Sexy, spettacolare, visivamente ineccepibile e stimolante, Sucker Punch manca di una sceneggiatura strutturalmente adeguata a raccontare la storia oggetto della sua narrazione. 

I dialoghi che puntellano la trama risultano, ahimè, terribili, e, peggio ancora, inadatti a sviluppare un racconto che avrebbe, altresì, beneficiato moltissimo se non di una maggiore introspezione, certamente, di un migliore affinamento emotivo.

Problemi molto probabilmente secondari per questo film sospeso tra fantasy e horror, dove la vicenda di una ragazza internata ingiustamente in manicomio dal patrigno nell'America degli anni Cinquanta, diventa l'occasione per una digressione narrativa a alto numero di ottani, dominata da un immaginario da videogame, sospeso tra atmosfere nate sul confine di manga, burlesque e innumerevoli suggestioni visive rilette da Snyder con il suo consueto talento e la sua grande capacità di regista.

 

Come in Inception del suo amico e futuro produttore Christopher Nolan, anche Sucker Punch racconta sogni all'interno di sogni, sviluppando un interessante gioco di realtà contenute una interno all'altra, dove è difficile distinguere quello che è vero da ciò che vero non lo è affatto.

E' così che giovani donne apparentemente inermi e sottomesse loro malgrado a una realtà amara e di sopraffazione, diventano altrove eroine di un mondo spaventoso in cui armi da guerra, katane giapponesi e una sublime agilità fisica costituiscono la risposta migliore per sconfiggere un nemico potente e apparentemente imbattibile.

 

Presi singolarmente i mondi immaginati da Snyder vivono grandi splendori visivi seppur divorati dalla loro metodica ansia di distruzione. Il legame tra questi momenti e universi, risulta essere molto flebile e il collante emotivo della sceneggiatura viene a mancare, forse, quando ce ne sarebbe maggiormente bisogno.

Spettacolare e interessante, a metà pellicola la narrazione sembra incepparsi in dialoghi troppo lunghi e privi di sostanza, con riferimenti astratti e ultramondani che sembrano lasciare il tempo che trovano in un affannarsi a citare 'angeli' e 'destino' in maniera un po' incongruente rispetto a ciò che accade.

Questioni evidentemente secondarie per un artista visivo del calibro di Snyder che conduce lo spettatore alla scoperta di mondi fantastici popolati da donne bellissime alle prese con mostri apparentemente  frutto dell'inquieto subconscio di massa.

 

Sucker Punch, quindi, pur con alcuni difetti narrativi significativi che ne limitano il godimento pieno e che, soprattutto, impediscono parzialmente una condivisione emotiva della trama, resta una pellicola interessante e pienamente originale. Da vedere e apprezzare anche solo in maniera parziale, perché dipende molto anche da quello che uno si aspetta da un film. L'equilibrio tra storia ed emozioni visive è a favore di quest'ultimo elemento che, nel caso di uno spettatore più smaliziato e forse perfino adulto, alla fine, sembra davvero non bastare.