Entries from Giugno 2008 ↓

Never Surrender Dreams

The Babylon 5 Scripts of J. Michael StraczynskiSe dovessi citare un vecchissimo quiz televisivo, direi che ho spaccato il 15.

Qualche impressione dopo aver terminato la lettura di tutti i tomi riprodotti a lato.

La prima e più viscerale è WOW! (da tradurre nell’esclamazione che preferite del vostro vernacolo locale).

Questi volumi sono unici perché è unica l’impresa di Straczynski, il cui più grande merito è stato di credere fermamente nella validità del proprio lavoro con un senso di orgoglio e una caparbietà che ultimamente vedo di rado in giro, non solamente nello show biz.

Leggere questi libri è stato come rivivere l’emozione della produzione e della trasmissione della serie, con le gioie e i dolori che ha comportato. Purtroppo quando è andata in onda per la prima volta Babylon 5 seguivo l’evolversi della serie solamente attraverso TV Zone, dopo aver acquistato in Inghilterra la videocassetta del pilot. Quando ho iniziato a vedere la serie in DVD avevo già visto anche In The Beginning, la cui visione anticipata mi ha aiutato a cogliere la grandiosità del progetto Babylon 5.

Straczynski ha fatto un preziosissimo regalo a chi vuol scrivere per la televisione perché in questi libri si trovano innumerevoli avvertimenti e insegnamenti, alcuni dei quali derivati da errori che lui stesso ha candidamente ammesso. I non professionisti trovano in questi volumi due storyline piene di sense of wonder, colpi di scena, vittorie e sconfitte: quella di Babylon 5 e quella della produzione della serie.

Ancora una volta JMS ha fatto qualcosa di inusuale e ancora una volta mi sento di dire «Grazie, Joe!»

ARRIVATO!

ARRIVATO!Dopo lunga attesa, finalmente è arrivato: spedito il 25 aprile da Luoisville, KY, USA, è arrivato ieri. Non è comunque il record perché il libro di Gaiman con lo script di Day of the Dead autografato dall’autore è partito dagli States lo scorso anno all’inizio di luglio ed è arrivato a destinazione alla fine di novembre.

L’evento è assai strano perché ogni altro libro degli script di Babylon 5 inviato da CafePress anche dopo questo arriva in un mese e mezzo al massimo.

Probabilmente non ha aiutato un piccolo errore di CafePress che questa volta ha inspiegabilmente dichiarato il contenuto del pacco “Apparel Ceramics and Misc” anziché “Books”. Fortunatamente qualcuno alla Poste si è accorto, senza aprirlo, che il plico conteneva libri.

La collezione non è però terminata: mi è già arrivato il primo volume di Other Voices e il secondo è in viaggio.

After the Siege

Ieri sera ho letto After the Siege di Cory Doctorow, vincitore nel 2008 del Locus Award for Best Novella.

Il racconto è una rivisitazione fantascientifica romanzata dell’assedio di San Pietroburgo/Leningrado così come l’autore l’ha sentito dal racconto della madre, la quale ha vissuto l’assedio in prima persona da bambina.

Il racconto è crudo, come si addice ad un racconto di guerra. Quel che fa riflettere è il casus belli, ovvero una disputa di qualche tipo in merito ai diritti digitali. Probabilmente non scoppierà un conflitto armato per questi motivi, almeno finché le priorità economiche saranno altre, ma l’(ab)uso a volte sproporzionato delle cause civili intentate contro presunti pirati informatici dovrebbe far fermare per riflettere se tutte le perdite delle major siano da imputare alla pirateria informatica o se ci sia dell’altro.

Noi che…

Questo articolo di cazzeggio domenicale è una risposta al post di Stefano.

Ho letto questo testo, credo, per la prima volta su un vecchio post di it.fan.startrek, in ogni modo è uno dei tanti testi che girano per la Rete.

