L'anno scorso di questi tempi abbiamo fatto un numero dedicato al caldo; quest'anno ci dedichiamo al freddo, prendendo come spunto di partenza il film The day after tomorrow di Roland Emmerich, uscito nei cinema italiani qualche settimana fa.

Nel film di Emmerich i danni al clima causati dall'inquinamento causano un disastro ecologico planetario, con un'improvvisa e rapidissima era glaciale che in pochi giorni rende inabitabile gran parte dell'emisfero settentrionale.

Lo scopo dichiarato del film, almeno secondo il regista, è quello di dare uno scossone all'opinione pubblica, soprattutto americana. Il problema dei danni al sistema climatico planetario sono sotto gli occhi di tutti (sebbene sia sempre relativamente facile trovare esperti pronti a dichiarare che gli stravolgimenti a cui assistiamo non sono causati dall'inquinamento ma da fenomeni naturali, oppure che sono nella norma statistica o addirittura che proprio non esistono); gli Stati Uniti sono uno dei paesi più inquinanti e il presidente Bush ha deciso di non sottoscrivere il protocollo di Kyoto per una riduzione (comunque non sufficiente di per se stessa) delle emissioni inquinanti che era stato preparato durante il mandato di Bill Clinton.

La speranza di Emmerich - e anche la nostra - è che un film spettacolare e impressionante come The day after tomorrow possa far guadagnare punti alla causa ambientale nel dibattito politico, che, non dimentichiamolo, in America è in fase critica perché a novembre ci saranno le elezioni presidenziali. E vista la qualità dei blockbuster degli ultimi tempi, Signore degli anelli a parte, c'è da rallegrarsi che un film di questo genere cerchi almeno di dire qualcosa.

The day after tomorrow però è stato molto criticato per la sua scarsa consistenza scientifica, che secondo alcuni metterebbe in pericolo lo stesso messaggio del film, anzi, finirebbe per danneggiare la sua stessa causa. Come può un film così poco credibile, così inconsistente, così evidentemente sballato scientificamente far pensare davvero al pubblico americano che il pericolo di un disastro climatico sia più realistico di un'invasione di alieni ostili o del risveglio di un lucertolone gigante?

Oddio, alcuni hanno abbastanza poca fiducia nella capacità di discernimento dell'entità chiamata "pubblico americano", che secondo le statistiche è convinto che l'11 settembre sia stato causato da terroristi iracheni. Chissà, forse c'è anche gente che quando sente un cigolio stridulo più forte del solito si guarda intorno preoccupata pensando di veder arrivare Godzilla.

Sulla credibilità scientifica di The day after tomorrow secondo noi bisogna fare qualche considerazione.

La domanda di fondo è stata posta molte volte: quanto la fantascienza può essere fanta e quanto deve essere scienza? Ovvero, quanto è lecito che un film o un libro di fantascienza si prendano delle libertà sulla plausibilità scientifica?

Diciamo che innanzitutto, la fantascienza per sua stessa natura ha l'obbligo di essere credibile. Contraddizioni evidenti delle leggi fisiche rendono una storia poco credibile per chiunque: un viaggiatore dello spazio che se ne andasse in giro nel vuoto senza tuta spaziale darebbe certamente fastidio a qualsiasi lettore, perché tutti sanno che non è possibile sopravvivere nel vuoto per più di qualche decina di secondi. A parte questi casi lampanti, però, appare chiaro che la credibilità scientifica di una storia di fantascienza dipende molto dalla preparazione scientifica del lettore stesso. Nel caso di The day after tomorrow c'è chi si è messo a scrivere formule su formule per calcolare quale temperatura sarebbe necessaria per far congelare un corpo umano in cinque secondi, come accade in una scena del film, ricavando un valore impossibile. La scena, quindi, non era scientificamente plausibile. Quanti spettatori, anche tra i più avvezzi alla fantascienza, ne sono rimasti disturbati? Probabilmente non molti.