Il futuro? Roba vecchia!

Tra meno di un mese sarà il mio compleanno: 34 anni non sono tanti, ma sono sufficienti per constatare l’applicazione del detto “la storia si ripete”, seppure in ambiti più frivoli.

Qualche giorno fa ho visto la pubblicità di un nuovo programma di Italia1: tra i conduttori c’è Uan, il pupazzo rosa di Bim Bum Bam! Ero convinto che Uan, insieme ai suoi colleghi Four e Five, fossero stati rubati tempo fa, ma evidentemente qualche pelo acrilico rimasto sul luogo del delitto ha permesso la clonazione dell’allora beniamino dei più piccoli.

Sempre in tema di televisione, è con le lascrime agli occhi che ogni tanto mi capita di finire su “La ruota della fortuna”. Il conduttore è Enrico Papi, al posto del recentemente scomparso Mike Bongiorno, e la lacrimuccia scende un po’ per la nostalgia, un po’ per il modo di condurre di Papi. A proposito, sono l’unico che rimpiange la Barale rispetto alla plasticosa Silvstedt?

Non si tratta, enologicamente parlando, di uno Chateau Margaux da 8.000 euro a bottiglia, ma di un vino nel cartone finito per sbaglio dietro uno scaffale e riesumato anni dopo! A certe cose il tempo che passa fa solo bene, ma non a tutte.
Il futuro televisivo puzza già di vecchio. E non solo quello.

eBook, cominciamo a ragionare!

Si sente sempre più spesso parlare di eBook, con tutti i pro e i contro del relativo supporto: la loro praticità da un lato e l’assenza del feeling della carta dall’altro.

Personalmente mi ero fatto una opinione basata solo su ipotesi, visto che l’unico approccio con l’ebook (inteso come file) mi ha lasciato piuttosto insoddisfatto: impossibili da leggere a video (non mi va di stare seduto sulla sedia a fissare un monitor, lo faccio già per lavoro e vorrei preservare gli occhi il più possibile!) e difficile da gestire sul mio palmare (2.5 pollici, schermo LCD, diottrie a picco…).

Il principio di funzionamento della tecnologia eInk

Da un paio d’anni in America stanno prendendo piede gli eBook reader, fondamentalmente oggetti della dimensione di un libro che, grazie alla tecnologia eInk, promettono un comfort di lettura paragonabile a quello della carta, con grande autonomia (alcuni dovrebbero lavorare per ben 8000 cambi di pagina) e possibilità di archiviare migliaia di libri su una scheda di memoria.

Si tratta di prodotti interessanti, ma ero perplesso sulla loro effettiva praticità. Questo fino a un paio di giorni fa, quando ho approcciato un eBook reader in un punto vendita Mediaworld.

La prima impressione è stata: “Guarda che barboni, ci hanno appiccicato sopra una stampata per far vedere qualcosa!:D
In realtà aveva su ancora la plastichetta di protezione (da lì la sensazione di “qualcosa appiccicato su”). Una volta asportata per metà la protezione, mi sono accorto che era acceso e stavo guardando l’eBook in funzione!
La leggibilità è eccezionale, non pensavo fosse così: sembra di osservare una pagina stampata e, anche avvicinando molto l’occhio al display, non si avverte il senso di “scalettatura” tipico dei pixel di un monitor.

Il modello che ho osservato costa 279 euro, a mio parere ancora un po’ troppo per essere interessante per un utente comune, ma credo che nel giro di 12-18 mesi avranno un prezzo più invitante, magari in bundle con qualche libro recente (basta con i Promessi Sposi e con la Divina Commedia!).

Credo che questo prodotto si sposi particolarmente con il concetto di “quotidiano”, dove la notizia su carta dura poche ore e il costo di produzione del prodotto “carta stampata” ha sempre meno margine, e la manualistica tecnica (spesso pesante, ingombrante e da aggiornare in base a normative, caratteristiche, specifiche ecc.).