  • Noi che ci divertivamo anche facendo “Strega comanda color…”
  • Noi che le femmine ci obbligavano a giocare a “Regina reginella” e a “Campana”.
  • Noi che facevamo “Palla Avvelenata”.
  • Noi che giocavamo a “Ruba Bandiera”.
  • Noi che non mancava nemmeno “dire fare baciare lettera testamento”.
  • Noi che i pattini avevano quattro ruote, si legavano alle scarpe e si allungavano quando il piede cresceva.
  • Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta.
  • Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
  • Noi che passavamo ore a cercare i buchi sulle camere d’aria mettendole in una bacinella.
  • Noi che ci sentivamo ingegneri quando riparavamo quei buchi col tip-top.
  • Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c’era l’amico in casa.
  • Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
  • Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava l’ambulanza.
  • Noi che i termometri li rompevamo e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
  • Noi che dopo la prima partita c’era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella.
  • Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva con le mani non era fallo.
  • Noi che giocavamo a fiori frutta e città (e la città con la D era sempre Domodossola).
  • Noi che con cinquecento lire di carta ci venivano dieci pacchetti di figurine.
  • Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la matita.
  • Noi che in TV guardavamo solo i cartoni animati.
  • Noi che avevamo i cartoni animati belli!!!
  • Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake e Mazinga.
  • Noi che guardavamo “La Casa Nella Prateria” anche se metteva tristezza.
  • Noi che alla messa ridevamo di continuo.
  • Noi che si andava a messa se no erano legnate.
  • Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
  • Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo.
  • Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno.
  • Noi che non avevamo nemmeno il telefono fisso in casa, oppure era il telefono duplex.
  • Noi che si andava in cabina a telefonare.
  • Noi che le palline di natale erano di vetro e si rompevano.
  • Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.
  • Noi che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano.
  • Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
  • Noi che giocavamo a calcio con le pigne.
  • Noi che le pigne ce le tiravamo pure.
  • Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
  • Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le quattro.
  • Noi che a scuola andavamo con cartelle da due quintali.
  • Noi che a scuola ci andavamo da soli e tornavamo da soli.
  • Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma a casa te ne dava due.
  • Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
  • Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
  • Noi che Internet non esisteva.
  • Noi che però sappiamo a memoria “Zoff Gentile Cabrini Oriali Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore Bearzot)”.
  • Noi che “Disastro di Cernobyl” vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
  • Noi che i giocattoli erano di latta con linguette taglienti come rasoi, ma non siamo morti di tetano o dissanguati.
  • Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
  • Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
  • Noi che però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIM BUM BAM.
  • Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c’era Happy Days.
  • Noi che il primo novembre era “Tutti i santi”, mica Halloween.

Che fortuna esserci stati!

Cybook: l’ho preso

Cybook e un PADD di Star TrekAlla fine non ho resistito e ho comperato un Cybook Gen3 di Bookeen.

Tecnologicamente non è il migliore sul mercato, l’iLiad è decisamente superiore, ma è il più comodo ed è quello che fa bene una sola cosa: il reader leggero di eBook.

Il servizio di Simplicissimus è stato rapido, cortese ed efficiente: ho ordinato sul sito il dispositivo il sabato sera e mercoledì il corriere era già sotto casa mia con il pacco, peccato che io non fossi a casa, così l’ho ritirato oggi.

La confezione base del Cybook è essenziale: il lettore, il cavetto USB e un foglio con le istruzioni iniziali; il manuale completo è naturalmente precaricato sul reader. La carica della batteria avviene tramite porta USB, io ho preferito investire qualche Euro in più e prendere un adattatore per caricare la batteria usando una presa di corrente per poterlo ricaricare quando non è disponibile un computer.

Il tempo di startup da dispositivo spento è assolutamente accettabile. La vera sorpresa c’è quando si guarda lo schermo: sono i primi tempi dell’ePaper ed è ancora un po’ difficile convincersi che quello che abbiamo letto per anni nei romanzi di fantascienza è ora un oggetto tecnologico che si può prendere da uno scaffale di un negozio.

