La fantascienza riguarda il futuro, ma quale sarà il futuro della fantascienza? Con questa domanda si apre la provocatoria inchiesta di New Scientist, storico settimanale di divulgazione scientifica inglese, sul mercato dal 1956 (e on line dal 1996).

 

Marcus Chow, redattore, nel suo articolo Is science fiction dying? ricorda un episodio di vent'anni fa, quando - appena entrato nella rivista - gli venne affidato l'incarico di intervistare l'astronomo americano Carl Sagan. Alla domanda forse un po' ingenua: "Preferisce la scienza o la fantascienza?", Sagan rispose senza esitazione "La scienza, perché accadono cose molto più strane che nella fantascienza".

 

Un esempio di macchina del tempo
Un esempio di macchina del tempo

L'episodio - argomenta Chow - serve solo come spunto per dire: la fine della fantascienza è stata evocata ogni volta che il genere veniva (e viene) incalzato dalle tumultuose scoperte scientifiche. In realtà, fin dai suoi esordi, la fantascienza aiutava certamente a immaginare il futuro, ma serviva a parlare del presente. Un esempio? La macchina del tempo di H.G. Wells (1895). Il tema è ovviamente la proiezione verso mondi futuri, eppure il baricentro del libro è sul presente e sui timori relativi alle conseguenze estreme della selezione darwiniana. Molto è cambiato da allora e la fantascienza, lungi dall'essere un sottogenere come lo si immaginava dagli '30 e '50 nei pulp magazines, è cresciuta, ha trovato spazio nel grande pubblico (Star Trek, Star Wars, The Matrix) ed è diventata oggi un genere sfaccettato, che influenza profondamente anche il cosiddetto mainstream. Quali saranno allora le sfide che la attendono?

 

Alla domanda hanno risposto due grandi del genere e non solo. Ecco qualche breve estratto.

William Gibson, autore cult del Neuromante
William Gibson, autore cult del Neuromante
William Gibson: Il futuro della fantascienza? Ci viviamo dentro. Se c'è una cosa che ho imparato dalla fantascienza, è che ogni momento presente è al contempo il passato di qualcun altro e il futuro di qualcun altro. L'ho realizzato negli anni '50, leggendo la fantascienza degli anni '40, leggendola prima ancora di avere qualche nozione di storia, letteralmente deducendo l'esistenza della seconda guerra mondiale dalle pagine dei libri. Qualche anno dopo ho fatto mia la frase di J.G. Ballard: "La terra è un pianeta alieno", ovvero: il futuro è adesso. Lo spazio (almeno per quanto riguarda la finzione) è divenuto una metafora. E' divenuto l'universo interiore.

 

Ursula Le Guin
Ursula Le Guin
Ursula K Le Guin: Dificile fare previsioni, ma penso che vedremo cose interessanti - per quanto riguarda la fantascienza - dai film di animazione e dai graphic novels. La produzione filmica si è invece arenata sugli effetti speciali. In ogni caso, la fantascienza che tentava di parlare del nostro futuro ha spesso perso di vista il presente. Per esempio non ha previsto l'avvento dell'elettronica. E ora che la scienza e la tecnologia avanzano ancora più velocemente, molte opere di fantascienza hanno il sapore di libri fantasy con la tuta spaziale. Robaccia su imperi galattici e sesso cibernetico, spesso dal tono vagamente reazionario. Va meglio sul lato politico e sociale. Sono scrittori come Geoff Ryman, China Mieville e Michael Chabon a mostrarci veramente il futuro.

 

Rispondono poi Nick Sagan (americano, romanziere e autore di vari episodi di Star Trek: Voyager), che si attende imprevedibili sviluppi dalla fantascienza, anche se - nota - ultimamente i lettori sembrano ripiegarsi sulle vecchie certezze (gli universi di Dune e Star Wars); Kim Stanley Robinson (scrittore americano, conosciuto per la Mars Trilogy), che identifica la fantascienza di oggi col realismo, per cui - dice - ci si potrebbe aspettare che si sciolga e la si ritrovi ovunque; Stephen Baxter (romanziere inglese), che indica la fantascienza come uno dei tanti modi per affrontare il cambiamento, ad esempio quello climatico, come in Science in the capitol, proprio di Kim Stanley Robinson, o nel suo Flood;

Margaret Atwood
Margaret Atwood
infine Margaret Atwood (canadese, per una sua presentazione esaustiva andate sul sito: www.owtoad.com), che, al termine di un divertente resoconto di un dibattito con un cassiere in banca, spiega che il termine scienza nella parola fantascienza è un pretesto narrativo, mentre è la forma della narrazione ad aprire le chiavi per i nostri mondi d'immaginazione.

 

Come si è visto, gli interventi sono ricchi di spunti e suggestioni. Eppure la certezza che emerge leggendo è una sola: la fantascienza non sta morendo. Anzi.