Correva l'anno 1926, i "roaring twenties" erano ancora lontani dal martedì nero di Wall Street e dalla grande depressione, il proibizionismo era in pieno vigore, gangster come Al Capone e Lucky Luciano dominavano il mondo della malavita, un mondo che ci appare lontano e velato di leggenda.

Proprio in quell'anno successero due cose che avrebbero segnato profondamente la fantascienza, nel mese di aprile debuttò Amazing Stories, la rivista di fantascienza di Hugo Gernsback, mentre in agosto su Weird Tales compariva la prima opera di Edmond Hamilton, un racconto intitolato The monster-God of Mamurth.

In mezzo a mostri sacri del passato come Jules Verne ed Edgar Allan Poe e a contemporanei del calibro di H. P. Lovecraft, H. G. Wells, Edgar Rice Burroughs e Robert E. Howard non era facile farsi strada, ma Hamilton ben presto iniziò a essere conosciuto per l'apocalittica grandiosità delle sue storie: flotte di astronavi e intere galassie rischiavano la distruzione, per essere poi salvate da figure eroiche e senza macchia.

Assieme al collega e amico Jack Williamson Hamilton riversò nel fiume della fantascienza un torrente di idee e concetti che contribuirono a fissare i canoni della space opera per decenni a venire.

La maturità e soprattutto l'incontro con Leight Bracket, scrittrice che sarebbe diventata la sua compagna per la vita, stemperarono gli eccessi dei primi anni e portarono Hamilton a scrivere opere più mature e complesse, reinterpretando vecchie idee con una nuova sensibilità.

A metà di questo rinnovamento si pone I sovrani delle stelle, un romanzo che idealmente chiude il ciclo iniziale della space opera, non una fine ma un nuovo inizio.

 

Triste è il soldato senza una guerra, sconsolato l'eroe senza l'avventura, ma quando si iniziano a sentire voci nella testa la situazione diventa davvero preoccupante, specie quando ti propongono uno scambio mentale.

John Gordon, ex pilota di bombardieri e ora contabile, non va da uno psichiatra per un controllo, decide invece di accettare la proposta della voce suadente che gli parla nel dormiveglia.

Grande è la sua incredulità quando si trova nel corpo di Zarth Arn, principe dell'Impero centrale della Galassia, a duemila secoli di distanza dalla sua New York, affidato alle cure di Vel Quen, uno scienziato che si occuperà di lui sino al nuovo scambio mentale che lo farà tornare al suo corpo e al suo tempo.

Ma il futuro riserve delle brutte sorprese, e ben presto Gordon si troverà coinvolto in una terribile lotta tra l'impero e la Nebulosa Oscura, senza avere le conoscenze necessarie per comprendere cosa succeda attorno a lui.

Accusato di tradimento Gordon dovrà combattere assieme alla principessa Lianna di Fomalhaut per la propria vita e la libertà di tutta la galassia, lui solo è in grado di usare il Distruttore, arma terrificante in grado di distruggere le navi nemiche, ma se non controllata anche l'intero universo, riuscirà un uomo del passato a controllare tanta potenza distruttrice?

 

In questo romanzo non manca nessuno degli elementi che resero Hamilton famoso come scrittore di space opera, l'eroe solitario, la bellissima principessa che si innamora dell'eroe, il nemico terribile e implacbile, gli immensi scenari, le battaglie spaziali e l'arma risolutiva.

Ma questo cumulo di luoghi comuni e archetipi letterari è inserito in un intreccio coinvolgente, che Hamilton conduce con passione e perizia, travolgendo il lettore con una rutilante girandola di spazi immensi, tradimenti, battaglie e amori impossibili.

La mano felice di Hamilton costruisce un romanzo affascinante, dove anche gli archetipi hanno un risvolto inaspettato, i cattivi forse sono meno cattivi di quanto si pensi, gli eroi pieni di dubbi, e anche l'amore può trovare ostacoli inaspettati.

I sovrani delle stelle si può leggere benissimo come opera a sé stante, anche se Hamilton scrisse un seguito, Ritorno alle stelle (Return to the Stars, 1970), formando un dittico di romanzi che ogni amante della space opera dovrebbe leggere.