Il sistema di collegamento con il computer, con qualsiasi computer, è assolutamente semplice: una volta connesso il sistema operativo vede la memoria del Cybook come se fosse una chiavetta USB: nessun bisogno di driver o software strano in dotazione. Bravi! È così che si fa: si usano gli standard anziché inventare ogni giorno la ruota.

Lo slot per le SD è favoloso: si inserisce una memoria, il lettore ne analizza il contenuto e aggiorna in tempo reale l’elenco dei libri, senza dover impartire alcun comando. Analogamente, estraendo la scheda SD, i libri scompaiono dall’elenco.

Se devo fare degli appunti al prodotto, introdurrei la possibilità di zoommare i PDF a piacimento e renderei meno liscio l’esterno del dispositivo. Un’asola e un laccetto da infilare al polso come quello delle fotocamere digitali sarebbe la ciliegina sulla torta. Nell’angolo inferiore sinistro è presente un’asola, probabilmente per infilare un laccetto simile a quello delle macchine fotografiche, non viene però fornito alcun laccetto.

Da ultimo le dimensioni: il Cybook è più piccolo di un foglio A5, assolutamente maneggevole e per nulla pesante; qui sotto una foto del dispositivo collocato sopra un libro a caso di Delos Books:

Cybook e il mio libro su Babylon 5

Goodbye Bill!

Leggo sulla BBC che venerdì 27 giugno Bill Gates lascerà il ruolo di executive chairman di Microsoft per diventare non-executive chairman. In poche parole, lavorerà per la società che ha fondato nel 1975 solamente un giorno la settimana e non sarà più la persona che prende le decisioni.

Non sarò io a dire se Bill Gates come uomo o la Microsoft come azienda abbiano fatto il male o il bene dell’informatica: questi sono giudizi che toccherà alla storia emettere.

Ricordo quando ho iniziato a picchiare su queste tastiere: erano i primi anni ‘80 e “informatica” era il sinonimo di “IBM”, la ditta che ha commesso l’incredibile errore di non vedere la potenzialità dei PC che lei stessa aveva creato e per il cui sistema operativo aveva appaltato il lavoro a una piccola azienda in outsurcing.

Microsoft per un certo periodo è stata “il bene” che combatteva contro IBM, “il maligno”. C’è stato poi un cambiamento di prospettiva dopo il quale “informatica” è diventato sinonimo di “Microsoft”, la quale ha iniziato ad essere “il male”, anche se non si capiva bene chi fosse “il bene”.

Cosa succederà in Microsoft? Probabilmente l’azienda si rivolgerà più al mercato business e meno a quello consumer, o probabilmente continuerà a tenere tanti piedi in quante più scarpe le sarà possibile, smantellando ogni due anni quel che aveva appena finito di costruire e vendere come l’assoluta punta di diamante della tecnologia.

Intanto credo che vada reso quantomeno l’onore delle armi a Bill Gates, che lascia la sua carica: fra qualche anno, quando “informatica” sarà il sinonimo di “Google”, potremmo fermarci a ricordare di quando Google era “il bene” e Microsoft “il male”.

Via la gatta, balla i ratt

Piero Mazzarella Ieri sera ho visto Via la gatta, bala i ratt con Piero Mazzarella.

È stato Emiliano a segnalarmi questo spettacolo e gli sono estremamente grato per averlo fatto. Le due ore e mezza di spettacolo sono scivolate via come l’olio; Mazzarella ha retto bene il palco con interruzioni fuori copione in cui si è rivolto anche direttamente al pubblico.

Le risate sono ovviamente assicurate e copiose.

Conoscevo Mazzarella solamente come “volto noto”, probabilmente ho visto qualcosa di suo nelle TV private milanesi svariati anni fa. Sono stato molto contento di essere riuscito a vederlo dal vivo.

Grazie a Mazzarella e alla sua compagnia per la bella serata e grazie anche a Emiliano per avermi segnalato lo spettacolo!

