Figlio tanto dei principi dei Deus Ex di Warren Spector, quanto degli insegnamenti di Hideo Kojima con Metal Gear Solid, Human Revolution è l'Occidente dei first person shooter che risponde al richiamo autoriale dell'Oriente. Anche se in apparenza molto del fascino di questo prequel, erede della saga di videogame cyberpunk per antonomasia, sta non nell'individuare sentieri nuovi, ma più semplicemente nel recuperare nel diverso contesto di oggi formule di gioco di allora, i canadesi Eidos Montreal subentrati a Ion Storm riescono a prendere per mano Deus Ex come al cinema ha fatto con Batman Christopher Nolan, firmando col loro 2027 una delle più belle pagine di fantascienza degli ultimi anni, tracciando un solco profondo dove pure nel digital entertainment la science fiction smette di essere un colore e diventa piuttosto il linguaggio naturale e necessario attraverso cui porre l'attenzione sull'urgenza di certe domande. Deus Ex: Human Revolution non consegna infatti risposte, perlomeno non una soltanto, non in maniera univoca.

 

Così lontano così vicino nel confronto con Metal Gear Solid, il videogame di Eidos Montreal, senza ergersi a giudice, aiutato in questo dalla struttura aperta da gioco di ruolo che si ripercuote sia sull'azione che sulla narrazione, catapulta in un domani costruito ad arte a partire da neanche troppo avveniristiche ricerche nel campo del transumanesimo, che spingono a riflettere su noi stessi, il nostro presente e il nostro futuro. La scelta di ambientare il gioco non nel pieno del più cupo cyberpunk, ma prima, in un'epoca alla Strange Days, agli albori dell'era dei cyborg, nel clima di ansia e eccitazione, paura e fervore, dubbi e timori ma anche speranza che accompagnano ogni grande rivoluzione, ha la forza delle idee ed è sviluppata con convinzione, già nella direzione artistica, tra Blade Runner e il Rinascimento, sotto l'emblematica Lezione di anatomia del dottor Tulp di Rembrandt, la tela appesa nello studio del presidente delle Industrie Sarif, leader nel mercato delle protesi artificiali, applicate ormai tanto in ambito civile quanto per scopi militari.

 

Lo stesso protagonista, manifesto suo malgrado di una sconvolgente tappa dell'evoluzione della specie, sopravvissuto alle ferite di un terribile attentato grazie a innesti cibernetici che lo hanno trasformato in un superuomo, incarna perfettamente il momento storico lacerante, mentre al giocatore è lasciata la facoltà di utilizzare i poteri dei quali ora dispone come meglio crede. A seconda di come si interpreta il videogame, quindi l'alter ego, si può terminare Deus Ex senza uccidere (quasi) nessuno, seguire un percorso al posto di un altro, raggiungere obiettivi e risolvere situazioni in modi totalmente differenti e anche nell'ultimo atto, quando il respiro si fa più corto, in un intrigante finale lynchiano che alza il sipario sul dietro le quinte, bisogna prendere ancora una decisione. La più importante.

 

Le decine di ore di missioni, letture e incontri servono a prepararsi a quel momento, a dare voce alla consapevolezza interiore maturata durante tutto il corso dell'avventura, che gioca la carta del thriller, si interroga sulla falsificazione e il controllo delle informazioni nella società digitale, sui rapporti tra guerre ed economia globale, ma va oltre la macchina delle cospirazioni, centrando l'inquadratura sulle tensioni insondabili dell'animo umano, fin nel sistema di dialoghi, più in linea con i precetti investigativi di L.A. Noire che non con il dualismo morale a cui ha abituato Bioware. Del suo Mass Effect in Human Revolution si colgono semmai inevitabili influenze registiche. Ma quello di Eidos Montreal resta uno dei più sentiti, accorati, emozionanti romanzi virtuali del nuovo millennio.

 

Delicato, scritto misurando le parole, efficace nel dipingere con poche, leggere pennellate impressioniste la complessità dei suoi quadri, come nel dialogo spezzato in ascensore tra il protagonista e l'ex fidanzata che spiega parecchio punteggiando la scena senza spendere fiumi di inchiostro e così molti dopo, che rimandano spesso a parole non dette, frasi non scritte, nel tunnel da racconto cyberpunk Deus Ex: Human Revolution tiene sempre accesa una flebile luce pur scorrendo con la vena malinconica tipica dei noir. L'opera di Eidos Montreal inserisce soprattutto però la valenza etica delle più alte produzioni del Sol Levante nel lessico del videogioco occidentale. Un viaggio magistrale nel futuro dove la fantascienza non è appena forma. È sostanza.