Credo che seguirò con attenzione questi prodotti, secondo me nel giro di qualche mese se ne vedranno delle belle, anche sul fronte delle opportunità lavorative. ;)

Millemila megabyte!

Spero non se ne abbia a male l’ing. Cane (alias il fantasticherrimo Fabio De Luigi) se prendo in prestito uno dei suoi cavalli di battaglia: il mille mila!

È che qualche settimana fa, a furia di accatastare foto, film e documentari registrati sul mio computer, ho riempito il disco! Mica noccioline, tra una cosa e l’altra sono 300 giga di roba.

Ho ripulito un po’ di fuffa, cancellato i file temporanei di internet, eliminato l’eliminabile, ma ho solo rimandato l’inevitabile.

A quel punto ho deciso: mi serve un disco nuovo!

Pensa e ripensa, complici anche un paio di braccine non propriamente propense alle spese, ho trovato una offerta interessante: un bel discone esterno da 1 terabyte (millemila mega!!) a 69.90 euro. “Ci sto dentro”, ho pensato, e ho fatto l’acquisto.

Primo impatto: si presenta bene! Alimentatore piccolo e case ridotto all’osso (meglio, non mi piacciono gli scatoloni grossi sulla scrivania!). Connessione plug&pray: nel senso che lo attacchi e preghi che tutto funzioni a dovere. E così è stato.

Un pomeriggio per copiare il tutto (l’usb 2.0 sarà anche comoda, ma per spostare grosse quantità di dati è uno strazio) e il pc è tornato bello leggero, pronto per accogliere nuovi file (sempre più pesanti…).

Morale: il digitale sta invadendo casa mia (scatolotti che registrano, scatolini che sintonizzano, ADSL che pompano bit) e non ero pronto per lo tsunami di informazioni!

Fortunatamente è bastata una cifra modica per garantirmi una consistente autonomia, ma al ritmo attuale quanto impiegherò a riempire quei millemila megabyte? E, soprattutto, quali altre irresistibili (e sicuramente indispensabili) diavolerie inventeranno per intasarmi i dischi?

Spero tante, perché sto vivendo in piena rivoluzione digitale e il naufragar m’è dolce in questo mare (di bit).

Cercasi esperti in riti voodoo e macumbe…

Non so quante persone riescano a “carburare” di prima mattina: io non sono uno di quelli.
Alla mattina ormai i gesti sono automatici: alzati lavati vestiti colazione esci. Per fortuna per questi gesti semplici non occorre collegare il cervello.
Il viaggio sarebbe traumatico se non fosse per il fatto che il cervello rimane scollegato fino all’ufficio: 20 minuti pigiato in treno, 5 minuti pigiato in metropolitana, 5 minuti pigiato su autobus o tram. Dopotutto in 40 minuti arrivo in ufficio, non posso lamentarmi troppo (ci sono colleghi che impiegano due ore!).
In ufficio parto con il caffè (2 minuti, pigiato nell’anticamera del bagno del primo piano… le macchinette le hanno piazzate lì!), quindi sistemo le e-mail e parto con il lavoro.

Una vita pigiata, insomma.

Questo è l’inizio della mia giornata tipo.

 

 

 

Ultimamente (diciamo da ottobre) ho cominciato a fare le macumbe nei confronti dei dirigenti delle Ferrovie Nord.

Ormai il mio treno delle 7:22 arriva con 25-30 minuti di ritardo, è pieno come nemmeno i carri bestiame che vanno al macello, si ferma nelle stazioni (a porte chiuse) per una decina di minuti ciascuna e mi fa arrivare in ufficio con una media di un’ora di ritardo.

Io non ho il “cartellino” da timbrare, ma sul treno ne ho sentite di tutti i colori: un ragazzo che stava andando a discutere la tesi (in ritardo), un tizio che aveva un appuntamento per una visita medica (naturalmente privata, le ASL funzionano come le ferrovie. Morale: 450 euro buttati nel cesso), gente che stava già facendo i conti per vedere se prendere un’ora di ferie o direttamente mezza giornata.

