In Italia è uscito solo con il nome di The Dome ("la cupola"), l’ultimo romanzo che Stephen King ha scritto rispolverando dal cassetto un’idea che ha tenuto a bada per circa trent’anni, dalla gioventù, quando lasciò incompiuto un romanzo dal titolo The Cannibals.

L’idea riprende una tematica molto cara allo scrittore americano: cosa accade quando una comunità viene improvvisamente isolata dal mondo a cui appartiene?

Se in L’ombra dello scorpione, uno dei suoi romanzi più amati, era stata un’epidemia a dettare le regole dello scontro tra i buoni e i cattivi, in The Dome una misteriosa cupola invisibile viene fatta calare dal cielo avvolgendo una tranquilla cittadina del Maine, separandola da tutto ciò che la circonda.

 

King è sempre stato maestro nell’animare le sue città immaginifiche con personaggi e dinamiche sociali che fanno da scenario allo scontro tra il bene e il male, l’archetipo letterario per eccellenza nella tradizione dello scrittore del Maine.

1037 pagine che hanno inasprito i suoi critici più feroci ed entusiasmato i lettori più affezionati che hanno rivisto nel suo ultimo romanzo echi di altre opere ben riuscite, con richiami alle atmosfere da brivido di IT, La zona morta e Cose preziose.

 

Al successo letterario, come è spesso accaduto, seguirà presto una produzione televisiva, opzionata nientemeno che dal maestro della regia Steven Spielberg. Un connubio che sulla carta, è proprio il caso di dirlo, sembra garantire un prodotto di ottima qualità. Sulla carta, appunto, poiché King non è nuovo a trasposizioni televisive e cinematografiche che lasciano alquanto a desiderare in termini di critica e di pubblico.

Casi eccellenti a parte (vedi la versione di Shining di Stanley Kubrick, mai amata da King), i film per il cinema o per la tv tratti dalle sue opere non hanno mai destato grandi consensi quando non avevano al timone della produzione o alla macchina da presa professionisti di altissimo livello. Tra i cineasti più acclamati troviamo Frank Darabont, il regista più affezionato ai suoi romanzi, che ha magistralmente portato sul grande schermo opere del calibro di Le ali della libertà, Il Miglio Verde e The Mist.

 

In attesa di conoscere chi curerà la sceneggiatura e la regia di Under the dome, sappiamo che la messa in onda è prevista per il 2011 e che la DreamWorks di Spielberg sembra volersi orientare verso un canale via cavo che ospiti la serie. Molti fan esultano alla notizia, sperando che questo sia sinonimo di sangue ed esplicito.

Non è la prima volta che Spielberg e King lavorano insieme; per vent’anni hanno tentato di portare alla luce la versione cinematografica di Il talismano, opera fantastica scritta a quattro mani con Peter Straub. Il progetto è stato recentemente abbandonato per questioni di budget.

 

Che questa sia la volta buona?