono l’una più bella dell’altra; avendo tempo, bisognerebbe da guardarle tutte, quantomeno per rendere onore a chi ha lavorato per la riuscita di quel progetto e anche per capire che alcune volte il sense of wonder riusciamo a tirarlo fuori anche noi, senza andarlo a cercare nei libri di fantascienza.

Mala tempora currunt per la NASA che non riesce a rimpiazzare lo shuttle e lancia progetti a lungo termine, sperando che qualcuno li concluda. Temo che sia finito il periodo di persone che avevano l’orgoglio di osare, di metterci la faccia e di lavorare insieme per un fine superiore. Invece ci troviamo impantanati nell’era dei rapporti trimestrali, degli amministratori delegati che ragionano solamente con i fogli di Excel e con i report a breve all’azionariato, il quale non capisce (perché interessato solamente alla speculazione a breve) che un anno di investimenti potrebbe portare ad un lustro di guadagni.

Negli anni ‘60 un’intera nazione si era mobilitata per raggiungere una meta ed è riuscita, nonostante il fatto che solamente due anni prima Virgil “Gus” Grissom,  Ed White e Roger Chaffee abbiano perso la vita nel modulo comando durante un’esercitazione. Sarebbe bello vedere entro pochi anni un intero pianeta che si mobilita per raggiungere un’altra meta (o anche la medesima) e riesca a raggiungerla.

Da ultimo (perché ultimi sono) un pensierino di commiserazione ai lunacomplottisti, a cui dedico questo video segnalato da Paolo.

I, Robot (di Cory Doctorow)

I, Robot di Cory Doctorow è uno dei racconti disponibili gratuitamente che ho caricato sul mio Cybook che ho letto qualche giorno fa.

Il racconto è notevole e dipinge una possibile evoluzione del sistema economico americano, in cui vincono le pressioni monopoliste di chi detiene la quota maggioritaria del mercato, che di fatto blocca il progresso tecnologico utilizzando dei pretesti per mantenere la posizione dominante.

I temi della negatività di sistemi economici o tecnologici “chiusi” ricorrono sia in Doctorow sia in Stross; credo che entrambi abbiano ragione a sensibilizzare il lettore in merito ai pericoli che si corrono “dando le chiavi di casa” a terzi che in cambio forniscono solamente un maggiore controllo coercitivo sulla fruizione dei contenuti.

Sia chiaro, non sono un sostenitore del “tutto gratis”, ma ritengo che chi paga per un contenuto non debba essere più limitato di chi non paga, bensì debba avere qualcosa in più, o comunque non debba avere qualcosa in meno.

Credo che il paravento della pirateria regga fino ad un certo punto e sia più un pretesto (vedi sopra) che un vero problema. I veri amante di libri, di film, di musica, quelli che spendono centinaia di Euro l’anno in questi campi possono sì scaricare qualcosa in maniera non propriamente legale, ma spesso per provarlo, o per avere un’anteprima. Queste persone (ripeto: quelle che danno tanti quattrini a chi ci presume tutti colpevoli di furto) conoscono il valore di un film, di un libro o di una canzone e tengono troppo agli autori di queste opere per non pagare un corrispettivo.

Ho divagato un po’ rispetto al titolo del post, ma oggi va così.

Aggiornamento: secondo quanto citato oggi nel blog di Stefano Quintarelli, le major avrebbero perso in numeri assoluti lo 0,1% dei ricavi in quattro anni.

To Babylon Or Not To Babylon?

Qualche giorno fa Michael Straczynski ha postato un messaggio su rec.arts.sf.tv.babylon5.moderated il cui contenuto mi trova in perfetta sintonia, con particolare riferimento a questo brano:

B5 as a five year story stands beautifully on its own.  If anything else is to be continued from that story, it should be something that adds to the legacy of B5, rather than subtracts from it.[...]

At the end of the day, for me, it’s not just a matter of getting more B5.  It’s a matter of getting more *good* B5 that respects what came before it and doesn’t have to compromise visually or in terms of action.  The original show deserves better than that, the surviving cast members deserve better than that, and the fans who have supported it over the years definitely deserve better than that.  A lot better.

Chi non mastica la lingua del yes, può leggere l’aticolo pubblicato oggi sul Corriere della Fantascienza.

La manìa assurda dei prequel e sequel mi ha stufato da qualche tempo. Dal punto di vista della produzione dello spettacolo è una via comoda (il Maestro Yoda ammonisce che la via verso il Lato Oscuro è la più comoda e facile) perché si lavora con dei presupposti già stabiliti e noti al pubblico. Inoltre si può fare affidamento su uno zoccolo duro di fan già formati, che, magari, parleranno male dello show, ma intanto acquistano il biglietto o il DVD, che è quello che interessa alla produzione.