 

Io sono un pendolare “atipico”, dopotutto in treno ci passo (o, per meglio dire, “dovrei passarci”) circa venti minuti da Bruzzano a Cadorna, ma ultimamente mi sento sempre più preso per il culo (si può dire “culo” su un blog?).

Magari approfondirò la questione prossimamente sempre qui sul blog. Ora devo lavorare, stamattina sono arrivato in ritardo e ho un po’ di lavoro da recuperare. Grazie Ferrovie Nord!

Ero convinto di saperci fare…

Credevo di avere una discreta dimestichezza con l’informatica, i nuovi software, l’hardware in generale. L’approccio con il web 2.0, invece, mi sta mettendo seriamente in difficoltà.

 

 

 

 

 

Mi sono iscritto mesi fa a LinkedIn: attualmente ho una cinquantina di contatti, molti dei quali aggiunti “a capocchia” (altri invece hanno un senso, per fortuna!).

Mi hanno tirato dentro in un numero imprecisato di clan, fan club, associazioni, gruppi, comitive. Se non mi hanno cacciato, dovrei essere iscritto al gruppo dei giornalisti del sud-est asiatico. Non so perché ci sia finito dentro, ma quando ti “invitano” pare scortese rifiutare…

Ovviamente ricevo mail di notifica da ciascun gruppo. Mail che puntualmente evito di leggere.

Stamattina mi sono iscritto su Facebook su invito di una amica, e nel giro di quattro ore sono finito in un nuovo tritacarne: ho cercato compagni di scuola, sto ravanando i fotoalbum degli amici, cerco colleghi dispersi. Ogni venti minuti torno sul sito per vedere se qualcuno dei trenta (e più) inviti che ho lanciato nel mucchio ha attecchito.

E pensare che finora, per restare in contatto con le persone, usavo ancora il vecchio sms (per poi sentirmi rispondere robe tipo “addami su msn”… ADDAMI!?!? Della coppia Devoto-Oli, il fortunato è Devoto che non è più qui tra noi a sentire certe cose!).

Nel frattempo ho controllato Facebook per vedere se qualcuno ha accettato il mio invito.

Sono troppo vecchio per queste cose…

 

 

 

 

 

Un metro di neve il 4 luglio?

Scusate, un breve intervento per informarvi del fatto che oggi, oltre ad aver scritto un post (ok ok, più che altro è un copia&incolla con commento), ho anche aggiornato la voce “about”!

Spero di fare in tempo a tornare a casa, prevedo una nevicata coi fiocchi! :D

Con Apple, successo assicurato!

Mi sono appena passati i dolori tipo doglie per aver letto un esilarante post di Blisset. Siccome mi sembra divertente (e così facendo mi evito di scriverne uno tutto mio) mi sembra cosa carina rendervi partecipi.

Ecco perché avere un prodotto della Apple vi potrebbe cambiare la vita sessuale! 

 

Stai ascoltando musica con iTunes, ti arriva una chiamata skype di una bernarda che hai conosciuto a un parchetto mentre portavi in giro il tuo marsupiale volante preferito.
iTunes degrada la musica fino a volume zero! Si è accorto della telefonata! Rispondi alla chiamata, parli, scambi esperienze di vita a proposito dei vostri reciproci marsupiali volanti, la inviti a cena, riappendi.
iTunes - tutto da solo! - si accorge che hai finito di parlare e alza il  volume gradualmente fino a raggiungere il livello che aveva prima della chiamata con skype.
Tutto in automatico. Fighissimo. Altra ganzata: Apple Remote!

Sei sul divano, avvinghiato alla bernarda di cui sopra. Nella playlist che hai messo, ahimè ci sono pezzi dei maniac abomination e sons of satan e death prejudice, e alla bernarda questa cosa la infastidisce. La vedi proprio bella infastidita.

