Servire la storia totale della specie umana, è questa la missione dei viaggiatori temporali come Pierce, "incaricati del sacro dovere di salvaguardare la nostra specie dalla tripla minaccia dell’estinzione, dell’obsolescenza trascendente e di un cosmo destinato a sfaldarsi nell’oscurità". Pierce e i viaggiatori temporali come lui sono agenti della Stasi, l’organizzazione transtemporale che domina le epoche della civiltà umana e che giustifica una vera e propria discontinuità tra le ere "preistoriche" antecedenti la sua costituzione, e quelle in cui la Stasi interagisce più o meno apertamente con i governi e gli imperi che si succedono sulla Terra. E la Stasi è abituata a giocare con i corsi e i ricorsi della storia, disseminandone il flusso di timegate, utili per condizionarne gli eventi ma anche per tener traccia di tutti i percorsi possibili attraverso una rete di nodi di interconnessione temporali che si stringono tutti sulla Biblioteca Finale, edificata con diamanti di memoria su una Terra alla deriva con il suo necrosole-zombie attraverso le sconfinate distese di uno spazio morente. Così abituata da considerare Gaia, ovvero la sequenza di "quanti in correlazione causale nell’insieme di tutte le Terre possibili", nient’altro che una sua proprietà.

 

Ma sul confine di fase tra la preistoria e la Stasi qualcuno sta minando le premesse del piano più ambizioso della specie umana: qualcuno che mira a far deragliare dai suoi binari la linea della ur-storia che conduce alla Stasi, trasformando il futuro in un palinsesto senza fine di riscritture e sovrascritture. E Pierce viene a trovarsi nel mezzo di un conflitto tra gli Affari Interni, la potente struttura di agenti incaricati di monitorare e assicurare la lealtà dei viaggiatori temporali, e le forze di un’Opposizione che si rivela sempre più potente e determinata a sovvertire i piani della Stasi.

 

La contrapposizione tra Stasi e Opposizione rimanda in maniera nitida e precisa al conflitto tra l’Eternità e l’infinito narrato da Isaac Asimov nel suo capolavoro del 1955 La fine dell’Eternità. Il Pierce di Stross sembra un incrocio genetico tra l’Andrew Harlan di Asimov e il Manse Everard di Poul Anderson, protagonista del ciclo di storie dedicate alla Pattuglia del tempo (1955-60), che viene richiamata esplicitamente nella novella. Ancora oggi questi titoli restano degli imprescindibili punti di riferimento per ogni storia di viaggi nel tempo, malgrado gli inevitabili aggiornamenti della cosmologia e delle speculazioni scientifiche che hanno reso comunque complesso e talora attendibile, ancorché caleidoscopico, il retroterra teorico di questo prolifico e fortunato filone. Per riprendere una riuscitissima immagine suggerita da Salvatore Proietti (anche traduttore del libro) nella sua prefazione, potremmo chiederci se Palinsesto non rappresenti una dichiarazione d’intenti di Charles Stross, scrittore colto e consapevole della tradizione del genere, ormai costretto a fare i conti con i suoi maestri e le pietre miliari da loro conquistate. Proprio come la pergamena riscrivibile da cui questa novella prende il titolo, Stross prosegue nella sua opera di valorizzazione dell’immaginario della fantascienza, attingendo a piene mani dalla sua mitologia per riscriverne le pagine. Dopotutto lo abbiamo già visto in precedenza con i titoli pubblicati in Italia: Giungla di cemento e la riscrittura postmoderna del weird, Accelerando e il rilancio del cyberpunk fino alle sue estreme conseguenze postumaniste, L’alba del disastro e la trasfigurazione del tema del potere assoluto, della persecuzione e del genocidio nello scenario rutilante di una space opera attualizzata ai tempi, alla sensibilità e all’immaginario correnti, Universo distorto e la densità concettuale di un’ucronia distopica decisamente inedita. Palinsesto s’inserisce in questa "luccicante collana di corpi orbitali a trasferimento inerziale" (rubando una figura evocativa che compare in una delle scene-chiave del libro) ed esalta la fama del suo autore, capace in questi anni di imporsi come pochi altri all’attenzione degli appassionati del nostro genere prediletto e non solo.

 

Si ha come la sensazione, avanzando nella lettura, di trovarsi alle prese con una rilettura postmoderna dei paradigmi dei viaggi nel tempo. In effetti, almeno un altro autore di fama mondiale si è cimentato negli ultimi anni con il tema, e quando quell’autore si chiama Chuck Palahniuk (abbiamo recensito il romanzo Rabbia su queste stesse pagine), con l’influenza e la risonanza critica e mediatica che ogni sua nuova opera riscuote a livello globale, il paragone risulta inevitabile. Quello che Palahniuk conduce con il suo lavoro al di fuori dei limiti del genere strettamente inteso, derivandone archetipi e topoi per piegarli alla propria prospettiva anarco-nichilista, Stross lo fa con intenti del tutto personali in un’operazione interamente ripiegata verso l’interno della fantascienza, con un umorismo pronto a controbilanciare le sezioni più spostate verso la cupa paranoia di una guerra fredda temporale. Sia l’autore-culto americano che l’inglese capeggiatore della nuova Brit Invasion mettono in scena un’elite di "storici", ma mentre i cronoviaggiatori di Palahniuk sfruttano le spirali del tempo per i loro più bassi istinti di appagamento personale o per porre un rimedio alle malefatte dettate da questa mania di onnipotenza, la società che fa da sfondo a Palinsesto è strutturata con l’obiettivo programmatico di salvaguardare il futuro del genere umano. La degenerazione da questo scopo è estranea alle premesse di partenza, ma risulta comunque inevitabile man mano che la Stasi continua a concentrare nelle proprie mani un potere illimitato attraverso il corso delle epoche.

 

Con un tasso di sperimentazione che raggiunge una densità stupefacente in alcune pagine, dense di sorprese come una raffica di fuochi pirotecnici sparati nel cuore della notte più buia, Charles Stross gioca con i luoghi comuni del filone, dal rituale di iniziazione che riscrive in maniera audace il paradosso del nonno alla cerimonia di laurea che altrettanto significativamente impone all’agente laureando di sacrificare il proprio doppelgänger. E il tema del doppio diventa poi la chiave narrativa dell’ingranaggio della novella, con Pierce costretto a fare i conti con una versione alternativa di se stesso che detiene le chiavi per una storia alternativa dell’umanità e del cosmo intero. Di carne al fuoco ce n’è abbastanza, come si è soliti ripetere nel caso della narrativa breve di quell’altro maestro contemporaneo della fantascienza di estrapolazione scientifica e tecnologica che è Greg Egan, da sostenere un ciclo intero di storie oppure un romanzo. E in effetti lo stesso autore sembrerebbe intenzionato a restituire prima o poi Palinsesto al respiro più ampio che merita, a giudicare dalla sua postfazione a Wireless, la raccolta in cui la novella è stata antologizzata.

 

Con questo ambizioso lavoro, premiato lo scorso anno con lo Hugo per il miglior romanzo breve, Stross va comunque a consolidare il proprio ruolo nella moderna storia della fantascienza, dimostrandone il valore estrapolativo in linea con i riferimenti citati, direttamente riconducibili al tema dei viaggi nel tempo, ma senza temere di spaziare dagli scenari cosmici di Olaf Stapledon alla fantascienza più letteraria di Thomas Disch, spingendosi addirittura a risalirne il corso fino al senso del meraviglioso tipico della Golden Age e della space opera di A.E. van Vogt, nella cui fucina metafisica risulta forgiata la matrice stessa del genere così come noi oggi lo conosciamo.