In sostanza, qualcuno tenta di rifilare come nuove idee di qualche lustro fa, ma vuole essere pagato con soldi nuovi, non con quelli di qualche lustro fa. Non ci sto.

Benissimo ha fatto JMS a dire basta a questo pietoso stillicidio di show low budget senza la possibilità di esprimere in maniera degna idee e storie nuove. Probabilmente Hollywood preferisce continuare ad investire sulle stesse minestre riscaldate e riciclate; da un certo punto di vista fa anche bene, finché ci saranno persone che compreranno biglietti e DVD di spettacoli riciclati e rivenduti come nuovi e belli (un po’ come i mutui subprime, ma sto divagando).

Bravo Joe! Bravo per aver detto quello che pensi. La mia speranza è che tu riesca, ancora una volta, a scrivere la storia della televisione.

Defender

Defender era uno dei miei arcade preferiti e ho trascorso ore ad evitare che i dannati umanoidi venissero catturati dai lander.

Grazie alle nuove tecnologie e’ ora possibile giocare ad una nuova verisone di questo classico, Defender of the Favicon. Mathieu ‘p01′ Henri ha creato una versione di Defender in grado di girare nella favicon, ovvero l’iconcina tipica di ogni sito che appare a sinistra dell’URL del browser.

Approfitto di questa notiziola per riportare di seguito un vecchissimo testo scovato non ricordo più dove in merito a Defender. Questo testo è stato ripubblicato più volte un varie occasioni, alcuni dei suoi brani sono stati utilizzati anche da cabarettisti dell’epoca, non so proprio chi sia l’autore originale a cui vanno, comunque, i miei complimenti.

DEFENDER

Defender non è solamente un videogame: è un universo in cui si uniscono elementi singolari ed oscuri. La descrizione: un giocatore inesperto che non lo conoscesse ancora si perderà in una marea di pulsanti e solamente dopo sette partite riuscirà a capire da chi è rappresentato sullo schermo e come ci si sposta dall’alto in basso. Quando il numero delle partite salirà a quindici, capirà come si spara e, se è intelligente, come si avanza. Alla fine un giocatore esperto, impietosito, gli spiegherà la funzione dei rimanenti pulsanti, chi bisogna uccidere e chi deve essere salvato. Nonostante abbia una vaga concezione di Smart Bomb e Hyperspace, il nostro giocatore, così istruito, potrà anche arrivare ad accumulare ben 530 punti per partita.

Al giocatore inesperto può capitare la cosiddetta Panna Wave (letteralmente: Ondata Panna. N.B. non è un sorbetto). Questa ondata, frutto di tutti gli istinti sadici dei programmatori, è facilissima e non verrà persa alcuna astronave nè alcun umanoide; tutto ciò per far credere al malcapitato di essere diventato un giocatore esperto. MA NON È COSÌ!!! Nell’ondata successiva, Defender si rifarà costringendo il giocatore ad affrontare tutte le difficoltà che mancavano nella Panna Wave, ovviamente raddoppiate. Naturalmente tutto ciò ha la finalità di distruggere psicologicamente il giocatore che ha osato sfidare un simile mostro.

Il bonus: vi sono vari tipi di regolazioni. Alla vincita dell’astronave dopo 5.000 punti corrisponde nell’Attack Wave 4 un’instancabile materializzazione di baiters e una tale velocità di pescata (fase di cattura dell’umanoide da parte del lander) che dopo circa 9 secondi non ci sarà alcuna traccia di umanoidi. La vincita di un’astronave ogni 10.000 punti è epica: un Defender con tale vincita, si mitizza, venne visto nel 1980 in una latteria della periferia di Ascoli Piceno, ma non se ne ebbero mai prove convincenti.

Un barista, o un gestore di sale giochi, mediamente crudele programma la vincita di un’astronave ogni 15.000 punti. Si riscontrano molti casi di vincite ogni 25.000 punti. È risaputo di Defender con vincite ogni 50.000, 100.000, 200.000 e anche 500.000 punti.

Dopo la descrizione fisica, quella psicologica: DEFENDER PENSA. Egli ragiona, calcola, confronta, medita, elabora e vive con una viltà quasi umana. Prova immenso piacere a mollarvi dispersioni di 10 o 15 swarmers per ogni pod quando sganciate la Smart Bomb all’inizio dell’attacco; per non parlare di quando riesce a farvi fare cilecca col Reverse, così da costringerlo, per voltarvi, a premerlo più volte (la media è 6, ma si può fare assai meglio).