Le infrastrutture

La storia di questo post ha come protagonista una media impresa manifatturiera sita nel cuore della pianura padana; limiterò i dati identificativi al minimo per vari motivi, non ultimo dei quali il fatto che il caso esposto è comune a molte aziende.

Questa azienda produce beni ad alta qualità nel proprio settore e li esporta in tutto il mondo. La sede attuale è invariata da dodici anni e sono circa sei anni che dispone di una linea ADSL con l’incumbent italiano; con il trascorrere del tempo la linea Internet è diventata sempre più importante, visto il prevalere dei rapporti con l’estero e l’introduzione di nuove tecnologie.

La sede, va specificato, non si trova in mezzo alla campagna, ma nella cosiddetta zona artigianale di una cittadina di circa quindicimila abitanti. A fianco ai capannoni del nostro esempio ci sono molti altri capannoni in attività da anni e un piccolo centro commerciale.

Da due mesi a questa parte l’ADSL è diventata (per citare un classico) goffa o erratica come un fulminatore e non è certo un servizio per tempi civilizzati (sempre per mantenere la medesima metafora). Nella migliore delle giornate, funziona solamente la mattina, per crollare appena dopo pranzo e riprendersi la notte. Quando va male, sta giù per qualche giorno.

Gli operai sono intervenuti più volte e tutto quel che sono stati in grado di fare è stato sostituire il cavo che va dalla chiostrina stradale agli uffici. Nell’ultimo intervento hanno cambiato anche la chiostrina presente in ditta installandone una prelevata probabilmente dal museo della SIP. Ovviamente gli operai hanno dato la colpa al router ADSL, ma anche l’apparato da loro consigliato non ha migliorato la situazione.

Da notizie ottenute per vie traverse abbiamo appreso che gli apparati elettronici siti nella centrale di riferimento sarebbero obsoleti e la situazione potrebbe peggiorare con l’aumento della temperatura. Inoltre pare che il cavo multicoppia che va dalla chiostrina stradale alla centrale sia deteriorato e necessiti di una sostituzione. Queste sono però informazioni ottenute in via non ufficiale di cui non ci sono riscontri. In ogni modo sono problemi di chi fornisce il servizio ed emette regolarmente fattura per lo stesso.

Non c’è da stupirsi, quindi, se Stefano Quintarelli, per citare un nome non del tutto a caso, insiste nel suo blog sull’importanza dell’infrastruttura; purtroppo quando nei notiziari si parla dell’incumbent italiano si citano sempre cifre astronomiche, movimenti societari e assimilati, ma si dimentica chi è in trincea tutti i giorni a combattere con un’infrastruttura fatiscente, operai volonterosi ma demotivati o privi di risorse e call centre che si ricordano dei clienti solamente quando devono rifilare nuovi servizi.

Grazie, Telecom!

Belfagor

Image of BelfagorNon potevo lasciare il libro sullo scaffale quando l’ho visto, è stato impossibile resistere.

Parimenti, la lettura è stata assolutamente piacevole, benché non sia affatto un appassionato di gialli o assimilati e sapessi bene da oltre trent’anni come sarebbe andato a finire.

Belfagor ovvero “Il fantasma del Louvre” è un classico per chi ha più o meno la mia età e non mi riferisco al libro, bensì allo sceneggiato con Julette Gréco di produzione francese trasmesso molte volte dalla RAI.

Anni fa Yamato Video aveva pubblicato il DVD dello sceneggiato, che avevo trovato ancora godibile nella sua versione integrale, con le scene che la censura bigotta RAI del periodo aveva tolto.

Il libro, pubblicato anch’esso da Yamato, permette di assaporare la versione originale da cui è stato tratto lo sceneggiato grazie ad una traduzione fatta di recente rispettosa però dello stile dell’epoca.

Vivamente consigliato a chi ha vissuto momenti di tensione con lo sceneggiato e vuole riassaporare l’atmosfera parigina degli anni ‘20.