Qualcuno si dava da fare per pulire la spiaggia liberandola dalle carogne carbonizzate dei cani abbandonate lì. Capitava di scambiare un moncone d'albero bruciacchiato per il cadavere di un animale, o viceversa. Nè sempre si potevano riconoscere i cadaveri dei bambini, cosicché questi venivano portati via con gli altri resti.

Mai nessuno, d'altronde, aveva denunciato la scomparsa di bambini.

* * *

Kladis e Verglas furono sommersi dalla folla. E Verglas già cercava Isèl, senza poterla vedere; lei gli si avvicinò da dietro, parlandogli prima ancora che lui potesse girarsi e toccarla.

Verglas trasalì, ma non riuscì a parlare; si trovò fra le mani un secchiello di plastica che Isèl gli chiese di riempire d'acqua. O almeno, così gli parve di capire. C'era un vociare frastornante.

Verglas notò che la ragazza era diventata più bionda e aveva il viso bruciacchiato in più punti, senza ciglia; le labbra però, e gli occhi, stavano in mezzo a quella faccia come splendide oasi di dolcezza.

Verglas corse a immergere il secchiello nell'acqua facendosi largo tra la gente, tra le risa e le chiacchiere, i volti, mani, cani, pesci. Giunse sulla riva dopo un tragitto di pochi metri che gli parve interminabile. Immerse il secchiello, urtando qualcuno che lo minacciò brandendo un enorme pesce come fosse un'ascia. Verglas lo maledisse, ma aveva fretta. Non appena si voltò per tornare indietro, prese coscienza dell'enorme sacca di oscurità nella quale si trovavano tutti, avvolti come forme indistinte; linee di luce artificiale formavano una rete dove nulla era, in verità, identificabile. Non poteva quasi distinguere più nemmeno i suoni. A malapena aveva potuto riconoscere la bocca di Isèl, senza capirne le parole, ed era stato un attimo prima che quella oscurità brutale avesse invaso il mondo intero.

Rimase immobile, senza sapere che direzione prendere.

- Isèl! - gridò.

Tra le voci confuse gli sembrò di udire una risposta, ma non per lui. Tutti correvano dappertutto verso altri che non erano lui. Ombre continue attraversavano il fango e il buio di quel deserto. Solo Verglas stava immobile.

Non si accorse che il secchiello era bucato, e che dal foro usciva un filo tiepido d'acqua che gli scorreva lungo la gamba.

Finalmente riconobbe Kladis. Lo riconobbe quando questi era così vicino da poterne sentire il respiro.

- Dov'è? - gli chiese.

Kladis sembrava divertito, aveva il sorriso fisso sulla bocca e gli occhi calmi, ma non rispose. Guardò invece nel secchiello, ci ficcò le dita e si accorse che era vuoto.

Intorno a loro, per chilometri, tutti ancora correvano, si tuffavano, mangiavano e ridevano, urtandosi e spingendosi.

- Dov'è? - chiese ancora Verglas. Ma Kladis era distratto; aveva sollevato gli occhi al cielo.

- Sono davvero lontane - disse indicando le stelle all'amico.

* * *

- Non si avvicineranno - disse Verglas.

- Non le stelle - rispose Kladis che non sorrideva più.

Verglas lasciò cadere il secchiello e seguì l'amico che si allontanava dalla riva.

Qualcuno si era accorto dell'apparizione delle stelle, e le indicava agli altri. Man mano che ci si rendeva conto della loro presenza nel cielo, la gente si calmava, smetteva di correre e di saltare, di mangiare. Si fermavano tutti a osservare il cielo nero come specchio di quella loro terra nera, se non fosse stato per le innumerevoli, lontanissime stelle.

Si spegnevano le torce, ora che quei punti estremi di luce senza calore servivano come guida.

Era tornato il silenzio che Kladis e Verglas avevano trovato all'inizio quando, ore prima, e dopo l'estenuante viaggio, erano finalmente arrivati lì dove sarebbe dovuta apparire la balena.