Tra qualche secolo il sistema solare sarà un posto davvero molto affollato, colonie su satelliti e paineti saranno collegate da grandi astronavi, immense strutture sorgeranno nella fascia degli asteroidi, il progresso scientifico e sociale avrà reso obsoleti concetti come il razzismo e il sessismo.

Questa la visione del grande scienziato e scrittore Arthur C. Clarke, che con Terra imperiale ci dona una rappresentazione grandiosa e ottimista del nostro futuro.

 

Malcolm Makenzie è uno di quei rari personaggi capaci di cambiare il corso della storia: con tenacia e perseveranza è riuscito a creare una colonia su Titano, il maggior satellite di Saturno, e a farla diventare ricca e prospera.

Le lande desolate della grande luna nascondono infatti enormi riserve di idrogeno, sufficienti a saziare per secoli i voraci motori a fusione che spingono le astronavi sulle rotte interplanetarie.

Nonostante le radiazioni cosmiche abbiano danneggiato i suoi cromosomi, rendendogli impossibile avere una discendenza normale, Malcom ha aggirato l'ostacolo ricorrendo alla clonazione; il figlio Colin ha ripetuto l'operazione originando Duncan.

Ora l'ultimo arrivato ha l'età giusta per generare un nuovo clone, in modo da continuare la dinastia, e un invito inaspettato cade come il cacio sui maccheroni. 

In occasione del cinquecentesimo anniversario della dichiarazione d'indipendenza americana, l'anno è infatti il 2276, un rappresentante di Titano viene invitato dal presidente del comitato per le celebrazioni George Washington (nessuna parentela con l'originale), a partecipare alle cerimonie in programma per il grande evento.

Oltre al pagamento delle spese di viaggio e a un buon motivo per recarsi sulla Terra senza dover fornire spiegazioni l'invito offre un'altra buona occasione, Duncan farà il viaggio su un'astronave a propulsione asintotica, e potrà studiarla da vicino.

Questo recentissimo ritrovato tecnologico sfrutta una microscopica singolarità per generare la spinta, consumando una quantità ridottissima di idrogeno, e mettendo a rischio la prosperità di Titano.

I problemi che il giovane dovrà affrontare non sono pochi, per di più una volta arrivato a destinazione scopre che Karl Helmer, una volta suo amico e poi rivale, ha abbandonato le sue ricerche su Mnemosine, un piccolo e lontano satellite di Saturno, e si trova sulla Terra, con uno scopo misterioso, e forse poco pulito.

Quello che è certo è che Duncan ritornerà su Titano molto cambiato dalla sua visita alla patria dell'uomo.

 

Clarke ci ha dato innumerevoli versioni della colonizzazione del sistema solare, sempre scritte con particolare attenzione alla verosimiglianza tecnologia, unita spesso a trame avvincenti, colpi di scena, salvataggi e combattimenti drammatici.

In Terra imperiale resta solo la verosimiglianza tecnologica, i momenti di tensione sono veramente pochi, anzi uno solo, mentre svariate sono le descrizioni di nuove tecnologie.

La parte del leone la fanno però i pentamini, un gioco logico-matematico inventato da Solomon Golomb nel 1953, citati in modo esteso da Clarke, che nella postfazione confessa di essersi assuefatto a questa droga matematica.

L'autore inglese si è anche divertito a lasciarci intravedere un'umanità che, dopo un'oscura era di disordini, ha raggiunto un equilibrio mai visto in precedenza: la Terra è popolata da poco più di mezzo miliardo di persone, meno di quelle che si trovano nello spazio, una società attenta all'ecologia, dove il colore della pelle o l'orientamento sessuale non rivestono particolare importanza.

Sarà per il troppo ottimismo, per le troppe descrizioni tecnologiche o per la mancanza di una vera azione, ma questo romanzo è forse il meno convincente tra quelli scritti da Clarke, che può vantare letteralmente decine di opere più interessanti.

Non si può dire che Terra imperiale sia un brutto romanzo, ma a confronto di Incontro con Rama o di Le fontane del Paradiso (pubblicati poco prima e poco dopo) fa la figura del brutto anatroccolo.

Anche senza scomodare i capolavori di Clarke ci sono Polvere di luna, Le guide del tramonto e Ombre sulla luna che avrebbero meritato molto di più, senza scordare il primo Urania, Le sabbie di Marte.

A questo si aggiunga che Clarke non ha mai svettato nella descrizione dei personaggi, che alcuni particolare risultano ormai datati, per dire Stanley Kubrick non ha mai girato Napoleone Bonaparte, e non sono stati corretti alcuni piccoli errori nella traduzione per ottenere un'opera che può avere interesse per i patiti delle descrizioni scientifiche e i fans di Clarke, ma che per gli altri temo rivesta ben poco interesse.