Inutile negare che l'impronta più forte che Fulci ha lasciato è quella legata all'horror. Squarci, visioni assolutamente amorali e atemporali, in un'Italia che si trincerava (e si trincera ancora) dietro i moralismi. E in questo caso mi vengono in mente soltanto due referenti - uno letterario e l'altro cinematografico - per definire l'impatto di Fulci sull'immaginario degli spettatori. Il primo è Mario Bava, di cui il Fulci horror, per legami di amicizia, capacità e talento, può ritenersi a ragione l'ideale continuatore. Il secondo è Lovecraft (sebbene Fulci, più che di Lovecraft, fosse un profondo conoscitore e ammiratore di Poe). Ho idea che Lucio - alla stregua del maestro di Providence negli Stati Uniti - sia riuscito in qualche modo a scavare delle nicchie d'incubo e abissi insospettabili in una realtà paciosa e provinciale come quella italiana. Peccato che la critica abbia sempre guardato altrove, quando andava in cerca di una rappresentazione anarchica e spietata della realtà.

Qual è stato il rapporto di Fulci con la fantascienza?

Uno dei luoghi meno frequentati da Lucio. Ma con una puntata significativa: I guerrieri dell'anno 2072, un film che, in perfetta sintonia con il genere, anticipava moltissime suggestioni cinematografiche a venire, compresi Strange Days e Total Recall. Non si può comunque dire che Fulci fosse estraneo alla fantascienza, anzi: molti dei suoi film contengono vere e proprie "schegge" di immaginario fantascientifico, in osservanza alla sua passione per la contaminazione tra generi. Una lucertola dalla pelle di donna, per esempio, mostra un laboratorio di terribili esperimenti su cani. E Zombi 2 dichiara un retroterra molto più fantascientifico di quanto lo fosse quello del Romero di Dawn of the dead.

Il cinema di genere italiano: lo stato attuale?

Non sono un operatore del settore: non saprei dire se e quanto se ne stia producendo in Italia. Credo che gran parte del mercato sia assorbito dai blockbuster americani e che il patrimonio di esperienze artigianali nostrane, un tempo al servizio dei prodotti destinati alle sale, sia confluito nella "fiction" televisiva. Sergio Salvati, il più fedele direttore della fotografia di Fulci, ha lavorato e forse lavora ancora per un famoso sceneggiato tv; così come Paolo Malco - volto fulciano in Quella villa accanto al cimitero e Lo squartatore di New York - è uno dei protagonisti di quello stesso sceneggiato di gran successo. Pare che anche Dario Argento stia preparando una serie per il piccolo schermo. Speriamo non sia un segnale di ulteriore allontanamento di questi "superstiti" del cinema di genere italiano dal cinema tout court. So che si sta muovendo una nuova leva di giovani registi che si sono fatti le ossa con le produzioni a basso costo, in digitale, e che amano il bis-movie. Potrebbero essere loro la prossima generazione di autori. Il problema è che narratori si nasce, o lo si diventa con tanto sacrificio e una buona dose di umiltà. Resta da vedere in che misura a questi giovani filmaker interessi davvero raccontare una storia che inchiodi il pubblico alla poltrona, che lo commuova e lo emozioni, che crei, insomma, un punto di contatto e complicità con la gente in sala. A mio parere - ma spero di essere smentito in qualsiasi momento - una cosa che si è perduta con la scomparsa dei vecchi artigiani del cinema è l'esigenza di mettere in piedi una buona sceneggiatura prima di girare. Una griglia narrativa solida, piuttosto che l'ansia di far vedere quanto si è bravi con le inquadrature da videoclip. O, peggio ancora, di fare il verso a Quentin Tarantino, il referente - seppur geniale - di altri mille referenti.