Niente paura: prendi l’apple remote e con 3 click metterai quella playlist, che probabilmente avrai chiamato “music for coupling” con dentro pezzi strappamutande di justin feromone, the love entreneus e my bloody coinquiline. Il tutto senza mollare la presa (importante).Altra cosa importante: niente virus, spyware o trojan!
Pensa cosa succederebbe se avessi un pc: ti assenti un attimo, dici alla bernarda “vado un secondo a rinfrescarmi” (in realtà stai andando a sciacquarti il merlo, perché ti salgono dal pantalone odori di battigia e pesce appena pescato. Sciacquarsi il merlo: importante).
Insomma, vai al cesso e lei rimane sola con il tuo pc windows: in quel momento si attiva un bot che apre cinque popup su siti talmente porno da violare  la convenzione di Ginevra. Esci dal bagno e l’unica cosa che senti è lo “slam”  della porta d’ingresso, che si chiude (inesorabilmente).

Morale: Se avessi avuto il mac, la summenzionata femmina, rimasta sola con Esso (mentre tu, merlo, sciacquare, importante), ne avrebbe rimirato le forme asciutte ed eleganti, classificandoti subito come persona altamente trombabile.
Tu dici: “Ok, e se avessi un xp con antivirus e tutto l’armamentario per proteggermi?”
Ti senti al sicuro.
E INVECE NO.
Perché hai modificato il case con neon di tre colori, una finestra di plexiglass con dentro i pesci e le ventole coi neon (altri neon), più un pannello frontale in radica di neon che ti ricorda con caratteri al neon a che velocità stanno girando i tuoi neon.
Cosa penserà di te quella bella figliola?
Penserà “oddio, ma quella che intravedo dalla finestra in plexiglass è una ventola Zerman/Galmuss supersilent a 3600RPM!!”!?
No. Penserà: “Mioddio, ma dove sono capitata, nel covo segreto di sfigherman? ma quanto è tamarro sto tizio?”
  

E poi “slam” (porta che si chiude, più inesorabile ancora; hai presente quegli “slam” pregni di significato? Ecco, quelli).

Morale due: con il Mac trombi di più, ed è assolutamente provato da serissime ricerche di mercato che non ti sto qui a citare, perche’ sarebbe perfettamente inutile.

 

 

 

 

 

Io (Andrea Pagani) ho un pc: farò in modo di non far leggere il mio blog alla morosa, perché già sento lo “slam” che mi eccheggia nelle orecchie…

Think Different!

Deve averlo pensato veramente Russel Davies, felice possessore di un Mac Book Pro.

Probabilmente stanco di aspettare i tempi geologici di accensione del suo computer (una trentina di secondi), ha pensato bene di dipingerlo con una non meglio precisata “vernice per lavagne” e di usarlo come block notes per prendere appunti al volo.

 

Il Mac Book Pro di Russel Davies

Non so se sia più pratico di un word processor, ma il risultato è di sicuro effetto.

Qualcuno però spieghi a Russel che hanno inventato carta e penna…

Da qualche parte bisogna pur cominciare…

Su internet ci sono milioni di blog. Ma non due o tre milioni, CENTINAIA di milioni! Ormai chiunque può averne uno, anche il più sfigato degli internauti. E allora mi sono domandato “Forse non sono sfigato abbastanza per avere un blog tutto mio!?”.

Detto, fatto!

Grazie al supporto di Fantascienza.com (ringrazio pubblicamente S* per il sostegno) posso contare su uno spazio tutto mio,  nel quale straparlare del più e del meno.

Non garantisco periodicità o qualità dei contenuti, ma un po’ di impegno ce lo metto. Promesso!

Intanto faccio pratica con gli strumenti offerti da Wordpress: se dovesse comparire un post monco, non fateci caso.

Vedrò anche di sistemare il link “About” (che potrebbe diventare “Chi sono” o robe simili), così almeno tu che leggi (perché SO che mi stai leggendo!) puoi renderti conto di che razza di elemento sono.