Le armi: quelle a vostra disposizione sono il laser e le già citate Smart Bomb. Quelle di Defender sono molteplici. Principale arma è il proiettile che viene scagliato nella vostra direzione a una velocità prossima a quella della luce (nel caso in cui vada più veloce, si parla di ipnocolpo) colpendovi inesorabilmente; seconda arma, ma altrettanto frequente, è la facoltà di materializzarvi addosso, grazie a 320 Kbytes di RAM che vi sorvegliano, una granaiola di proiettili. Poi c’è l’ipnocolpo, proiettile invisibile e non avvertibile da sensi umani che ha come unica prova della propria esistenza la distruzione della vostra astronave. Infine ecco l’immaterial, capacità dei nemici (frequente nei mutant) di divenire inconsistenti al vostro laser e tornare solidi al contatto della vostra astronave. Altra arma potentissima sono i Gufi, di cui verrà trattato più avanti.

Che dire del Defenderista? Questo essere non appartiene a nessuna specie biologica conosciuta, viene così classificato dai tassonomi come homo defenderistys ryncoglionjtus. Egli non mangia, non beve e respira pochissimo. Nel sonno sogna partite pazzesche e tattiche di gioco assurde. Quando passa il Defenderista le mamme coprono gli occhi ai propri figli dicendo: «Non guardare! Andiamo via!» Le porte e le finestre vengono sbarrate e la gente si rifugia nelle case. Un Defenderista si riconosce principalmente dalle mani: è caratterizzato dalla tipica mano schizofrenica del Defenderista dovuta ad ore di spietata paranoia davanti al videogame. Il Defenderista esperto rimane davanti al videogame per 4 o 5 ore con la stessa partita, finché, all’ora di chiusura, arriva il barista a spegnere il gioco, lo caccia fuori e chiude il locale, senza però che il Defenderista si accorga di tutto questo. Infatti rimarrà tutta la notte immobile a giocare ad un Defender creato dalla sua psiche contorta.

Il Defenderista è ossessionato dai Gufi, tremendi marmocchi il cui scopo non è tanto giocare quanto portare un sfiga immane a chi gioca. La loro potenza si misura in GufoWatt (simbolo GW). Con 1.000 GW potrete far cadere un persona dalle scale, con 2.000 GW lo fate investire da un TIR, con 3.000 gli fate cadere addosso un pianoforte a coda (o una cassaforte, secondo i gusti), con 4.000 GW o più potrete far eruttare un vulcano (l’eruzione dell’Etna è stata causata da un Gufo, tale Bertoldo, dotato di una potenza di 4.253 GW). È tremendo il famoso Gufo-con-gli-occhiali, biondino alto 80 centimetri circa, di potenza tendente all’infinito. Appena un tale essere arriva, tutta la sala giochi prorompe in una bestemmia generale, tale è la sfiga che si porta dietro. L’unico mezzo per mandarlo via è pagarlo. In questo caso la sua iettatura si abbatterà sugli altri (almeno finché non ne compare un altro).

Un ultimo e importante consiglio: mai dico MAI proferire frasi del tipo «Come sono diventato bravo!» perché se Defender vi sente (e state pur certi che vi sente!) non sopravvivrete per più di mezzo secondo. Egli infatti genererà una serie di colpi vigliacchi e proibiti, tra i quali ipnocolpi, immaterial eccetera dai quali sarete sopraffatti immediatamente. E se per puro miracolo riusciste a sopravvivere, vedreste lander e swarmer esibirsi in uno stupendo numero acrobatico cavalcando abilmente i vostri raggi laser, oppure Defender andrà vigliaccamente in Autodiagnosi.

Come descrivere un’Autodiagnosi? Nella maggior parte dei casi sembra un miscuglio di linee colorate, ma se sarete fortunati vedrete un cartone animato della serie “Paperino Show”, la scena culminante de “La corrazzata Potiemkin” o un videoclip di Michael Jackson. Alla fine dello spettacolo apparirà l’innocente scritta

INITIAL TEST INDICATE: UNIT O.K.

The Periodic Table of Videos

The Periodic Table of VideosQuesto è un post ad alto livello di geekitudine.

The Periodic Table of Videos è un sito curato dall’Università di Nottingham che sta pubblicando un video per ciascun elemento della tavola periodica. I video sono interessanti e narrati con linguaggio comprensibile (per chi comprende l’inglese, ovviamente), ma senza castronerie scientifiche. Di tanto in tanto ci sono inserti divertenti o spettacolari; chi non vuole far passare tutti gli elementi (male!) e vuole vedere solamente gli esperimenti interessanti può clickare il link Features nella home page del sito. Alcuni di questi esperimenti mi hanno ricordato la rubrica Will it fizz or will it bang? di Brainiac.

The Periodic Table of Videos è un sito in cui un appassionato di scienza come me inizia dall’idrogeno e non smette finché non ha visto tutti i video; sebbene il mio riferimento online per gli elementi chimici rimanga Web Elements, The Periodic Table of Videos ha un alto livello divulgativo e permette di vedere in video alcuni elementi allo stato puro difficilmente reperibili.

Aggiunta. Dopo aver visto tutti i video, devo andare a Ytterby.