Sull’abisso del tempo, un ponte tra presente e futuro

Nel 1992 Gibson sorprende ancora una volta i suoi lettori con un nuovo cambio di rotta. Dopo aver inventato il cyberpunk, dopo avere ispirato lo steampunk, questa volta è la poesia a offrirgli lo strumento per cimentarsi con le sue visioni. Agrippa esce con il sottotitolo “un libro dei morti” nel 1992, in una doppia edizione speciale (deluxe ed economica) a tiratura limitata, distribuito su dischetti autocancellanti. A pubblicarlo è l’editore Kevin Begos, Jr. di New York. La versione deluxe viene concepita per assomigliare a un’antichità scampata alle fiamme, e si contraddistingue per le preziose incisioni dell’artista Tennis Ashbaugh e per la trascrizione di sequenze del DNA riportate su due colonne, in modo da assomigliare alla stampa della Bibbia di Gutenberg. Rifiniture a mano e dettagli specifici rendono ogni libro praticamente unico. Il poema di Gibson viene allegato al volume su un dischetto, e il prezzo originariamente fissato a 1500 dollari per copia presto schizza a 2000. L’edizione economica, più compatta e priva e delle incisioni, viene invece venduta a 450 dollari. Copie dei libri sono oggi consultabili presso la New York Public Library e la Waldo Library della Western Michigan University.

Una delle rare e preziosissime copie di "Agrippa", il poema postmoderno di William Gibson.
Una delle rare e preziosissime copie di "Agrippa", il poema postmoderno di William Gibson.
Il poema di Gibson, composto da 305 versi liberi e 6 sezioni, è un’elegia molto toccante, in cui l’autore prende le mosse dalla scoperta di un vecchio “album Kodak di carta nera bruciata dal tempo”, una raccolta di fotografie appartenuta a suo padre e recante Agrippa come titolo, per svolgere un percorso catartico nella memoria. La prima stanza descrive una sequenza di foto che ricostruiscono gli anni della famiglia di Ford Gibson dagli anni della Prima Guerra Mondiale in poi: la fattoria, momenti di vita nei campi o nei boschi, gli animali domestici (cani e cavalli), le strade del loro villaggio (Wheeling, nel West Virginia). Dalla seconda sezione in poi il poeta comincia a evocare esperienze autobiografiche: la prima volta che sparò di nascosto con un fucile trovato in casa, l’impeto giovanile sfogato a colpi di pistola in una cava, il primo bacio, l’attimo in cui decise di diventare uno scrittore subito dopo aver visto delle “riviste esoteriche” in vendita presso una stazione degli autobus, la fuga in Canada per evitare la coscrizione e il Vietnam, e infine il ritorno, anni dopo, nei luoghi della sua infanzia, per ritrovare la vecchia stazione chiusa e ormai abbandonata. A ricorrere nel testo, oltre al tema della memoria, è anche un continuo riferimento al “meccanismo”, che di volta in volta assume la forma di un congegno meccanico (il fucile, la pistola o la macchina fotografica) o in maniera più eterea e astratta di uno stato d’animo, qualcosa che pulsa sotto il tessuto della realtà e che resta nascosto fino all’istante prima della sua piena e completa rivelazione.

L’opera è memorabile per il tocco lirico ed evocativo che Gibson è capace di infondere, arrivando in alcuni passi a richiamare alla mente L’Urlo epocale di Allen Ginsberg, per il tono delicato e le sfumature malinconiche che assume la ricostruzione del tempo perduto, e per la riflessione sul legame tra il ricordo e l’esperienza soggettiva. Agrippa è dunque un testo fondamentale, oltre che per ricostruire i momenti salienti nella maturazione di Gibson, anche per il suo tentativo di mettere in luce le affinità e le divergenze tra i fatti vissuti e il modo in cui si conservano nella nostra memoria, senza dimenticare l’ulteriore differenza che separa la natura emotiva dell’evento dalla fredda cristallizzazione dell’attimo bloccato su un supporto fotografico. Così anche l’originario proposito di Gibson e del suo editore di produrre dei dischetti che si cancellassero subito dopo la prima lettura si tinge di una nuova valenza artistica: i versi, ormai non più accessibili, avrebbero dovuto sopravvivere nella mente e nell’animo del lettore sottoforma di sensazioni, così come gli eventi e gli oggetti ormai smarriti nel tempo e ripescati dalla memoria del poeta possono solo essere evocati in forma di immagini tenui e sfocate.

Dopo questa importante parentesi, Gibson torna alla fantascienza mettendo a fuoco la sua attenzione sul futuro prossimo. La cosiddetta Trilogia del Ponte è ambientata in uno scenario molto più familiare al nostro presente rispetto al precedente ciclo dello Sprawl.

Veduta notturna del Bay Bridge. Il ponte che collega San Francisco ad Oakland è il luogo attorno a cui ruotano le storie della seconda trilogia di Gibson, detta per questo "Trilogia del Ponte".
Veduta notturna del Bay Bridge. Il ponte che collega San Francisco ad Oakland è il luogo attorno a cui ruotano le storie della seconda trilogia di Gibson, detta per questo "Trilogia del Ponte".
Iniziata da Luce Virtuale ; e proseguita poi con Aidoru e American Acropolis , la nuova serie vede Gibson alle prese con un tentativo di distaccarsi quanto più possibile dalle icone che lo hanno imposto nell’immaginario dei lettori di mezzo mondo. Basta con i cowboy della consolle e le intelligenze artificiali ribelli, insomma. Le visioni dal basso futuro tendono a schiacciarsi sempre di più sul nostro futuro prossimo, un avvenire che domani potrebbe essere già passato. E l’attenzione di Gibson tende a concentrarsi su temi ormai di attualità: ecologismo, società dell’informazione e globalizzazione sono gli argomenti al centro di questa nuova trilogia, che conserva un tenue legame con la vecchia.